Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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11, MONUMENTO SEPOLCRALE DEGLI AURELI

siimi schermo, nessun ostacolo s'interpone nell'intimo
colloquio tra lui e il suo modello. I tratti fisionomici
suini copiati dal vero, con tutta la naturalezza richie-
sta, e spessii l'orse con eccessiva durezza. Si tratta di
rendere la vita quale spira dai volti e (piale risulta da
tutta (pianta la persona, dall'atteggiamento più "
meno mosso delle membra, e dallo stesso panneggio
delle vesti: tutti particolari che l'artista si studia
di riprodurre colla massima cura, ben comprendendo
coinè essi contribuiscano efficacemente ad esprimere
la personalità della figura rappresentala. Abbiamo
qui la fedeltà scrupolosa per i tratti fisionomici, libe-
rata dalla ieratica rigidità dei ritratti egizio-romani,
abbiamo nello stesso tempo la naturalezza, delle mo-
venze e del vestire proprie dell'arte ellenistica, senza
più traccia di quell'idealismo accademico che troppo
spesso svaluta ai nostri occhi il ritratto «'reco. Tutto
ciò perchè la corrente romana, superiore alle due cor-
renti contemporanee accennate, ripete poi lo suo origini
antiche e gloriose'dal verismo dell'arte etnisca (1).

Ma non soltanto nei grandi ritratti si manifesta
l'abilità del pittore: egli ci offre dei notevoli saggi
della sua valentia così nella riproduzione delle folle
seminate di piccoli ritratti, come nella esecuzione di
effetti prospettici di paesi e nella rappresentazione di
animali. La figurazione delle folio nell'arte romana,
eminentemente narrativa, è molto frequente, costi-
tuendo, anzi, uno dei suoi titoli di originalità rispetto
all'arte greca. Basta citare il ben noto frammento
di affresco rinvenuto molti anni or sono sull'Esqui-
lino e probabilmente non posteriore al II secolo
avanti Cristo (2). Per il resto occorre anche qui in-
tegrare le troppo vaste lacune che offre la storia della
pittura, con i monumenti di scultura affini, particolar-
mente col bassorilievo a rappresentazioni storiche.

L'influenza dell'arte etnisca sull'urte romana risulta
sostanzialmente riconosciuta da parecchi storici dell'arte.
L'arte del ritratto non può a meno di restare compresa in
questa zona d'influenza e non ne deve essere esclusa, come
sembra disposto a ritenere A. Della Seta nel libro L'Italia
antica, pag. 329 seg. Ved. l'articolo di C. Albizzati, Ritratti
etruschi arcaici, in Disserta:. l'ontif. Aecad. Rodi, di Archenl.
serie II. Ionio XIV, 1020, p. 149 segg.

(2) Una buona riproduzione del frammento si trova nel-
l'opera recente di Cagnat e Chapot, Manuel <TArcheologie ro-
maine, voi. Il (1!)21), p. 5, fig. 372. Inoltre A. Della Seta,
ni», eit., p. 253. Bibliografia anteriore in Helbig-Amelung,
FiUm r, voi. 1. p. 553 seg. La pittura decorava una tomba n
camera della necropoli Esquilia, presso S. Eusebio.

Le pitture del nostro Cubicolo costituiscono per noi
l'unica testimonianza del grado al quale, in età impe-
rialza avanzata, era pervenuta la pittura romana nella
riproduzione di scene affollate ispirate dal vero. Il
corteo al seguito del Cavaliere e la sfilata solenne di
parata incontro al medesimo, la calca di popolo entro
il vano dell'arco, e particolarmente il folto cerchio
di ascoltatori intorno al docente seduto in cattedra,
sono tra i più significativi documenti del genere.

In tutte le dette composizioni è da tener conto
dei ristretti limiti entro i quali il quadro è circoscritto,
per modo che l'artista, oltre alle difficoltà intrinseche
della composizione, ha dovuto anche superare le dif-
ficoltà dello spazio, assolvendo un lavoro vero e pro-
prio di miniaturista. Piìt largamente spazieggiati e
variati i personaggi al seguito del Cavaliere, disposti
tutti verso destra, su non più che tre piani, con le facce
tuttavia disegnate di tre quarti. È questo anche l'unico
gruppo rappresentato in un movimento di marcia.
Il gruppo successivo, quello dei Seniores, già notevol-
mente più addensato, rivela una monotonia ed una
Eretta di esecuzione, che non cedono il posto alla calma
della ispirazione artistica altro che nella esecuzione
dei volti, eseguiti tutti con pochi tocchi di pennello,
alla brava, e tuttavia efficacemente caratterizzati
con cura meticolosa,-a uno a uno, nei tratti fisionomici.
Basta considerare l'espressione dello sguardo, ora vivo
e mobile, ora mansueto ed assorto, dell'uno o dell'al-
tro personaggio.

Più complesso il movimento della folla nel vano
della porta od arco, dove non solo si nota come a causa
di un ben calcolato effetto prospettico, le teste delle
figure componenti la plebs, siano alquanto rimpiccio-
lite rispetto a quelle dei Seniores, trattandosi nel primo
caso di figure disposte sopra un piano arretrato ; ma,
inoltre le teste dei personaggi delle file più arretrate
sotto la porta, non sono più nettamente disegnate, bensì
appena accennate con tocchi di pennello leggeri, tanto
clic appena più si distinguono. Ciò allo scopo evidente
di rendere più sensibile l'effetto della distanza.

Dove maggiormente aspira a mettersi in vista la
virtuosità del pittore, si è nella scena del Fòro, pér
l'abilità con cui è rappresentata la folla assiepata in-
torno al personaggio centrale (*). In istrettissimo

(*) Cfr. per il motivo artistico la medaglia di Laodicea-,
citata sopra a col. 855.
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