Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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AL VIALE MANZONI IN KOM.V

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gregge nel quadro, per un semplice arbitriti del pittore,
è quella che ha ciato luogo ad una strana contamina-
zione di due motivi artistici, affatto diversi tra loro (1).
Da ciò si deduce che il Lettore seduto rappresenta co-
munque effettivamente il Cristo, e che la nostra pit-
tura è forse la pili antica e, come vedremo, la più carat-
teristica (! artisticamente la più preziosa immagine
del Salvatore, che nel repertorio della pittura antica
sia giunta sino a noi (2).

Tutta la zona superiore delle pareti della camera
è decorata da scene figurate originalissime, intorno
alla cui interpretazione, eccettuato il quadro del Let-
tore, e ai cui rapporti reciproci i dotti si sono finora
affaticati senza raggiungere un risultato definitivo. Le
due interpretazioni del ciclo figurato, recentemente
proposte da nions. Wilpert e dal prof. Mantechi, non ci
paiono esenti da preconcetti dottrinari e sono forse am-
bedue lontane dal vero. 11 primo, eccessivamente
preoccupato per una parte dal motivo del Cristo se-
duto, da lui come da altri supposto rappresentare l'epi-
sodio del sermone sulla montagna, per l'altra prevenuto
dalle eresie che egli crede di avere scoperto tra le pit-
ture del Cubicolo superiore, arriva ai risultati seguenti.
Su due scene della parete opposta a quella del Cristo
seduto, sarebbe rappresentato « come un commento
al discorso della montagna per la parte che riguarda
il biasimo, più volte in esso ripetuto, dell'eccessiva
cura delle vesti e del vitto, che si risolve in un divino
incitamento alle due opere di misericordia di vestire i
nudi e nutrire gli affamati ». Per il resto egli vede « il
giovanetto Epifane, figlio di Carpocrate, a cavallo col
volume in mano, in atteggiamento di trionfatore, da-
vanti al tempio a lui dedicato, accompagnato dal suo
seguito e accolto da un grappo di personaggi e di spet-
tatori trattenuti sulla porta della città di CefaIlenia,

(*) Il Cristo seduto fra le pecore nella lunetta a mosaico del
Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (C. Ricci, II Mausoleo di
dalla Placidia, in Bullett. d'Arte del Min. dellaP. I., Vili, 1914,
p. 147), a parte il volto giovanile differisce dal nostro essen-
zialmente per l'assenza del volume tra le mani

(2) Fin dal II secolo, presso la sètta dei Carpoeraziani erano
in voga delle immagini del Cristo che si ritenevano riprodurre
le sue autentiche sembianze (S. Ireneo, ContraHaereses, 1,25,6 ;
Oabrol-Leclerq, Dictionnnire, s. v. Carpocrate. Ma è pur certo clic
ai pit tori delle Catacombe manca un preciso criterio per rappre-
sentare la ligula del Cristo, ora imberbe, ora barbato e di una
fisonomia sempre diversa. Non prima dell'età costantiniana si
sarebbe libato il tipo iconografico di Cristo e della Vergine
(Bréhier, op. cit., p. 41; Kaufmann, op. cit., p. 354 segg.).

che si svolge dietro con i suoi caseggiati e continua
nella parete di fondo, nella quale in mezzo ad un am-
pio quadriportico una folla di persone sta radunala
intorno ad un mago colla verga, ai festeggiamenti dei
Cefalleni in onore di Epifane » (')■

E certo che la inevitabile brevità di una comuni-
cazione accademica su tanto vasto e complesso argo-
mento, e la maggiore laconicità di un resoconto gior-
nalistico, non possono aver permesso a mons. Wilpert
di sviluppare con tutta l'ampiezza necessaria le ra-
gioni particolari che lo spinsero a seguire una via piut-
tosto che un'altra nella esegesi delle pitture, nonché
di dare giustificazione di altri numerosi elementi pit-
torici sin qui taciuti. Ila è altrettanto certo che allo
stato attuale delle cose nulla si trova nella suesposta
esegesi di men che ipotetico e vago. Bisognerà quindi
attendere l'illustrazione organica ed esauriente delle
pitture, quale l'A. ha già pronte le stampe. Ed è a spe-
rare che in questa egli, ritornato ad un esame ogget-
tivo di tutto il monumento, trovi come far a meno,
per la sua esegesi, di dettagli pittorici che effettivamente
non si trovano nella realtà, quali il particolare inesi-
stente del volume in mano al cavaliere; attributo su
cui, purtroppo, egli sembra fondare gran parte della
propria esegesi.

Una via affatto diversa ha tenuta nella sua interpre-
tazione il Mantechi, arrivando alla conclusione che le
pitture della camera costituiscano un ciclo unico, come
illustrazione, l'atta per episodi salienti, del Libro
di Giobbe nel Vecchio Testamento. Rimandando per
i particolari dell'interpretazione e i relativi riscontri
biblici, alla pubblicazione citata, ne riassumerò qui
i risultati, con la semplice enunciazione delle singole
scene: 1) felicità e accoglienza festosa di Giobbe (fregio
della parete sinistra); 2-3) Giobbe giudice e proprietà
privata di Giobbe (lunetta della parete di fondo):
4) banchetto dei figli di Giobbe (medaglione del pila-
stro); 5) infelicità di Giobbe rimproverato dalla moglie e
visitato dai tre amici (lunetta grande della parete desi ra ).

Tale interpretazione inerita, per le sua ingegno-
sità e per la connessione logica delle singole scene,
tutta la deferente attenzione degli studiosi. Dopo
attento esame, essa dovette essere però (hi noi consi-
derata come non più che un audace tentativo, prestando

(!) DzH'Oseervatore Romano del lo .Marza 1922.
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