Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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IL MONUMENTO SEPOLCRALE DEGLI AURELI

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servi numerosi, della ricca suppellettile e di così digni-
tosi personaggi, fa pensare nò più nò meno che ad un
gl'inule banchetto fastoso. Forse non si tratta neppure di
un banchetto funebre ; con maggiore probabilità è
quivi materializzato il concetto della felicità in comune,
che attendi1 i fedeli nella vita dell'oltretomba, nella rap-
presentazione di una coma caelestis A un tale ban-
chetto non dovrebbero quindi mancare le persone cui
fu dedicato il sepolcro, ed è a tale proposito carat-
teristico il fatto che mentre intorno allo stibadium,
in omaggio al severo costume romano, non seggono altro
che uomini, si vegga una figura di donna sommaria-
mente, ma tuttavia chiaramente accennata in piedi, su-
bito dietro le spalle dei convitati, in un piano arretrato
del quadro (2).

Meno ancora ci resta da dire intorno alle dodici figure
d'uomini in fila nel breve fregio all'altezza del meda-
glione. Nessuna azione, nessun attributo, oltre quello
troppo generico del costume, li caratterizza. Oltre il
numero, non abbiamo infatti elementi onde qualifi-
carli per Apostoli, nò ci è vietato tuttavia di attribuire
loro il significato di ritratti idealizzati di personaggi
realmente vissuti. Ammesso che l'ambiente in cui si
svolge la scena del convito simboleggi il Paradiso nel
concetto materializzato della felicità ultraterrena, il
fregio coi dodici personaggi continuerebbe a rappresen-
tare lo stesso ambiento ideale, ultraterreno, con dei
beati, o delle anime di beati, nel loro ambiente natu-
rale, il Paradiso (3).

f1) Kaufmann, op. cit., p. 272 segg., con esempi vari di figu-
razioni simili su pitture cemeteriali.

(2 i Srene simili di banchetto non mancavano entro monu-
menti sepolcrali romani, di pretta natura pagana. Così dentro una
tomba di I )sl ia si rinvenne un quadro con cinque figure banehet-
tanti: D. Vaglieli, (linda di Odia, p. 117; B. Nogara, Affreschi
del Mus. Vatic. e Leder., tav. XLIV. Particolarmente impor-
tante e istruttivo nel caso nostro è però uno dei quadretti
dipinti dell' Ipogeo detto dei Sincretisti in Pretestato, là dove
si vede un gruppo di sette personaggi a banchetto. Il gruppo
è sormontato dalla leggenda: Septem Pii - Vincentius - Sacer-
dotes (Carnicci, Storia delV Arte crist. VI, p. 171, tav. 493). È qui
esplicitamente materializzato il concetto, quale si ripete anche
sopra un quadro dello stesso sepolcro, della beatitudine celeste
concessa ;n premio agli uomini pii: concetto il quale non era
già proprio della religione cristiana, ma apparteneva a religioni
più antiche, quale quella di Giove Sabazio.

(3) Si può anche supporre che in questa serie di dodici figure
siano rappresentate le dodici tribù d'Israele, come si vede in
una miniatura della Bibbia Siriaca alla Biblioteca Nazionale di
Parigi, in Monumenti Piot, XVII (1909, tav. V, 3).

Notiamo che si tratta comunque di personaggi di
rango elevato, a causa principalmente del costume, il
quale presenta notevoli caratteri di affinità coi perso-
naggi del corteo dei Seniore:} nel fregio del Cavaliere.

Abbiamo appositamente lasciata per ultima in questo
capitolo la questione relativa all'identificazione degli
undici personaggi in grandi proporzioni lungo le pareti
sopra lo zoccolo. E a questo proposito assai volgarizzata
la, denominazione di Apostoli, secondo già fu fatto
cenno nella prima nostra Memoria sull'argomento.

Onde poter dare per definitiva l'identificazione
degli Apostoli, occorrerebbe anzitutto fissare questi
due punti: 1°) che fino dal II secolo l'iconografia degli
Apostoli fosse stata fissata in maniera categorica; 2°) che
il tipo iconografico degli Apostoli del Viale Manzoni
corrisponda almeno a taluna delle principali serie che
degli Apostoli si conoscono nelle pitture delle Cata-
combe. A onor del vero nessuno dei due punti è risolu-
bile nel senso che si richiederebbe per troncar la que-
stione. A parte qualche figura sporadica, le serie vera-
mente sicure degli Apostoli, dipinte nelle Catacombe,
non risalgono ad età anteriore agli inizi del TV secolo,
quando cioè il cristianesimo aveva toccato, col ricono-
scimento ufficiale di Costantino, il suo maggiore trionfo.
Il tipo iconografico degli Apostoli diversifica poi nelle
varie serie in maniera così impressionante, che lungi dal
potervi riconoscere un cànone artistico prestabilito,
non si può a meno di constatare come tra i pittori
delle Catacombe, e per riflesso tra le comunità cri-
stiane, regnasse la più grande incertezza e il più grande
arbitrio in proposito.

L'affinità relativa che si nota tra il tipo iconografico
del personaggio n. 2 sulla parete sinistra e il tipo moder-
namente adattato a rappresentare San Pietro, non deve
indurci in errore (1). Si tratta di un esempio di coinci-
denza casuale, per cui un motivo artistico convenzionale,

(!) Non si può dire, ad esempio, che sussista una grande so-
miglianza tra uno dei ritratti meglio curati di San Pietro, col vo-
lume della Lex (Wilpert, tav. 94, III sec. — Cimitero di Pietro e
Marcellino) ed il nostro. Ved. altro supposto ritratto di Pietro
col volume, in Domitilla, Wilpert, tav. 153. Intorno al tipo ico-
nografico di San Pietro, Mons. Wilpert ha di recente raccolto
un abbondante materiale, tratto dai sarcofagi primitivi cri-
stiani (6". Pietro nelle più cospicue sculture cimiteriali auliche,
in Studi Romani, anno III, 1922, fase. MI, p. 14-34). Egli
ritiene le sculture iconografiche di gran lunga superiori alle
pitture cimiteriali (ivi).
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