Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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IL MONUJrENTO SE POLO HA r. IO DUOLI AVHKU

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giustificata nel ricordo di una donna dedita alle pra-
tiche della religione cristiana.

L'opinione fin qui espressa dai dotti, in base agli
clementi che siamo venuti enumerando, è concorde
sulla natura cristiana del monumento. Ma poiché, ad
un attento esame, la massima parte della decorazione
pittorica figurata esula dal repertorio della pittura ceme-
teriale finora conosciuta, e il cimitero, inoltre, è ignorato
da tutte le fonti relative ai cimiteri cristiani di Roma,
cioè Cataloghi dei Cimiteri e Itinerari medioevali (*),
si è fatta subito strada l'ipotesi che si tratti di un mo-
numento appartenente ad una sètta cristiana, eretica.
Le sètte religiose, però, che hanno imperversato in
Roma e per tutto l'impero sin dagli inizi del cristiane-
simo, sono assai numerose, e le loro dottrine rappre-
sentano il più delle volte vere aberrazioni filosofiche
e astruserie confuse e inconcludenti, secondo almeno
la memoria che ce ne hanno lascialo gli apologeti cri-
stiani (2). Convenire, quindi, genericamente sulla natura
cristiana eretica del monumento, è cosa di relativo van-
taggio per l'esegesi delle pitture, non potendo ciò for-
nire un indirizzo preciso e ben definito in mezzo a tutta
la scabrosa e controversa materia (8). La natura ere-
tica del monumento merita, inoltre, qualche riserva,
riposando essenzialmente sopra pitture di oscuro signi-
ficato. Se di ((nelle pitture, infatti, non siamo in grado
di definire con sicurezza il contenuto, come potremo
d'altra parte fondare a priori, altro clic su ragioni
estrinseche, la natura specifica del monumento ? È
pur vero che mancando qualsiasi memoria storica del
sepolcreto nelle fonti cristiane, costituisce questo un
argumentum a silentió a favore della eresia.. Ma poiché
sembra trattarsi, in sostanza, di un sepolcreto privato,

i'1) Ved. a proposito di questi eli studi di G. Schneider-Gra-
ziosi, su CU antichi itinerari delle Catacombe romane, in N. Bui-
kit. di Arch. Crisi. 1900, p. 70 segg.; 1010, p. 17 segg. ; 1911,
p. 152 segg.

i2! Per le eresie che in Oriente e in Occidente infestarono il
Cristianesimo nei primi secoli, ved. S. Ireneo, Canini Haereses.
l'iio studio moderno importante sulle eresie cristiane, è rappre-
sentato dal libro di E. Buonaiuti, Lo Gnosticismo (Roma, 1907;.

(3) Non sembra riuscire di molto maggiore vantaggio al
fine della esegesi dei dipinti la specificazione della «eresia »,
data ad es. dal Mantechi come quella dei Valentiniani (Un sin-
golare gruppo di antiche pitture, in Bullett. cit., 1922), causa le
incèrte notizie che si posseggono intorno a questa sètta di
eretici (ved. in proposito Buonaiuti, op. cit., p. L55 segg., e
S. Reinach, Valentin eileValeìdiìiismc, in Rev. Arch., V Serie,
voi. XIV (1921), 2, p. 131 segg.

di famiglia, rimasto sempre tale, anche il silenzio delle
fonti al riguardo potrebbe essere in gran parte, se non
del tutto, giustificato.

Cubicolo superiore.

11 riconoscimento di Adamo ed Eva alla estremità,
sinistra della parete di fondo, secondo l'interpretazione
da noi primamente proposta è ormai pacifico. La
presenza del serpente ha però indotto il ch.mo Wilpert
a vedere in quello non semplicemente il complemento
naturale e indispensabile della scena biblica della ten-
tazione, ma anche e soprattutto il simbolo di una sètta
di cristiani eretici, e precisamente della sètta gnostica
degli Otiti (2). Ora devesi qui dichiarare clic gli clementi
introdotti dall'artista ad esprimere la scena, della ten-
tazione, sono quanto di più attinente alla tradizione ico-
nografica cristiana dei primi secoli si possa immaginare,
di che ci convincono i raffronti monumentali (3). A
nostro criterio è da considerare, pertanto, come arbi-
trario e gratuito qualsiasi tentativo di attribuire al
serpente una significazione simbolica, più lata e meno
ortodossa di quella generalmente riconosciuta, e ac-
cettata.

Una scena, di più incerto significalo sembra quella
sull'estremità opposta della stessa parete, con la grande

(*) In Notizie Scavi, 1921, p. 234.

(2) Sugli Otiti, sètta gnostica avente per simboli) il serpente,
ved. S. Ireneo, op. cit., I, 30; Buonaiuti, op. cit., p. 230 seg.

(3) Per le rappresentazioni di questo soggetto nelle pitture
il l'Ile Catacombe, v. Wilpert, Le pitture delle Catacombe, p. 299 seg.
Sybel, Christ. Antike, I, p. 107 segg. La più antica figurazione,
su monumenti romani, di Adami) ed Eva, essendo fatta risa-
lire alla metà del III sec, era finora quella esistente presso il
sepolcro degli Acilii in S. Priscilla (Kauffmann, Manuale di
Archeologia Cristiana, trad. it. Roma, 1908, p. 293).

L'unico argomento crediamo, del quale si giovi Mons. Wil-
pert per sostenere a tale riguardo la tesi della sètta degli Otiti, è
che il sei-pente sia stato rappresentato a parte, e non secondo
lo schema ordinario, attorcigliato all'albero tra le due figure
di Adamo etl Eva. Ita dato lo stato troppo frammentario del
dipinto, non ci è possibile precisare le ragioni, forse unicamente
di carattere artistico, per le quali la scena della tentazione è
stata concepita secondo lo schema che noi vediamo. Lo schema
più antico che si ritrova nei monumenti cristiani, è quello ap-
punto del serpente che si solleva dal suolo (Sybel, Christl. An-
tii;e, f, p. 167). D'altra parte su sarcofagi cristiani scolpiti si
trova il serpente, pur attorcigliato all'albero, alla destra di Eva
e di Adamo, e non in. mezzo ai due (ved. Sarcofago di S. Paolo
Inorile mura, F. X. Kraus, Beal-Encyelopàdie d. Christl. Alt-
tertiimer, voi. II, fig. 420; 0. .Manicchi, Monumenti Mus. Crist.
Làteran., Roma, 1010, tav. XIV, 3).
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