Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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Ali VI ALE MANZONT IN ROM V

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una strada od un fiume. Che si tratti però di un fiume
ci pare a sufficienza dimostrato, oltre che dal co-
lore particolarmente atto ad esprimere l'elemento
liquido, e dalla direzione serpeggiante della fascia,
soprattutto dal fatto che nessuno dei numerosi edi-
fici che compongono da questa parte la città, si trova
disposto esattamente lungo i margini della fascia, come
non potrebbe a meno di essere ove si trattasse di una
strada, e di-una strada di particolare importanza come
questa messa così in vista. Non sembra che a tale esigenza
risponda effettivamente neppure la tettoia rustica, giac-
ché anche questa, in fondo, è rappresentata di fronte,
mentre, per seguire il maro-ine della fascia, avrebbe do-
vuto essere disegnata molto sensibilmente di scorcio.

Ci troviamo, dunque, in presenza di una città
di vaste proporzioni, situata presumibilmente in ter-
reno montuoso, con numerosi fóri ed edifìci sontuosi,
delimitata o attraversata da un fiume. In mancanza
di altre indicazioni specifiche, credo si possa diffi-
cilmente negare die nella città l'artista abbia inteso
rappresentare Roma, e nel fiume i! Tevere; il tutto
rappresentato a grandi linee, in una figurazione molto
sommaria e piena di inesattezze materiali, giustificate
dalla ristrettezza del quadro e dall'abilità relativa
dell'artista nelle vaste figurazioni paesistiche. 11 resto
della composizione s'interpreta genericamente così.
Il giovane cavaliere non può essere che un comandante
di esercito, forse l'imperatore in persona, cui è stata,
decretata la oral/io al suo ritorno da un'impresa vitto-
riosa; egli si avanza verso l'Urbe alla testa dei suoi
soldati e di folla acclamante. Al trionfatore si fanno
incontro, fuori o dentro della città, in lunga fila di pa-
rata, i consoli, i senatori e i magistrati tutti di rango
più elevato, allo scopo di rendere tributo d'onore al
personaggio. Il quale si adopera a trattener per le
briglie l'impetuoso cavallo, onde accogliere l'omaggio
dei sopravvenienti, e descrive con la mano un largo
gesto di saluto. La folla composta di minori cittadini,
della plebs, cui è interdetto turbare l'ordine della
cerimonia, si assiepa dietro le persone addette al ser-
vizio d'ordine e si sporge come può, per godere la scena,
in attesa di dare anch'essa libero sfogo al suo entu-
siasmo e alla sua ammirazione.

Quanto all'edificio con colonne e timpano, che si
vede tuttora dietro il profilo del cavaliere, e lecito
affacciare più di una interpretazione. Supponiamo che

Monumenti Antichi — Vol. XXVIII.

la scena dell'incontro si svolga lungo una strada im-
portante suburbana, non lontano dalla città. Secondo
una classica usanza ben nota e comune, i margini
delle strade suburbane sono disseminati di sepolcri
più o meno ricchi e monumentali. Una parte dei
detti sepolcri assumevano esternamente, secondo un
modello antichissimo, la forma di edicole e di templi.
L'edifìcio in discorso, dall'aspetto esteriore di un
tempietto, può essere quindi spiegato anzitutto come
un sepolcro monumentale, che l'artista avrebbe intro-
dotto nella sua composizione, non quale parte integrante
della medesima, ma semplicemente quale sfondo paesi-
stico della parte centrale di essa (1). Ma dell'edificio
si può dare anche un'altra interpretazione, come si
vedrà nella Parte seconda del lavoro.

Parete di fondo.

Non meno ricca e complessa delle precedenti è
la decorazione figurata della grande lunetta ad arco
ribassato della parete di fondo (fig. 28 e tav. XI). La
porta a mattoni intagliati, praticata posteriormente
sulla parete, ha dovuto nascondere in parte la super-
ficie della lunetta istoriata, e cioè per tutta l'altezza
e larghezza dell'architrave tuttora esistente, nonché
del timpano oggi scomparso. Non tutta la porzione
di parete già mascherata dal timpano è però oggidì
ricoperta d'intonaco. Questo, anzi, risulta in gran
parte demolito intenzionalmente, al tempo dell'in-
nesto della porta nella parete. Altrettanto si deve
ritenere di quasi tutto l'intonaco al di sotto dell'ar-
chitrave, in maniera che quanto' oggi rimane visibile
dell'intonaco intorno alla porta, non è che assai poco
meno di quanto si vedrebbe allorché tutta la sovra-
struttura della porta, superando difficoltà tecniche
non indifferenti, venisse rimossa.

Poiché però la porta medesima non occupa esatta-
mente il centro della parete, ma è alquanto spostata
verso destra, ne consegue che una metà, e cioè l'ala
sinistra della lunetta, rimane completamente visibile,
libera ed esente da qualsiasi mascheratimi. Su quest'ala
sinistra si sviluppa una buona parte della figurazione.'
Si vede anzitutto disegnato in prospettiva e a volo

t1) Per la forma architettonica, il monumento trova, nella
pittura cemeteriale, precisi riscontri nelle scene della resurre-
zione di Lazzaro, col sepolcro di questo. Cfr. Wilpert, Le pitture
delle Catacombe, tav, 45,1 ; tav. 46, 2, e passim.

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