Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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Ali VIALE MANZONI IN ROMA

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che altro per ragioni riflesse, di principio Da parte
di nessuno dei dissenzienti è perù ancora venuta una
spiegazióne più convincente : prova ne sono le inter-
pretazioni accennate. Poiché i più competenti in ma-
teria hanno ormai ponderato ed espresso sull'argo-
mento il loro parere, con l'effetto di raggiungere un
risultato che non tutti considereranno, forse, come de-
finitivo, si permetta a noi di riaffermare l'interpreta-
zione proposta a pochi giorni dalla scoperta, Consi-
deriamo questo come il primo e più sicuro risultato
della nostra esegesi : comunque la scena figurata può,
per la sua importanza, essere scelta a punto di par-
tenza per l'interpretazione delle altre scene.

Nel libro XVII, dunque, dell'Odissea Ulisse, reso
irriconoscibile da Atena, lacero e mendico, nero e scar-
migliato,

7lt">X'ì' XsvyciXém éfa'/.iyxios r/tfè yéoovvi

(Odyss-, XVII, v. 337),

si aggira per la stessa sua. reggia, volgendo nel segreto
dell'animo l'estrema rovina dei Proci. Poiché dopo la
cena ciascuno si è ritirato per riposare, Penelope esce
dalle sue stanze, desiderando di parlare al mendico :

»; (f'i'ar èx tiaXùumn nsgitpQOiv n?]t>e'/.ó;i£iu
'Aqtéui&i ìxéitj fjì xvva^ìì 'A<fQn6izrj,

(Ibidem., XIX, vv. 53-54).

E il falso mendico, disprezzato e sbeffeggiato dai
Proci e dalle ancelle di casa, viene fatto sedere, dalla
pietà di Penelope, sopra un sedile coperto di una mor-
bida pelle. Così Penelope :

*FAìQLv6wf]t (pèns dìj dVrfoor xr.ì x&ag in'(wioV,
mpQa xridsCóuei'og s'ine £;iog r)S" ènnxovat)
ò ielfo; èuéOev èftéXto (fé tutu è^sgésadat.

(///idem, w. 97 segg.).

A questo episodio del poema sembra corrispon-
dere abbastanza esattamente, nelle linee generali,
la composizione del fregio. Ulisse è l'uomo mendico

(v) « Ila come non ci si dovrebbe preoccupare dello sloga-
mento, della sconnessione di queste scene di mitologia omerica
e di vita romana con il contenuto nettamente cristiano o cristia-
neggiante delle altre figurazioni?» (R. Paribeni, in Bollettino
d'Arte cit., p. L02). Dal medesimo presupposto muovono forse
i dubbi al riguardo espressi da P.von Duhn, in Arehàól. Air.ei-
ger, 1921, p. 113 seg.

e Penelope l'augusta interlocutrice, che volge le spalle
al telaio, famoso strumento d'inganno pei Proci Il
gesto stesso dell'uomo, implorante e deprecante ad
un tempo, trova il più efficace commento nelle seguenti
parole di Ulisse in risposta a Penelope:

.... uà'Act (fsifù noXtiotovos' ovSé ri lis X'j'i
ocxto èv (thhntuio ytìàmvxà r€ [avoóuivóp re
fjatìect. ènti xd/ior nsvB^usvHi àxottov tti'si '

([Miteni, vv. UH segg.).

Allo scopo di dissipare qualche legittimo dubbio
al riguardo, nonché di render omaggio a quell'esame
comparativo dei monumenti che qualsiasi volta si
rende possibile, deve costituire la base di ogni esegesi
monumentale, anche a proposito di monumenti cri-
stiani, come le pitture delle Catacombe, credo oppor-
tuno istituire un raffronto tra la nostra pittura e alcuni
antichi affreschi nei (piali è indubitabilmente ricono-
sciuta l'illustrazione dell'episodio omerico. Si tratta di
due affreschi pompeiani: uno rinvenuto nel Macellimi
di Pompei, su parete decorata secondo la foggia del
IV stile, un altro nella casa della dei Cinque Sche-
letri, su decorazione parietale del III stile (2). Più
importante il primo (fig. ti")), non soltanto perchè arti-
sticamente superiore, ma anche perchè più semplice e
sobrio nella composizione, bell'uno e nell'altro si vede
Penelope, in piedi, rivolta ;i sinistra, in tunica talare,
davanti ad Ulisse che in tunica succinta sta seduto di
fronte, su di un tamburo di colonna coricato al suolo.
Per isfondo alla figura di Ulisse il vano di una porta.
E opportuno notare come il campo bianco offerto dal
vano di una porta che dà sull'esterno, sia già
impiegato nella pittura romana del I secolo, come
in talune composizioni del monumento degli Aureli,
a servire di sfondo alle figure volanti del quadro. A
complemento della scena si vedi1 Euriclea od altra
ancella di Penelope, in atto di curiosare. Manca il te-
laio; ma nell'affresco qui riprodotto alla fisi, 65, si vede

(x) E chiaro come la donna unii abbia, nell'aspetto so-
lenne e nel gesto parco, nulla (die a tenore della inter-
pretazione col biblico testo di Giobbe, autorizzi in qual-
siasi modo l'ipotesi di una persona «die rimproveri un'al-
tra, come dovrebb'essere il caso della moglie ili Giobbe;
anche perchè, dei due, la persona che parla è precisamente
l'uomo; come è dato arguire dal gesto largo di quest'ultimo.

(2) Hermann-Bruckmann, Denkmàler der Muterei des Al-
tertums, tavv. 54 e 55.
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