Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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IL MONUMENTO SEPOLCRALE DEGLI AURELI

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fortuna in terra. Questo appunto il principio morale
religioso che l'artista intese adombrare nei due quadri
simmetricamente contrapposti : il contenuto dei quali
partecipa doppiamente dei postulati della religione giu-
daico-cristiana, inquantochè si riferisce al dogma della
resurrezione, figurato come un vódtog, un ritorno, ed
ha inoltre attinenza col principio dell'uguaglianza asso-
luta dei fedeli, come risulta dalla contrapposizione
materiale dei due quadri e dei due soggetti, ispirati
ad un intelligibile simbolismo etico-religioso

In tutto questo nostro ragionamento non si è dato,
nè occorreva, dare importanza, per non isviare l'atten-
zione del lettore, alla identificazione della città verso
cui muove il cavaliere e donde è uscito il corteo ad in-
contrarlo. Non crediamo, però, si debba attibuire alla
città la stessa significazione generica che si è data al
cavaliere. La questione, anzi, è stata da noi implicita-
mente risolta nella identificazione della scena. Identi-
ficazione che pur essendo generica, non ci impedisce di
riconoscere e denominare con relativa certezza la città
in discorso. Questa città è Roma (2).

Quanto più generica la scena del trionfo, tanto più
sicuro e ben determinato il carattere della città. Sol-
tanto Eoma assiste ai trionfi dei suoi imperatori e di i
duci del suo esercito ; nessuna città che non fosse
Roma poteva in Roma stessa essere rappresentata, come
città imperiale, suscettibile di decretare onori trion-
fali, senza specificazione precisa. Ragioni particolari
si aggiungono a conforto della nostra tesi. La città
grandissima, estesa a perdita d'occhio, coi suoi por-
tici, i suoi fòri, le sue case a più piani, con tutti i suoi
edifici sontuosi, di cui è un esempio il ricco monu-
mento messo a sfondo della figura del cavaliere, è co-
steggiata da un fiume. Data la ristrettezza dello spazio

C1) Non sarà inopportuno, nell'apprezzamento della nostra
interpretazione, tener presente che si tratta qui di un sepolcro
eretto da liberti, cioè da gente di umili origini, anche se non
più di umile condizione sociale, cui dovevano ben convenire e
andare a garbo certe affermazioni di principio.

(2) Non è la prima volta che in mezzo a pitture cemeteriali
cristiane si veggono rappresentati edifici e complessi di edi-
tici ispirati dal vero. Cosi sulla volta della Cappella Greca il-
lustrata da Wilpert, FraHio pani* (Parigi, 1896), fig. 2 e tav.
XII, ed ascritta all'età dei primi Antonini, sono da un lato rap-
presentati degli edifici con colonnati, absidi, cupole e frontoni.
Il W. ritiene che l'artista abbia quivi riprodotto .< quelques
édilices de Rome qu'il ava.it sotis les yeux », e precisamente le
abitazioni imperiali del Palatino (ivi, p. 72).

disponibile, l'artista, evidentemente, non avrebbe po-
tuto rappresentare la cittàin proporzioni maggiori e for-
zare maggiormente la sua già troppo falsa prospettiva
convenzionale. Ma così le esigenze dello spazio ristretto,
come quelle della evidenza rappresentativa, hanno
costretto l'artista ad alterare profondamente la realtà,
rispetto alla quale bastavano all'artista degli accenni
piuttosto che una riproduzione fedele.

Devesi notare che l'artista ha eliminato dal suo
vasto quadro d'insieme ogni traccia di cinta mu-
rata, poiché anche se questa fosse stata necessaria, la
sola parte del giro delle mura in continuazione della
porta, avrebbe invaso circa la metà del campo dispo-
nibile per la figurazione dell'intera città. L'artista,
invece, è un narratore che si contenta di procedere a
larghi tratti, ma che non perciò rinunzia a dire cosa
ch'ei ritenga necessaria all'evidenza del racconto.
Disegnata la città colle masse dei suoi edifici, egli di-
segna con una striscia ondulata, verde, il percorso si-
nuoso del fiume che la costeggia, senza preoccuparsi
se la linea del fiume, anch'essa disegnata in prospet-
tiva aerea, tagli obliquamente gli edifici, senza preoc-
cuparsi se l'acqua sembri invadere i fabbricati, e per-
fino la strada che fa capo all'arco monumentale presso
cui si sviluppa il corteo.

Ma nonostante gli errori, le mende, le omissioni, è
ancora possibile nella città di riconoscere Roma. Il
Tevere che scorre lungo il margine occidentale della
città augustea, (figliando fuori la Regione XIV (Tra-
stevere), il Gianicolo e il Campus Yaticanus, ci serve
quale mezzo di orientamento. Stendendosi la città
quasi per intero sulla, riva sinistra del fiume, si com-
prende come la parte più bassa del quadro rappresenti
la parte settentrionale della città, e la porta o arco
in vista, una porta od arco dalla parete di setten-
trione. Potrebbe essere identificata con quella porta
la Porta Flaminia della cinta Aureliana. se la crono-
logia del monumento non vi si opponesse. Occorrerà
quindi avvicinarsi di più alla città dalla parte della
Via Lata, in prosecuzione della Flaminia, non per-
dendo d'occhio la regione tra. hi detta via e il Tevere.
In questa regione, la, IX augustea, molti sono i monu-
menti dei quali da secoli si è perduta ogni traccia e di
cui si ignora l'ubicazione precisa. E certo, però, che in
vicinanza della Villa Publica e del Circus Flammius
si trovasse la così delta. Porta Triumphalis, dove ave-
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