Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

Page: 51
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1922/0032
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
51

GRÒ MA

52

del rilievo Eporediese (fìg. 1), ed intorno ai cui vertici
aderiscono considerevoli concrezioni di ossido di ferro
dovute al contatto con altri oggetti, il primo, alto
m. 0,096, pesa gr. 240, e il secondo, alto m. 0,082,
pesa gr. 190. La differenza di peso che si riscontra così
fra tutti e quattro i pondera, come fra l'uno e l'altro
pondus di ciascuna coppia, dimostra chiaramente che
siamo in presenza di semplici contrappesi, ai quali
null'altro richiedevasi, se non l'ufficio di tener tese le
minugie (fila, nerviae) (') ricadenti dai cornicula della
aroma. È innegabile però uno stretto nesso così nel-
l'uguaglianza delle forme esteriori come in una rela-
tiva rispondenza del peso nei nostri pondera, se presi
a coppia : e tal fatto induce il convincimento che fos-
sero adibite separatamente le due coppie di archipen-
doli, ai capi dei fili di doppia lunghezza infilati in
ciascuna coppia di bracci della aroma. Secondo tale
ipotesi attendibile, ognun vede come i pondera, in
virtù delle loro due forme distinte, potevano acquistare,
e forse di fatto acquistavano per il mensor, il carattere
ed il valore di segni mnemonici in relazione alle linee
cardinali e decumane da tracciare, ovvero — ciò che vale
lo stesso — in relazione alla mundi o caeli ratio (*) : e

C1) Gr. vet., 32, 20 : fila seu nervias ita perspicere, etc.

(2) Senza quel necessario corredo di conoscenze elementari
di astronomia e di fisica terrestre, che gli antichi chiamavano
mundi o coeli ratio (Gr. vet., 106, 8 ; 170, 3 e 10 ; 166, 4 : limitum
constitutioni est origo caelestis et perpetua eontinuatio), non vi può
essere agrimensore, perchè, secondo la parola di Aggeno Urbico,
nell'introduzione all'esposizione dell'accennata materia, 61, 10:
« quom autem quaerendum videatur quid sii ager et ubi sit. ad
ordinem mundi partesquc revocamur ». E cosi che l'antico mensor
ha conoscenza della sfericità della terra e dei fenomeni che ne
dipendono (184, 5-7 : «.cura a sapientibus tradaiur terram punctum
esse caeli et infra solem ampio diastemate spiritum sumere » :
cfr. 184, 14, e poi pp. 61 e 62 ; 166, 12 sgg.); conosce il sistema
planetario (p. 185), il movimento della terra e la divisione del
giorno in ore (pp. 185-186) dedotte dal moto solare ; e, per met-
tersi in grado di evitare errori in cui incorrono gl'inesperti ba-
sandosi, per la fissazione dell'oriente equinoziale, sul punto
dove sorge il sole in un giorno qualsiasi, senza tener conto del
valore dell'» amplitudine » (170, 2 sgg. : « multi ignorantes mundi
rationem solem sunt secuti, hoc est ortum et occasum.... proximum
vero ortum comprehenderunt et iti utramque pattern limites emi-
serunt quibus leardo in horam sextam non convenerit »: cfr. 182,
8 sgg., dove è ancora meglio descritto l'errore), deve possedere
salde conoscenze di gnomonica : 181, 1 sgg. « advocandum est
nobis gnomonices summae ac divinae artis elementum : explicari
enim d?siderium nostrum ad veruni, nisi per umbrae momenti., non
potest ». E, solo con queste ultime nozioni, egli si mette in grado di
stabilire l'oriente equinoziale, per fissare il quale ci sono da Igino
descritti diffusamente due modi : 188, 14 sgg. ; 189, 16 sgg.

l'ipotesi acquista il grado di quasi certezza, quando
teniamo presente che i capisaldi della ratio mundi,
cioè i punti cardinali, erano, a qnel che pare, segnati
sullo strumento (in groma sunt designati) (l), proba-
bilmente uno per ciascun braccio della groma.

In quanto alla lunghezza dei quattro fili a piombo,
è davvero strano constatare che quanti si sono occupati
della ricostruzione dello strumento, dal Venturi in poi
indistintamente, limitano i fili stessi ad altezza tale
da permettere solo un comodo traguardo all'operatore
ritto in piedi. Non vi può esser dubbio, invece, che i fili
raggiungessero il suolo, perchè ciò si deduce dalla critica
di Erone (*). Se, per fare più presto fermare i fili agi-
tati dal vento, qualche mensor, come Erone attesta,
faceva ricadere i pesi in tubi di legno, dove potevano
quei tubi appoggiarsi per far riparo al vento, se non
in terra ?

Ci fu un perpendicolo centrale? La sana dottrina,
avanti passata a rassegna, fa bene ad ammetterlo a
causa delle esigenze del pratico maneggio dello stru-
mento : non coglie però nel segno quando concepisce
tale perpendicolo fisso, pendente dall'wwiMicws soli.
A tale soluzione si oppongono i monumenti : e non
tanto il rilievo Eporediese (nel quale, atteso il sem-
plicismo con cui procedette il lapicida trascurando
del tutto il rostro sporgente, sarebbe vano pretendere
la riproduzione di un elemento così secondario, che in
ultima analisi si sarebbe ridotto alla rappresentazione
di un filo coincidente col sottostante ferramentum),
quanto lo strumento pompeiano, nel quale manca,
come ho detto, al centro del disco della lamina F, qua-
lunque apprestamento, come un foro od un uncinetto,
da cui pendesse il supposto filo a piombo, fisso. Ma io du-
bito che contro l'errata concezione di questo perpendicolo
fìsso stia anche la parola di Nipso, perchè il verbo, che
egli adopera invariabilmente, non è già uno di quelli in
uso presso i aromatici quando essi alludono a traguardi
di fili, o di paline, già stabilmente posti e da controllare
soltanto - e tali verbi sono : perspicere, comparare, per-

(1) Gr. vet., 225, 7 (Liber Coloniarum) ; cfr. voi. Il, p. 337
(Kudorff). Questo luogo dei Gr. vet. è però fra i più oscuri.

(2) Vedi il testo trascritto a p. 12. Nella ricostruzione della
groma (fig. 13) i pondera sono stati alquanto rialzati dal
suolo per non ingombrare il lato inferiore della figura ; ma le
linee delle nerviae, prolungate in giù fino al suolo, indicano
dove i pondera giungevano.
loading ...