Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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NELLA NECROPOLI DI S. LUIGI A CALTAGIRONE

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mento della tornitura e solo pochissime alla fabbri- secondo operaio; e così, tanto in uno dei quadretti che

evizione di vasi di grandi dimensioni, come quella che presentala citata scena del vaso di Monaco quanto

vediamo sul cratere caltagironese. Una delle poche nel cratere caltagironese vediamo ripetuto lo stesso

che rientrino in questa categoria è la scena a f. n. di- schema dei due operai : il modellatore e l'aiutante,

pinta sul collo di una nota idria della collezione di Ma l'analogia tra queste due scene figurate diventa

Monaco (fig. 3.) e che presenta una certa analogia con la generica e superficiale se scendiamo ad un esame più

nostra, in quanto anch'essa mostra la lavorazione di minuto dei particolari e della composizione e se, d'altra

grandi piihoi, vasi che per le loro dimensioni richiede- parte, ci facciamo a considerare la diversa concezione

vano la forma di rQoxòg basso, ad unico piano, che diffe- e il diverso scopo che ebbero gli artisti che le dipinsero.

Fig. 2. — Rappresentazione della faccia posteriore del cratere di Atena.

riscc notevolmente dal tornio a doppio piano, messo
in moto col piede dallo stesso operaio che modella,-
tornio usato oggigiorno ma forse sconosciuto nell'an-
tichità, come si rileva sia dai monumenti figurati, si;i dal
celebre paragone omerico in cui è ricordato il ceramista
che gira il suo tornio aqfisvoy sv nala^ifiaiv

Quando, come nel caso nostro, si trattava di vasi
di grandi dimensioni, il lavoro esigeva la presenza di un

Di alcune pitture di vasi greci nelle quali si credè rappresentata
la forma più antica della ruota da vasaio. Roma, 1895 (Rendic.
Lincei; ci. se. morali, ecc., voi. Ili, pag. 809 sg.). Numerose rap-
presentazioni di questo soggetto si trovano nei manuali del
Rayet-Collignon, Hist. de la céram. qrècque, e Perrot-Chipiez,
voi. IX, flgg. 173-176, 181-183. 185.
(x) II. XVIII-60.

Il gesto dell'operaio che modella le pareti interne
del vaso, nella seconda scena dell'idria, è reso con ef-
ficacia, ma è rappresentato con non minor verità
nel nostro cratere in cui la figura di questo artefice
che, tutto assorto nel proprio lavoro, si alza istintiva-
mente dal basso scanno a modellare l'orlo del vaso
(che una leggera asimmetria del contorno dimostra
non ancora perfetto), è di una finezza e di una delica-
tezza ammirabile. Tratti di verismo sono pure la
tipica fronte quasi calva, la leggera flessione delle gambe
e il gesto della mano sinistra appoggiata alla coscia.

La figura dell'aiutante è, per il disegno, certo in-
feriore all'altra, si rivela una certa goffaggine nel
rappresentare il torso e la testa visti di tre quarti.
Ricorda anch'essa la grottesca macchietta del vaso
di Monaco; ma l'analogia più stretta la ritroviamo
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