Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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IL TEMPIO DI GIOVE OLIMPICO IN AGRIGENTO

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da un passo di Diodoro (x) che parla chiaramente dei
più grandi templi della città. Per taluni antichi edifìzi
siffatta lentezza di costruzione ci è anche testimoniata,
e basta ricordare il Partenone i cui ultimi lavori, che
durarono com'è risaputo quindici anni, utilizzano
quel basamento del tempio iniziato forse da distene,
dopo l'espulsione di Ippia, verso il 506 e ripreso in
marmo dopo Maratona (2).

Noi ignoriamo le vicende dell'edilizio Uno a tutto
il sec. XTV, perchè nessun accenno ce ne danno le al-
tre fonti antiche o i documenti medievali. Il diligente
Fazello, con la solita ricchezza di accurate ricerche e
di acute induzioni, nella prima metà del 500 riconobbe
le rovine del nostro tempio fra i molti avanzi della pia-
nura, agrigentina, in quelli detti volgarmente il Palazzo
dei Giganti (3). Egli ci permette di affermare che, crol-
lato l'edilìzio, dovette rimanerne in piedi una parte
sostenuta da giganti e da colonne, che divenne carat-
teristica del paesaggio agrigentino e passò nell'arma
('ella città (v. fig. 8) ; questa parte superstite era crol-
lata alla, sua volta sul finire dell'anno 1401, come narra

(x) Gli Agrigentini impiegarono i moltissimi prigionieri
latti nella celebri' battaglia parto per lavori agricoli... nXdaimv
(fé zls tò ifn/uóaiof àvevsxQéi xrnv ovini (itv roftj XlS-i ne ìxeuvov,
ài èli' oii fiùvov ol fityiaim rBv f)iG)v vanì xaTcaxsvtiaHijOuv,
il'Alà xiù nnùg ni; iG)i> vó'àiiov /.lì.. Dindoni XI, 25.

C-I Cfr. i unti testi epigrafici in Jahn-Michaelis, Arx Afhe-
narum, p. 94. E anche probabile che la costruzione dell'Eretteo,
ripresa nel 40G lussi' stata iniziata da Pericle, quasi mezzo secolo
prima : Furtwaengler, Mi^nterwerke, p. 171 seg.

(3) Deca I. 1. VI, cap. 1 (p. 114-5 ed. Francoforte, 1550).
Nulla ci dicono delle rovine Cristofaro Scobare Mario Arezzo che
prima del Fazello scrissero dell'antico Agrigento. Per il posto
occupato nella storia degli studi di archeologia dai vari scrittori
die saranno qui ricordati, si veda la mia nota : Studi e ricerche
archeologiche in Sicilia in Rendiconti dei Lincei, li)17, p. 253 segg.
che sarà presto rifusa in più ampio lavoro.

Sulla origine della denominazione popolare palazzo dei gi-
i/unii, non può sorgere dubbio a motivo degli avanzi superstiti
degli Atlanti, di cui appresso. È opportuno nondimeno notare
come una denominazione simile si ritrovi a Selinunte, ove il
popolo chiama i ruderi dei tempi della collina occidentale : pi-
Meri (cioè colonne) dei giganti; ma qui l'idea dei giganti è sugge-
rita soltanto dalla grandiosità della costruzione.

L'elemento diremmo archeologico nella toponomastica si-
ciliana non si limita a quest i due esempi. In epoca araba le rovine
di Selinunte erano infatti chiamate il casale degli idoli o dei pi-
lligli ed il Buine di (iela, e l'Intera settentrionale, ambedue:
fiume dalle colonne, rispettivamente per gli avanzi del tempio
di Terranova e di Peinfornello, cfr. A. Salinas, Ricordi di Seli-
nunte cristiana, in Archivio storico siciliano, n. s. anno VII, 1882,
p. 0 e seg. (estr.).

in taluni rozzi versi leonini, un anonimo poeta con-
temporaneo.

« Id templum ; scrive Fazello dopo aver riferito un
« breve riassunto del passo di Diodoro, licet processu
« aevi olim corruerit, pars tamen eius, tribus gigan-
« tibus, columnisque sufi ulta, diu post superstiti! :
« quam Agrigentina urbs insignibus suis additam adirne
« prò monumento habet. Inde x\grigentinis vulgatum
« Carmen : Signat Agrigentini mirabilis Aula gigan-
ti tum. At tandem Agrigentinorum incuria anno sai.
«1401. 5 Id. Decemb. 10 Ind. in extremas ruinas abiit,
« nihilque aliud hodie eo cemitur loco, quam insana-
« rum molium cumulus, Palalium gigantum vulgo adhuc
« appellatus, ut hoc epigrammato imperitiam barba-
li riemque puram sonante, a poeta quodam eius scadi,
« et casum et tempus memoriae (dum prosternebatur)
« proditum, in Archivo Agrigentino inveni :

Ardua bellorum fuit gens Agrigentinorum
Pro cuius factis magna virtute peractis.
Tu sola digna Siculorum tollero signa,
Gigantum trina cunetorum forma sublima.
Paries alta ruit, civibus incognita fuit.
Magna gigantea cunctis videbatur ut dea,
Quadricenteno primo sub anno milleno,
Nona Decembns defecit undique membris.
Talis mina fuit Indictione bisquina.

La notizia contenuta in questi versi circa l'esistenza
di una parete sostenuta da figure gigantesche, ripro-
dotta anche nello stemma della città, è molto impor-
tante, perchè, come vedremo, ci aiuta a risalire ad ele-
menti architettonici, definitivamente scomparsi nell'ul-
teriore vicenda degli avanzi.

Un erudito del secolo scorso riferisce infine che dalle
rovine di questo tempio si siano tratti materiali per la
costruzione del convento e della chiesa di S. Nicolò,
fatta da Padre Matteo Gallo nel 1426; ma questa no-
tizia, che non sappiamo onde sia stata tratta, sembra
piuttosto una induzione (1).

Visitatori e studiosi del '700.

Bisogna venire alla notevole descrizione delle an-
tichità di Sicilia, pubblicata postuma nel 1764, da
Filippo D'Orville (2) per trovare una nuova importante

(1) Lo Presti, Dissertazione Apologetica (citata a col. 188),
pag.34; Politi,Sul ristabilimentoete. (cit.a col. 188) pag. 27 seg.

(2) Sicilia, Amsterdam, 1764, p. 91 seg.
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