Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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vasi FKifRATI CON RIFLESSI della PITTURA di PARRÀSIO

ripidea : il giovane appoggiato all'albero, che ben può
essere Diomede: Alena la quale nella tragedia esorta,
Ulisse all'impresa promettendogli di renderlo irrico-
noscibile. Nondimeno, a parte talune incongruenze di
particolari, che sarebbero variamente spiegabili (M,
manca ogni possibilità di inquadrare esattamente,
specie per la presenza della figura femminile di destra,
la nostra scena nella tragedia, sebbene semini che in
questa fosse anche l'apparizione di Atena, (piale &eu<
ex machina (2).

Nel Filottete a Lemno di Sofocle, pervenutoci per
intero (3), è Neottolemo, che, fingendosi nemico dei
greci i quali gli avrebbero negato le armi dell'ucciso
padre, si fa strumento dell'astuto Ulisse. Ma nelle al-
terne scene in cui il giovanetto si dibatte fra il sen-
timento di pietà per l'eroe abbandonato e l'irruente
pressione di Ulisse, invano cercheremmo una situa-
zione rispondente a quella del nostro dipinto. Chè anzi
nella tragedia sofoclea l'eroe affida le armi egli stesso
a Neottolemo, nel quale afferma fiducia.

Esclusi i lavori dei grandi tragici del V sècolo,
potremmo pensare che la composizione del vaso di
Siracusa si riferisca a qualcuna delle tradizioni ela-
borate da Fihicle nel suo Filottete in Lemno, o dai
comici Epicarmo, Strattis e Antifane. Ma è vana ogni
ipotesi, perchè le nostre conoscenze su queste opere
si riducono ai nudi nomi (*).

*

* *

L'interessante pittura del vaso di Siracusa ci at-
testa comunque—ed è caso non infrequente — una
redazione del mito affine per molti riguardi a quella
euripidea, ma altronde ignota, della (piale non era
rimasto documento nelle fonti scritte da noi possedute,
e neppure in altre rappresentazioni figurate. Nessun
antico monumento presenta infatti, come s'è già detto,
identità di schemi e di personaggi col nostro vaso.
Quelli che piii si avvicinano alla nostra rappresenta-
zione per affinità di motivi, sono i rilievi ben noti di

(') Filottete nel nostro vaso 6 riccamente vestite, mentre
nella tragedia ili Euripide è ricoperto ili pelli: dopai fttjQtwv
xaXvntovauv avtóv apuli. Dion., Ora-j. LIX, 305. Aristofane
mette in ridicolo questo selvaggio e miserabile costume:
Aóharn., p. 423.

(2) Fr. 7117; cfr. Milani, p. 41, nota 5.

(S)E posteriore a quello di Euripide : cfr. Milani, p. 41, nota 8.

(*) Cfr. Milani, p. 45 segg. Si deve escludere la tragedia
di Teodecte, che faceva Filottete ferito ad una mano.

alcune urne etnische, nei quali il vecchio eroe ferito
sta, nella sua grotta (fig. 1 7 segg.). Ulisse in alcuni
irrompe da un nascondiglio per sventare l'effetto del
colloquio avuto da Filottete con l'ambascieria troiana :
in altri, con la sua eloquenza e con le cure apprestate
alla ferita, distoglie l'attenzione di Filottete, mentre
Diomede si appresta a trafugare il prezioso arco' e le
frecce: le navi o i cavalli, che inquadrano queste com-
posizioni alludono ai preparativi del ritorno

Come si vede, in questi monumenti troviamo chia-
ramente espresse particolari scene del Filottete euri-
pideo. E all'elaborazione del mito, dovuta alla poesia
drammatica nelle forme che ci sono note, si attengono
le altre rappresentazioni del viaggio in Lemno dello
scaltro Ulisse.

L'abbandonato eroe, secondo la tradizione atte-
stata dal nostro vaso, è intento nella sua grotta (2) a
lenire gli spasimi della piaga, colla morbida penna. In
Eschilo (fr. 103) si parlava di insetti molesti (bxogvoi :
mosconi, io direi, piuttosto che grilli) che venivano ad
accrescere il dolore della piaga facendola verminosa
e che ci appaiono in una gemma etrusca (3), nella
(piale Filottete si sventola il piede con un'ala di uc-
cello (fig. 23) : motivo ripetuto in altre gemme e in un
rilievo di lucerna e che il Milani ed altri riconducono
probabilmente ad uri originale del celebre cesellatore
Boethos (4) ; in una corniola degli Uffizi l'ala è sostituita
da un ramoscello (5). Ma ben altra cosa è la nostra
penna : i due concetti non sono così strettamente
simili come parrebbe ad una prima considerazione,
perchè evidentemente la penna non è adoperata a ven-
taglio. Non si può dire che serva a cospargere la piaga
di quella terra lemma, che aveva nell'antichità e con-
serva ancora fama di risanare i morsi delle serpi, per-
chè questa tradizione, di cui abbiamo un accenno,
non ha nulla di comune con il nostro dipinto (*). Ma

(') Milani, p. U6. tav. I li, Kg. 41 segg. : Brunn, Urne etnische,
1,60 (3 = nostrafig.l9), Gli (ie2= nostra fig. 18), 70(4=:nostra
fig. 20), 71(5-6), 72 (7 = nostra fig. 17 e 8); Reinac.h, Répert. d.
reliefs, III, p. 465, n. 2: 466. u. 1 ; etc. E i! sarcofago Milani,
tav. Ili, 40a di cui è riprodotto il lato destro alla fig. 21.

(2j iv xaxt]<fSQSÌ nirgm (Sopii., Philoct., v. 272.

(3) Milani, p. no. fi£r. 38.

(*) Milani, p. 86 segg. : cfr. anche King, Aut. (lems and
Rings*, tav. XIV, 4.

(5) Milani, p. 85, tav. 33 (= fig. nostra 24).

f°) Filostrato sen.. Ber., VI. dice che Filottete era risa-
nato dalla terra lemnia ; ma questa tradizione fa ritornare l'eroe
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