Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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è anche l'interpretazione é ricostruzione della grama
proposta dallo Stòber (').

Al seguito del Venturi, le cui idee geniali rimanevano
basate sopra dati positivi, si tennero questi altri due
studiosi italiani, il Eossi e il Legnazzi.

A prescindere dall'ampia trattazione dell'argomento
dal lato archeologico storico e tecnico, che non tra-
scura nemmeno l'interpretazione, tentata con buon
successo, di qualche luogo dei Gromatici, il Rossi (*)
ha il merito precipuo di avere apportata una notevole
modificazione nella ricostruzione dello strumento :
alla grom a del Venturi (3), nella quale la croce 'pende '
dal rostro sporgente, del bastone di sostegno, il Rossi
contrappone la swi (4), nétta quale la croce stessa ' si
appoggia ', dall'alto, sul becco di un rostro sporgente
dal bistorte ».

11 Legnazzi (5) è il primo che si occupi della que-
stione non più sui disegni più o meno inesatti, fino al-
lora divulgati, del rilievo di Aebutius Faustus, ma sulla
ispezione diretta del monumento, che tutti credevano
rotto e smarrito, ritrovato invece sano e salvo nel mu-
seo di Ivrea (6). Egli allarga la trattazione anche agli
strumenti ausiliarii degli antichi agrimensores ; e sic-
come, uscendo dal campo teorico, si dà di fatto a ri-
costruire una groma (7) per arricchirne il suo gabinetto
di geodesia, « è condotto dalle necessità detta tecnica
ad emettere, con intuizione che or ora riscontreremo
felicissima, questa ultima ipotesi: se supponiamo che
giri anche il braccio orizzontale, Vistrumento diventa
più es dto »; in quanto poi al dubbio che subito dopo
formula «sulla forma e lunghezza del braccio orizzontale,
e sul modo di congiungere questo al ferramento » (8),
il trovamento pompeiano ci dirà la verità con i suoi
pezzi autentici. Crede col Rossi all'esistenza di un
quinto perpendicolo centrale, fisso, e, per conseguenza,
alle visuali tirate fra tre fili a piombo, concretando
finalmente nelle seguenti parole la più salda dottrina
fino allora assodata, la quale tanto poco si discosta

(*) E. Stiiber, Die róm. Grundsteuervermessungen, Mùnehen,
1877.

(2) Giov. Rossi, Groma e squadro, Reggio Emilia, 1877.

(3) Op. cit., fig. 1 della tavola.

(4) Ibid., fig. 2.

(5) E. N. Legnazzi, Il catasto romano, Padova, 1887.
(«) Op. cit., p. 52.

(') Ibid., tavole I e 11.
(8) Ibid., p. 102.

dal vero: « L'i groma consistevi in due regoli decus-
siti, lunghi più di un metro (?) ( '). d Ile cui estremità,

0 corniculi, p°nlev no quattro fili a pionbo 'formanti
due piani verticali, fra loro perpendicolari ; un quinto
filo cadeva dal centro e fissava appunto il centro di
stazione. «Questa croce, o stelletta, collociivasi sopra
un baston"di ferro, ferr a mentuin, terminante (in giù)
in punta per poterlo conficcare facilmente nel t°rreno.

1 fili della groma sostituivano le fessure del nostro
squadro ».

Sono questi i risultati che, specialmente ad opera
dei nostri studiosi, Venturi, Rossi e Legnazzi, si attin-
sero fino al 1887 (*).

Ma, erano scomponibili le due normae decussate
formanti la croce (Cavedoni), o formavano un corpo
solo rigido ? Erano esse di metallo massiccio, o no,
e di quale metallo ? E quanto erano lunghe ? Come,
e di che era fatto il bastone di sostegno ? In quanto
è credibile che, per il prevalere forse del ferro nella sua
costruzione (Venturi, Rudorlf, Legnazzi), il bastone più
propriamente si denominava ferramentum? Quali furono
le sagome e le dimensioni del rostro sporgente, recla-
mato dalla più salda dottrina (Venturi, Rossi, Legnazzi);
e di che esso era fatto ? In quanta parte entrava, o, en-
trava per nulla, il legno nella costruzione delle varie
parti dello strumento ? 1 fili a piombo si tendevano
con veri aequipondia (Promis), ovvero con semplici
pondera (Rudorlf) ? E quanto erano lunghi i fili ? Ci
fu davvero un quinto perpendiculum centrale (van
Goes, Rudorff, Legnazzi) ? Quale era il peso totale
della machinula, ed in quanti pezzi essa si scompo-
neva per il più agevole trasporto in campagna? Sono
questi altrettanti quesiti, che rimangono tuttora in-
soluti. La dottrina fin qui esaminata si contiene, nel
suo primo stadio, nell'indagine puramente filologica e
fisica ; si sviluppa e s'illumina di buona luce, nel se-
condo suo stadio, per la scorta sopraggiunta di una
nuova fonte letteraria, la critica di Erone, e di un
monumento figurato, il rilievo Eporediese ; entra final-
mente, ed ora soltanto, nel terzo ed ultimo stadio,

(1) Ibid., p. 22. Inoltre, a p. 278 si legge: « con facili propor-
zioni (ricavate dal rilievo d'Ivrea) ho potuto dedurre che l'al-
tezza del ferramento era m. 1,98 e la lunghezza delle due aste
formanti la stelletta era di m. 1,80 (complessivamente?) ».

(2) Dei risultati di studii recentissimi si terrà parola più ol-
tre, nel Cap. III.
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