Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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VASI FIGURATI

CON RIFLESSI DELLA PITTURA DI PARRASIO

Introduzione.

I tre vasi figurati (così mi sembra, per un rispetto
al significato moderno delle parole, che vadano chia-
mati anziché dipinti i vasi greci) che costituiscono
l'oggetto principale e il punto di partenza di questo
studio, lanini parie da poco tempii delle ormai famose
collezioni di cui Paolo Orsi è venuto dotando, in oltre
trent'anni di feconde scoperte, il Museo di Siracusa.

Delibo alla paterna benevolenza di cui m'e largo
questo Maestro insigne, d'aver potuto prescegliere
fra il materiale inedito recentemente scoperto nella
necropoli siracusana del Fusco, questo gruppo di
monumenti del quale, assai più del significato topo-
grafico nondimeno non trascurabile è da consi-
derare l'importanza della figurazione sia pel contenuto
rappresentativo sia per lo.stile.

Di questi vasi infatti taluno dimostra, con preziosa
efficacia, quale fonte per la conoscenza della tradi-
zione autografica possa rappresentare un monumento
figurato, in quanto ci attesti motivi e particolari mi-
tici non documentati nella tradizione scritta, che non-
dimeno facevano parte dell'antico patrimonio religioso
e spirituale, e alla cui elaborazione i pittori come gli
scultori —non meno dei poeti — devono aver concorso.
Tutti e tre poi, per una serie di considerazioni cui for-
niscono argomento pei soggetti e per le caratteristiche
del loro stile, ci fanno conoscere meglio un momento

(x) vedi la Nota topografica in appendice.
Monumenti Antichi — Vol. XXVili.

della pittura ceramici) greca che sta. accanto ;i Midia
e precede i vasi di Kerc ('), e ci permettono di deter-
minare nel suo àmbito una cospicua officina vaseria,
mentre concorrono a darci —se non m'inganno —un
primo Fortunato barlume sulla personalità di un famo-
sissimo artista greco, finora assolutamente precluso
alla nostra conoscenza : Parrasio.

Per l'edizione di monumenti così cospicui ho ot-
tenuto il concorso dell'abile mano di Rosario Carta,
il provetto disegnatore del Museo di Siracusa. La cura
veramente scientifica ch'egli pone nella, riproduzione
più meticolosa degli oggetti antichi, fa dei suoi disegni
dei veri modelli, che consentono lo studio stilistico
e perfino tecnico come sull'originale: il che, come
ognun sa, accade assai più di rado di quel che sarebbe
lecito supporre, specialmente per quel che riguarda
appunto le rappresentazioni vascolari, riprodotte so-
vente con impiego di mezzi « pittorici », che, se danno
l'impressione dell'originale, ne tradiscono nondimeno
i caratteri stilistici essenziali.

(1) È così, e non altrimenti, che in italiano si deve scrivere
questo nome. Il tsch finale, adoperato in tedesco, non è d:fat t;
trasliterazione di elementi alfabetici originari, bensì tentativo
di rendere il fonema del 25* lettera dell'alfabeto russo, che
suona semplicemente (', come ad esempio — per restare nella
Crimea — in Cernala, che nessuno si sognerebbe di scrivere in
italiano Tschernaia. Questa considerazione, che può parere
pedante, non mi sembra inutile e andrebbe anzi estesa a molti
nomi orientali in uso nella nomenclatura archeologica (Bunàr-
bascì, Gol-bascì etc), che assai spesso noi italiani scriviamo
alla tedesca o alla francese e, quel ch'è peggio, tratti in inganno
dalle, grafie correnti, pronunciamo in modo, diciamo così, di-
vertente.

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