Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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vasi figurati oom riflessi 1)ki,i,.v pittura di parrasio

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sposizione dello figure, nella quale si nota ancora un
influsso polignoteo, riconoscibile sovratutto nell'Iride
che sopraggiunge nascosta ancora in parte dietro
un'asperità del terreno. Grande è l'analogia che que-
sta oenochoe, nel suo gruppo del primo Boreade e del-
l'Arpia da lui acciuffata, presenta col nostro cratere B
e cim l'anfora precedente (IV) nei gruppi di Hermes
e di una dea con due giganti (cfr. Rizzo, op. cit., col.
98 segg. e figg. 23-24).

VI ). Skyphos del Museo di Palermo, dalla Magna
Grecia, con un Sileno (cui l'iscrizione dà lo strano
ma comprensibile nome di òrt datiate, ngitator usi-
nae) e una Baccante anidride da un lato, e dall'altro
una donna che alla presenza di un efebo si riguarda
ad uno specchio.

G. De Spuches di Galati, Bollettino della Commis-
sione di antichità e belle arti in Sicilia, 1, Palermo,
1864, p. 16 segg., e II, p. 15 (Opere, Firenze, Barbèra,
1892, voi. IV, p. 268 segg.): A. Salinas, Ballettino
cit., IT, 1864, p. 11 segg.

Questo importante vaso può ritenersi inedito dal
punto di vista artistico, a. nulla giovando il piccolo
disegno (die accompagna lo scritto esegetico del De
Spuches. La composizione, il disegno, i particolari
paesistici, la disposizione prospettica ci riconducono
al nostro gruppo, benché manchi il caratteristico di-
segno degli occhi e dei capelli. La scena del lato B
ricorda il Giudizio di Paride del numero seguente.

VII). Cratere nella Biblioteca Nazionale di Pa-
rigi, con il giudizio di Paride da un lato, e dall'altro
Ulisse che evoca l'ombra di Tiresia.

F.-R, tav. 147, e testo III, p. 161 [Hauser] (lato di
Paride); tav. 60, t, e testo I, P- 300 segg. (lato di Ulisse).

Nel primo lato i capelli sono come quelli dei no-
stri crateri, le vesti con bordure a dentelli, calzari
come quelli del giovano Neottolemo e del prigioniero
troiano rispettivamente in B e C. Lo specchio rifletto
l'imagine come nello skyphos precedente (VI). .La
composizione è, por contro, spiccatamente polignotea.
Nell'altro lato riscontriamo calzari simili, bordura
uguale nelle clamidi, elementi del terreno sotto forma
di roccia, dipinti in bianco, assolutamente identici a
quelli dei crateri B e C. Vi è pure qualche riuscito
tentativo di scorcio. Ma i capelli e l'occhio non presen-
tano i ben noti caratteri, nò vi è somiglianza nell'or-
namento inferiore. Pittura molto accurata.

Monumenti AxTicin — Vol. XXVIII,

Vili), Kelebe del Museo di Siracusa, da Cama-
rina, con corteo dionisiaco.

Orsi, Monvm. d. Lincei, XTV, col. 126, fig. 86 e tav. X.

Ornamento inferiore simile a B e C. Clamide di
Dioniso svolazzante adorna di stellette e orlata
a dentelli. Movimenti molto spigliati ; capelli a sottili
ciocche. Lavoro molto scadente; « piuttosto in qua
che in là del 400 », secondo l'Orsi.

Non presumo naturalmente di aver qui indicato
lutti i vasi che per un verso o per l'altro possono com-
prendersi nel nostro gruppo. Manca troppo spesso al di
fuori della Griech.V'asenmalerei, per una siffatta ricerca,
la, base di un fedele disegno ; sicché essa si deve limi-
tare a dipinti esaminati direttamente e per l'occasione.

Non tutti i vasi qui indicati, vanno poi evidente-
mente riferiti alla stessa fabbrica, mentre neppure può
presupponi fra di essi una rigida unità cronologica.
Essi costituiscono soltanto un gruppo, che rientra in
unico indirizzo artistico in senso lato ; ma i luoghi e
i tempi di fabbricazione possono essere stati diversi.
Identità di fabbrica invece può con ogni verosimi-
glianza ammettersi fra taluni, e cioè tra i crateri di
Siracusa, il vaso di Ruvo (II), l'anfora di Arezzo (III)
e di Melos (IV), l'oenochoe di Randazzo (V). E questa
identità, come vedremo appresso (col. 588 e 590) si
può forse estendere all'indirizzo del prototipo da cui

queste rappresentazioni derivano.

*

* *

K ben noto che la datazione di tanta parte della ce-
ramica greca attica a figure rosse dipende da capisaldi
pregiudiziali, sui quali non è raggiunto compiutamente
il consenso degli studiosi. Dal Milchhòfer (*), il quale
ritiene che tutta la ceramica attica vada contenuta
dentro il secolo V e riferisce lo stile di Midia intorno al
440 av. Cr. e perciò la nostra, serie allo stesso periodo o
a qualche decennio dopo, al Winter (2) che invece reputa
Midia di circa un secolo più recente e per conseguenza
attribuirebbe i nostri vasi alla seconda metà del sec. IV,
v'è tutta una gradazione di opinioni intermedie di au-
torevoli conoscitori: il Robert, seguito dal Rizzo (3),

(!) Zur jiingeren attischen Vasenmalerei, in Jarhbùeh di;s
Instituts, 1894, p. 57 segg.

(2) Die jiingeren attischen Vasen, 1885, p. 3 segg.

(3) Robert, Marathonschlacht in der Poikile und Weiteres
ne.ber Polignot, XVIII HallisehesWinckelmannsprogramm, Hallo.
1895, Excurs. Zu den jiingeren attischen Vasen, pag. 75; Rizzo.
Vasi greci Mia Sicilia, in Monum, ant. dei Lincei, XIV, col. 82.

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