Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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NELLA NECROPOLI DI S. LUIGI A CALTAGIRONE

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senti un devoto che si appressa al nume portando, come
l'Ippolito stephanephoros di Euripide, il suo dono ve-
getale. Può rappresentare infine la divinità stessa,-un dio
o un eroe e, in tal caso, ci soccorre il ricordo di un eroe
mitico designato precisamente con l'appellativo di
stephanephoros, menzionato da Ellanico e che sap-
piamo avere avuto un tempio in Atene nei pressi del-
VttQyvQoxonsTov, eroe mitico che, secondo la congettura
del Beulé, non sarebbe stato altri che Teseo, l'eroe
nazionale attico chiamato appunto <JT£(parr'](poQog per-
chè in uno dei celebri affreschi del Teseion era stato
raffigurato nell'atto di recare la corona ricevuta da An-
fitrite ('). L'ipotesi appare tanto più probabile quando
si pensa all'origine attica della nostra idria. Più diffi-
cile mi sembra, invece, che la corona abbia qui signifi-
cato funerario e che la figura rappresenti o un pio
offerente, o il defunto stesso nell'atto di ricevere
l'offerta (*).

B) L'anello è d'oro verdastro ed è composto
di una verghetta a sezione circolare e di una piastrella
a losanga su cui è incisa una figura virile nuda (ved.
fig. 8 che però, a causa della cattiva esecuzione del
calco, non rende esattamente la finezza del lavoro).
Questa figura virile reca nella destra un bastone (od un
asta ?), nella sinistra un oggetto che per la minuzia
dell'incisione e per l'imperfezione del calco non riu-
sciamo a, distinguere se si tratti di un piccolo vaso,
di uno striglie o che altro. Con la destra potrebbe
anche brandire l'asta di un tridente e nella sinistra
potrebbe avere un pesce e in tal caso si dovrebbe
riconoscere nella figura un Poseidon; ma, ad ogni modo,
l'incertezza sugli attributi rende impossibile l'iden-
tificazione del personaggio. Alcuni caratteri della
figura incisa su questo anello richiamano quella dipinta
sull'idria (si osservi la testa con la barba a punta, la
gamba destra portata più avanti della sinistra, il torso
disegnato quasi di prospetto mentre il resto della
figura ò di profilo) e ci dimostrano come essa derivi

(*) Harpocrat. Suida, Photius v. 2rsq>ar^cpoQog. Cfr. Sturz,
Frgm. Hellan. 2a ediz., p. 60 ; Beulé, Les monnaies d'Athènes,
pp. 139 e 349; Lenorraant, Les monnaies dans Vantiqutté, t. Ili,
p. 238 ; Boeckh, Staathaushalt. der Athener, t. II, Beilag, p. 361.
Da questo appellativo sarebbe anzi venuto alle dracme nuove
di zecca il nome dpa%[icd toB atecfavncpópov.

(2) V. Eurip. 1632 dove Creonte vieta l'offerta di corone al
morto Polinice ; su tutto ciò vedi Daremberg v. Corona.

dalla stessa arte e attica ne sia, probabilmente, l'origine:
arte attica, però, che subisce influssi della Ionia (l).

Riassumendo, le due ultime scoperte avvenute nel
1915 e nel 1917 se, con la suppellettile fornita dal
primo dei due sarcofagi, non risolvono il problema del-
l'origine calcidese oppure dorica delle importazioni nella
piccola xw/ir] greca sul vertice montano di Caltagirone,
sembrano tuttavia confermare l'ipotesi dell'Orsi (*),
che cioè «la facies del materiale... sembra più allu-
dere a Gela che non alle colonie calcidesi di Catana e di

Fig. 8. — Calco dell'anello
trovato insieme allo scheletro.

Leontinoi » sia per la foggia dei sepolcri di pretto tipo
gelese, sia per i prodotti d'importazione attica, mista
a prodotti locali, importazione attica « che di prefe-
renza veniva cercata e conservata dai Gelesi ».

III.

Di questa modesta xwfirj, formatasi come una filia-
zione dei nuclei greci stabiliti a S. Mauro, ci è oscuro
il nome come le vicende e persino la topografia.

Non possiamo dire fin dove essa si estendesse nel
perimetro della Caltagirone attuale o nei dintorni
di questa ; e forse qualche luce avrebbero potuto por-
tare, se più precise e più serie, le notizie che dà il Per-
ticone nella sua Gela Mediterranea (8) su travamenti

(!) Paris., 1,17. 3 ; Hygin, Poet. astronom. II, 5 ; De Witte,
Monum. grecs, publiés par l'Assoc. des études grecques I (1872),
p. 5 e sg. : Girard, La peinture antique, p. 190.

(2) Orsi, Siculi e Greci a Caltagirone, e La città greca di
S. Mauro in Mon. antichi, 1011, specialmente alle pp. 906-22.

(3) Perticone. Le antichità di Gela Mediterranea, oggi Calla-
girone, ricercale e descritte, Catania, 1857, p. 39 e sgg.
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