Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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VASI FIGURATI CON RIFLESSI DEI-T-A PITTURA 1M PARRASIO

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Dall'altra parte del l'altare, alle spalle della fan-
ciulla seduta, sta ferma insistendo sul fianco sinistro
colla gamba destra lievemente curvata in avanti, una
giovine donna vestita di lungo chitone con apoptygma
aperto sul petto, sotto il cui tessuto trasparente si ve-
dono indicati i seni. La mano sinistra di questa donna
rimane nascosta con quasi tutto il braccio dietro
l'altra figura femminile seduta, mentre la destra del
pari abbassata tiene una striscia dipinta in bianco,
che sembra una benda o una pinza. Essa regge sul
capti un grande e ricco canestro rotondo, con ma-
nichi capricciosamente decorati : sul davanti della
sua, capigliatura a riccioli risalenti, una doppia stri-
scia, di bianco sovrapposto simula, forse una benda.
Porta gioielli dipinti in bianco : lunghi orecchini e una
collana di perline. Il suo volto, rappresentato quasi di
prospetto, ha lo sguardo sfuggente; ma dall'atteg-
giamento di tutta la figura si vede ch'essa si rivolge
ad un altro giovane, dibassa statura, che sta sulla
parte sinistra, della rappresentazione. Disegnato di
profilo, poggiando sulla sua, gamba destra rigida men-
tre arretra la sinistra, la «piale tocca terra con la punta
del piede, questo efebo veste una lunga clamide rac-
colta sul fianco sinistro e sostiene obliquamente colla,
mano sinistra una (unga, lancia, e colla destra elevata
(piasi davanti al viso, con un gesto enfatico, un ba-
stoncino. Sul suo capo reca., dichiarandoci ch'egli
è appena giunto da un viaggio o vi si appresta, un
petaso a larghissime falde, lateralmente decorato da
una, fibbia o bottone.

Nel rovescio un giovine sileno sbarbato, con orec-
chie aguzze e coda cavallina, danza davanti ad una
Menade che, tenendo sulla destra una benda, vestita
dilungo chitone con apoptygma, danza anch'essa, ma
compostamente. Nel campo una benda eduna voluta,
di palmetta.

*

* *

Delle rappresentanze del gruppo di vasi qui presi
in esame, quella del nostro mi sembra la più facile
e la meno importante.

Non par dubbio infatti che questo colloquio si
svolga intorno ad un ragguardevole sepolcro ; tale
è il basso altare e la stele, che non convengono per as-
senza di attributi speciali ad un santuario. E questo
sepolcro, intorno al quale stanno due giovani in abito

da viaggio e due donzelle di cui una regge un canestro
con offerte per sacrifizi, non può essere se non quello
del trucidato Agamennone.

Fra gliantichi monumenti figurati infatti, che hanno
1 ratto ispirazione dal passionale ciclo dell'Ores/eia, pos-
sediamo alcune pitture vascolari di composizione alfine
alla nostra, che l'iscrizione sul sepolcro di Agamen-
none ci assicura riproducano l'incontro, sulla tomba
del padre assassinato, di Elettra col fratello Oreste
venuto col fido Pilade a consumar la vendetta (').
Ksse s'ispirano alla traduzione diffusa dai grandi tra-
gici e precisamente da Sofocle nella sua Elettra. In
taluno Oreste, seduto sulla venerabile tomba paterna,
discorre della vendetta con Pilade e dietro a loro
appare una fanciulla, Crisotemide, recando un cane-
stro per le libazioni (2). In tale altro Oreste e Pilade
discorrono da un lato della tomba, e dall'altro soprag-
giunge Elettra con Crisotemide inviata da Clitemestra
a far libazione sulla tomba (3) ; sono qui riprodotti
due momenti diversi dell'azione, con fusione familiare
alle arti figurative. Altrove infine sembra che sulla,
tomba paterna, solo Elettra pianga per avere appresso
la falsa notizia della morte del fratello, mentre questi
sta al lato del sepolcro col fido Pilade (4).

A differenza di queste rappresentazioni, non sem-
bra che la nostra pittura riproduca la medesima tra-
dizione di Sofocle. In questa infatti si allude bensì
a libazioni che Oreste e Pilade fanno sul sepolcro di
Agamennone, ma Elettra con la sorella Cresotemide
e il Coro sopraggiungono in un momento posteriore ;
e quando fratello e sorella s'incontrano, il motivo es-
senziale della scena è l'urna in cui si finge siano rac-

(!) Millingen, Peint. ani. d. vases grecs, Roma 1813, tav.
XIV ; Gargiulo, Raccolta, tav. 55. Cfr. le osservazioni di Raoul
Ruchette, Mon. inédits, p. 161, sulla genuinità delle iscrizioni.

(2) Lekythos attica bianca, Raoul Rochette, Monum.
inédits d'antiquilé pgurée, grecque, étrusque et romaine, Parigi
1833, tav. XXXI, A, p. 14G segg.

(3) Raoul Rochette, op. cit., XXX, p. 150: altro vaso, con iscri-
zione sulla tomba di Agamennone, in Gargiulo, Raccolta,tav. 55.

(*) Millingen. Vases grecs cit., p, 2!) tav. XVI; Panofka,
Neapels antike Bildtoerlce, Tubinga 1828, I, 259 ; Raoul Ro-
chette, op. cit., tav. XXXT, p. 158 segg. : ITeydemann, Die
Vasensamml. d. Mus. su Neapel, Berlino, 1872, p. 84, n. 1761.
L'Albizzati, che ha di recente esaminato questo vaso (Atti
della. Pontificia Accademia di archeologia, XIV, 199, p. 128)
esclude questo e ogni altro significato eroico o mitologico alla
scena, mentre il Galli (Bollettino d'arte del Ministero della Pub-
blica Istruzione, XI, Roma 1920, p. 6 segg.) vi riconosce l'in-
contro di Neleo e Pelia con la madre Tyro al pozzo.
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