Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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GROMA

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m. 0,125, a largo scalpello e impugnatura desinente in
un pomello sferico (fig. 20, E) (1), i quali formano una
completa suppellettile per abbozzare in campagna una
forma sopra una tabula cerata : v'è difatti quanto occorre
per scrivere (exarare), cancellare (delere) e rinnovare
(illinere, induere cera) le tavolette. Ma ci sono, in se-
condo luogo", dell'altra suppellettile, per scrivere e di-
segnare con Vatramentum su tela, una theca calamaria,
cilindrica, di bronzo, alta m. 0,044, diametro 0,042
(fig. 21, A) (!), ed un elegante temperino dalla piccola
lama di ferro fissa e dal manico di avorio, lungo m. 0,09
(fig. 20, F), molto adatto, a parer mio, per temperare le
punto dei calami, e che perciò non esiterei a definire
per uno scalprum librarium (3).

Ma non basta. Di fronte alVarcula loculata del ri-
lievo di Statilio Apro, si schierano nel trovamento pom-
peiano almeno tre arculae di legno, sicuramente ricono-
scibili dai loro avanzi ornamentali di bronzo, una delle
quali ha già ripresa la sua forma in un bel cassettino a
corpo ellittico e coperchio scorsoio (fig. 21, b) (4), molto
comodo, al pari della theca d'avorio già descritta, per la
custodia ed il trasporto, così di piccoli oggetti, come an-
che di materie coloranti. L'anellino-chiave (fig. 20, G)
probabilmente apriva uno dei cassettini distrutti.

Con gli utensili tecnici meritano di essere ricordati :
una pinzetta lunga m. 0,090 (fig. 21, E) ; una gorbia
conica, o salvapunta (?), lunga m. 0.062, di uso incerto
(fig. 21, F) ; e, del pari d'impiego sconosciuto, un cono
di lamina di bronzo, lungo m. 0,140, lateralmente aperto
e munito di un anelletto saldato al suo orlo (fig. 21, D) (5);
e un gruppo di sedici asticciuole di ferro a corpo tondo,
somiglianti a punteruoli, acuminate da un capo, lunghe
m. 0,10-0,13, grosse ni. 0,007-0,009 (fig. 21, C). A pro-
posito di queste asticciuole, non devo trascurare di av-
vertire che nel rilievo di Statilio Apro, accanto agli altri

(*) Cfr. Weisser-Kurz, Lebensbilder aus dem hi. Alt., tav.
IV, n. 186; Overbeck, Pompeji,* fig. 188, p. 290; lo stesso
utensile, che si rinviene frequentemente in Pompei, vedesi,
appeso alla pertica, con tante altre specie di coltelli, nella ta-
berna del cultrarius L. Cornelius Atimetus (Gummerus, op. cit,
n. 12).

(2) Cfr. Daremberg et Saglio, Dici. s. v. « airdmmtum»,
figg. 621-623.

(3) Ibid., figg. 622, 623.

(4) La ricostruzione è dovuta all'abile restauratore sig. Ni-
cola Roncicchi, addetto agli scavi di Pompei.

(5) Ve ne è un altro nel « Magazzino dei travamenti » in
Pompeii (Inv. n. 2386) affatto identico, lungo m. 0,162.

arnesi già citati, figura un altro utensile, o meglio, gruppo
di utensili, vpriamente finora definito ma che alla
diretta osservazione si presenta proprio come la rappre-
sentanza di un gruppo di asticciuole, in numero forse di
più di cinque, l'una all'altra addossata, di lunghezza
non precisamente eguale. Ora, ben lungi dallo affermare
che fra le due cose, entrambe enigmatiche, vi sia identità,
io dubito forte che un massetto di punte di ferro, come
quelle del trovamento pompeiano, in un rilievo del -ge-
nere di quello menzionato, sarebbe stato rappresentato
in modo molto diverso.

E chiudo questa rassegna dando la riproduzione di
una bellissima e grande gemma, un cammeo di agata,

Fig. 22. — Agata incisa.

largo m. 0,034, alto m. 0,027, recante l'artistica rappre-
sentazione di Leda fra i Dioscuri (fig. 22) (*): la gemma
era incastrata molto probabilmente nel legno di qualche
cassettino del genere di quelli or ora ricordati.

V.

L'Agrimensore pompeiano.

Chi, come me, si occupa da tempo di legare ai loro an-
tichi possessori, proprietarii o inquilini che siano, il più
gran numero di edificii di Pompei (3), non può non acco-

(!) Per « gomitolo di spago » si decidono a ritenerlo Legnazzi,
Helbig e Stuart Jones (oo., 11., ce.) ; il Gummerus, pure ripor-
tando la stessa spiegazione, vi soggiunge l'altra : « fascette di
cinque calami » (op. e loc. cit.).

(2) Per i pochi monumenti figurati, nei quali ricorre rappre-
sentata Elena fra i Dioscuri, e che chiariscono la nostra gemma
come rara, cfr. Pauly-Wiss., Realencycl. ; Roscher, Lexicon,
rispettivamente alle pagg. 1123 e 1177, s. v. Dioskuren.

(3) M. Della Corte, Case ed abitanti a Pompei, la puntata,
in Neapolis, anno II (1914), pag. 153-199 (la tesi vi è sviluppata
alle pagg. 153-168) ; 2* p., ibid., pp. 305-337 : 3" p., in Riv. indo-
gr.-it., anno III (1919), pp. 111-129; 4» p., ibid.. anno IV
(1920), pp. 109-123; 5a p. ibid., anno V (1921), pp. 65-86;
6a p. ibid., pp. 89-109 ; continuazione : ibid. in corso di stampa.
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