Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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tuiscolio hi parte principale della decorazione, gli artisti
cristiani non potevano invero spino-ere il loro spirilo
di adattamento sino a riprodurre nei cimiteri imma-
gini di divinità bandite dal culto. Non riprodussero
perciò le linee e i soggetti di certi quadri, ma ne imi-
tarono lo spirito. 1 sepolcri pagani superstiti sono ric-
chi di scene figurate, le quali, attraverso un chiaro
simbolismo, alludono alla sopravvivenza dell'anima
nell'oltretomba e alle delizie dei beati. I cristiani si
attennero rigorosamente a questo spirito informatore
e nei loro cimiteri riprodussero tutto quanto avesse
attinenza colla vita ultramondana dei beati secondo
i loro dogmi, sia con scene vere e proprie del Paradiso,
sia con la rappresentazione di episodi tratti dai sacri
testi e suscettibili di essere interpretati secondo un sim-
bolismo nel quale i dogmi della resurrezione e simili
avessero una parte preponderante. A un tale principio
informatore noi dobbiamo le pitture delle Catacombe,
e per un fenomeno del tutto analogo e parallelo, le scul-
ture dei sarcofagi cristiani, eseguiti sull'esempio dei
noti sarcofagi pagani, il paese nel quale più vaste e
più profonde erano le tradizioni artistiche, cioè Roma,
fu appunto il paese che dette primo i natali a quel
movimento artistico, non arte, di cui sono il frutto
più importante le pitture delle Catacombe. Per que-
sto appunto la pittura cemeteriale cristiana, lungi
dal costituire un horhts conclusus, non può a meno di
rientrare nel vasto quadro dell'arte romana, ed essere
considerata come un'emanazione e una dipendenza
di questa.

La storia della pittura cemeteriale romana, nono-
stante i nobili tentativi - che onoratamente tengono
il campo, è ancora tutta da fare, a cominciare dalla
cronologia. La cronologia di un monumento, la quale
ha un interesse che esorbita quello della pura storia
dell'arte, può essere ricavata così da criteri estrinseci,
come e soprattutto da criteri intrinseci, cioè inerenti
allo stile. I criteri adottati da Wilpert e da altri per
fissare la cronologia dei monumenti cristiani, sono
tutti della prima categoria, come quelli ricavati dalla
topografia, dalle iscrizioni, dalla bontà dello stucco,
dalla foggia del vestiri; dei personaggi rappresen-
tati, ecc. Accenni relativi allo stile e alle individua-
lità artistiche fanno assoluto difetto. Nè à a credere

C) Wilper p. eit. ]). 114 segg.

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che l'adozione di quei criteri estrinseci sia maggior
garanzia di obbiettività, poiché, anzi, il soggettivismo
della cronologia è uno dei più espliciti rimproveri che
a taluno siano stati mossi dalla, stessa critica te-
desca (l). Da questo stato di cose, e cioè dai pregiu-
dizi nei quali è tuttora avvolta la storia dell'arte
delle Catacombe, e dall'incertezza dei criteri da cui
quella storia viene guidata, è derivato il lungo pream-
bolo, col quale si spera di giustificare agli occhi del pa-
ziente lettore la via da noi tenuta nello studio di un
monumento di tanta originalità ed importanza, quale
quello del Viale Manzoni.

*

Fu già facilmente riconosciuto che le pitturi1 del
monumento non appartengono a una sola mano. Non
condividiamo tuttavia l'opinione di chi ritiene le pit-
ture dovute a « parecchi » pittori, avendo noi a fare
soltanto con tre o quattro pittori al massimo. Il più
valente e certo il più antico di codesti artisti, è quello
cui si deve la decorazione del Cubicolo inferiore A,
per intero. La maestria di costui si manifesta princi-
palmente nella mogalografìa. cioè nella impostazione
ed esecuzione di grandi figure. Di una tale pittura me-
galografica sono assai scarsi gli esempi superstiti (2).
Le figure sono tutte impostate solidamente, come
se si trattasse di statue, e di sotto al panneggio rivelano
una conoscenza consumati) dell'anatomia del corpo
umano, così in riposo come in movimento. Tale cono-
scenza si rivela poi in maniera particolare nella ese-
cuzione delle estremità. Delle mani, a dir vero, non
sono visibili che le destre, spesso occupate a stringere
il volume ; la sinistra del secondo personaggio sulla pa-
rete sin., occupata a stringere un lembo del manto (3).
Ma là dove la mano si apre nel gesto largo dell'oratore,
come nella fig. 5 (tav. V) della parete sin. e nella fig. 11
(tav. VII), nel gesto dell'Arringatore del Trasimeno,
le dita si mostrano ben disegnate e ben ombreggiate.
Dove meglio ancora appare la maestria del pittore, si
è nel disegno dei piedi della figura 11, specialmente
nell'abile scorcio del piede destro, apparentemente sol-
levato sulla punta delle dita, di fronte.

C) L. Sybel, op. oit.. I. |i. 141.

(2) Tra questi va segnai ita hi bellissima testa virile trovata
a Ostia, pubblicata daB.Nogara, Le NpàSe Aìdohrmidinc, tav. II.

(3) Inesatta l'interpretazione del particolare a cui. 826,

AL VIM.i: MANZONI IX ROMA
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