Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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IL TEMPIO DI GIOVE OLIMPICO

IN AGRIGENTO

INTRODUZIONE.

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Diogene Laerzio, in Empedocle.

Fra quegli antichi templi che offrono nella pianura
di Agrigento ora la compiuta illusione dell'edificio in-
tatto, più spesso la forma caratteristica e varia del ru-
dere dilacerato, una vasta area conserva pochi e dispersi
avanzi di un santuario, singolare per le dimensioni e
la forma, sacro, coinè risulta, a Giove Olimpico.

Questo grandioso tempio è uno dei pochi edilizi
dell'occidente ellenico di cui si possieda un'antica de-
scrizione particolare; e pochi monumenti del mondo clas-
sico vantano una bibliografìa ricca e contraddittoria
quanto quella che si è accumulata, principalmente nel-
l'ultimo secolo, su di esso. Nondimeno al pari di tanti
altri monumenti della Sicilia, lungi dall'essere ormai
compiutamente illustrato, desidera ancora un'indagine
degna della presente critica.

La curiosità degli studiosi s'è da ultimo acquietata
davanti allo studio di due tedeschi di grande fama,
l'archeologo ]{. Koldewey e l'architetto 0. Puchstein (l)
i cui risultati, dal loro celebre libro sui templi greci
dell'Italia meridionale e della Sicilia, sono perfino pas-
sati nei manuali e nelle guide.

Ma la ricostruzione tentata da questi due scienziati,
non sembra pili accettabile di quelle già prima proposte
da tanti altri ricercatori delle nostre antichità, i quali

(') Die griecliische Tempel in Unteritalien und Sicilien,
Berlino 1809.

studiarono quegli avanzi, forse con minore cultura (uè
allora gli scavi della Grecia e dell'Oriente avevano for-
nito tanta materia di raffronti), ma indiscutibilmente
con pari amore alla verità e maggiore acume dei mo-
derni.

L'illustrazione che qui ho tentato, muove perciò dal-
l'esame della secolare e non vana fatica dei predeces-
sori — della quale son ricercate ed utilizzate le parti
definitive — integrato con le osservazioni suggerite
da un nuovo studio comparativo del monumento ; la-
voro che era già compiuto ed accolto per la stampa da
questa illustre Accademia (piando il mio amico dott.
Thomas Ahsby Direttore dol a Scuola 1 ritannica di
Roma, mi offriva l'opportunità di arricchirlo giovan-
domi della preziosa collaboraz'one dell'architetto Roland
Peirce. Questi ha compiuto così dei bei rilievi originali
degli avanzi, m'ha suggerito alcune acute osserva-
zioni — le (piali verranno indicate volta a volta —
e ha interpretato graficamente, con grande perizia, i
miei risultati, pei quali va considerata come una ri-
prova di valore intuitivo, il fatto che hanno resistito
ad una traduzione grafica e all'esame di un tecnico.
Risorge così alla nostra conoscenza, se non m'inganno,
una piii fedele immagine di quel tempio, che meglio
d'ogni altro edifìzio ci testimonia quella sontuosità
edilizia per la quale andò famosa, presso gli antichi,
Agrigento (l) x«kliaia fionrsàr noXiov.

(*) Cfr. le testimonianze nel mio lavoro Arti e Artisti
dell'i Sicilia aulica, Roma, Lincei, 1!J17, p. 483 (= 1!» estr.).
Ka'/Maia pgoieaf tioUojv è «letta Agrigento nel primi verso
della XII Pitiea di Pindaro.
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