Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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GROM \

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primi rigores (') di ogni limitazione»^). Ma, alla
voce tetrans dello stesso glossario, vien fuori una confu-
sione poco meno che inesplicabile : nel passo di un auctor
ineertus (= M. Iunius Nipsus) (3), « in quam pariem
verteris tetrantem pones», il Rigault interpreta la frase
tetrantem pones « collocherai il tetrante, cioè lo stru-
mento agrimensorio, la groma », laddove la frase nessun
altro valore ha all'infuori di quello fondamentale : « se-
gnerai in terra il punto cV incontro delle due rette in-
contrantisi normalmente » ("). Di qui la strana con-
clusione che lo squadro agrimensorio dei Romani, oltre
che groma o ferramentum, si chiamasse anche tetrans (5).

Pochi anni dopo, in una lunghissima dissertazione
sulla parola gnomonici, il Saumaise (6) ebbe occasione
di esaminare e commentare ampiamente i testi degli
antichi agrimensores, deducendone confusamente che
la groma « normas habebat, et perpendicula pendentia
et fila ae pondera », e convincendosi saldamente, sulla
testimonianza di Igino (De munitionibus castrorum) (7),
« in dictatione metarum posilo... ferramento, groma super-
ponatur », che « Vistrumento consisteva di due pezzi prin-
cipali, la groma ed il fer ramenlum. Però cade su-
bito in un primo errore dove, nel passo di Frontino rela-
tivo all'operazione del « cui teli a re, cioè del ridurre

(1) Ecco le due definizioni chiare e precise del rigor, che si
leggono nei Gr. vet., 98,6 : rigor est quidquid inter duo signa veluti
■in modum linerie reetum perspicìtur; 98,12 : nani quidquid in agro
mensorii operis causa- ad finem reetum fuerit, rigor appeì atur;
dr. pp. 411,6, 414,2(1, 415,2.

(2) Da questo significato fondamentale la voce tetrans passa,
per stretta analogia a denotare tutti quei punti dell'aver limita-
tus, nei quali convergono 4 linee (rigores) ad angolo retto, o nor-
mali [Gr. vet., pp. 315,5 ; 178,3 ; 194,13 ; 285,12 ; 280,3,9). Tali
punti d'incrocio però sono più propriamente detti tetrantes medii
(Gr. vet., p. 194,13).

(3) Gr. vet., p. 285,3 (Varatio fluminis, di Nipso).

(4) La frase ricorre ancora una volta, e sempre co! medesimo
significato, nella Limitis repositio dello stesso Nipso: Gr. vet.,
p. 287,11.

(5) L'errore del Rigault, che ha ingenerata una perplessità
secolare, è accolto, ad esempio, anche nel Lex. Forceìlin. s. v.
tetrans § 4, e nel Vocab. di architettura di C. Promis, pag. 134,

(8) CI. Salmasii, Plinianae exercitationes in C. luti Solini
2ìolihistora, Parisiis, 1629.

(7) Conviene aver presente questo testo tutto intero, dovendo
su di esso ritornare in parecchie occasioni: Hygini, De muni-
tionibus castrorum (ed. Gemoll. Lipsia, 1879), p. 23, « Inintroitu
praetorii partis mediae ad viam principalem grontae locus appeì
latur, quod turba ibi congruat, sive in dictatione metarum posilo
in eodem loco ferramento groma superponatur, ut portae castrorum
in cospectu rigoris stellata efficiant. Et professores eius artis causa
supra scripta gromatiei sani cognominati ».

«Va superficie piana i luoghi in qualsiasi modo depressi o
eminenti, « affida ante linea ad ea pi lui uni perticae,
acquali ter ad per pendi eulum culle Ila re debemus » ('), opina
che pertica (indubbiamente la decempeda, o canna
metrica di 10 piedi dell'antico mensor) (2), stia per
groma (3). Questa svista, che ritorna di tratto in tratto
nel corso della dissertazione (4), finisce peraltro per
risolversi in questa finale dichiarazione : « an perti-
carum porro nomine gromae regulas intellexerint (!?), ex
illis quae in hac Exercitatione posuimus liberimi lectori
iudicium relinquo » (5).

Un secondo errore è quello di aver creduto « sic
groma aut cadem futi cum Graecorum chorobale, aut certe
omnino simile instrumentum » (6). Come chiaramente
desuntesi dalla descrizione che ce ne dà Vitruvio (7),
il chorobate era ben altro istrumento geodetico, e per
la forma onde era costruito, e per l'uso al quale ser-
viva : in quanto alla forma, esso era un grosso e solido
regolo di legno, lungo 20 piedi, il cui piano superiore,
incastrato in un solido banco, si metteva in posizione
orizzontale con l'aiuto di quattro fili a piombo desi-
nenti in pesi (pondera) sospesi alle pareti esterne ver-
ticali del banco : nel mezzo del piano orizzontale, poi,
recava incavato un canale longitudinale per il defini-
tivo controllo dell'orizzontalità mercè il livello ad ac-
qua ; in quanto all'uso, esso serviva per tirare, non delle
visuali e dei piani perpendicolari all'orizzonte, ma un
perfetto piano orizzontale, a cui riferire, ad esempio,
i naturali dislivelli e le accidentalità del suolo, spe-
cialmente nella derivazione delle acque.

Ultimo di questo secolo, il va i Goes (8) rie amina le
questioni che ci interessano. Egli pone in luce le sviste
del Saumaise circa la pretesa identità fra groma e de-
cempeda (9) e fra groma e chorobates ; ma, indotto a sua

(') Gr. vet., p. 33, 22 (cfr. 27, 3 sgg. : 409, 3).

(2) H. Nissen. Metrol. in Milller's Handb. Kl. alt. Wiss.,
voi. I (1892), p. 838; cfr. Daremberg et Saglio, Dict, s. rr. per-
tica e pes.

(3) Ci. Salmasii, op. cit, p. 672.

(4) Ibid., pp. 673, 681, 689 e 690.

(5) Ibid., p. 691.

(6) Ibid., p. 672 ; cfr. p. 682 : i nani et Chorobatem Vitruvim,
quem eundem esse cum groma certa fides est, regulam facil XX
pedani » etc.

(7) Vite. (ed. Rose), Vili, 5.

(8) Will. Goesii, Bei agranae auctores, Amstel., 1674, voi. I
index.

(•) Op. loc. cit.; cfr. voi. Il, p. 135, alla nota: pertica.
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