Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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VASI FIGURATI CON RIFLESSI DELLA PITTURA HI PARRASIO

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che possono essersi conservate fin dove faceva co-
modo all'artifizio retorico, nelle fredde esercitazioni
metriche di Glauco e di Giuliano e negli studiati com-
ponimenti letterari del sofista. Nondimeno, dal com-
plesso — specie dal concordare di dati fra Giuliano e
Filostrato — credo che il punto di partenza degli epi-
grammi e doll'imagine si debba riferire ad un quadro
simile alla rappresentazione del nostro vaso. Non al-
tro oserei affermare, non ostante nel nostro dipinto
vascolare, in armonia con quanto dicono questi scrit-
tori, Filottete sia seduto, abbia barba e capelli arruf-
fati, guardo stralunato dai profondi occhi, e si pulisca
la piaga cancrenosa.

Ma da questo punto iniziale è facile procedere
ad altre e notevoli considerazioni.

*

Riflessi dell'arte di Parnasio, e nel contempo di
Zeusi, si sogliono riconoscere da alcuni studiosi nel-
l'idria famosa di Midia e nei vasi che ad essa si col-
legano già da altri riportati all'influenza di Po-
lignoto.

Questo ricordo di Zeusi e di Parrasio, se muove
dal presupposto ben giustificato di scorgere l'azione
di grandi maestri dietro un indirizzo della ceramica
senza dubbio pieno di originalità com'è quello midiaco,
si basa per contro unicamente sulla verosimiglianza
che questa elegante pittura ceramica piena di grazia
e di soavità talvolta leziosa, questo stile detto egual-
mente bene fiorito e miniaturistico, potrebbe conve-
nire a Parrasio, il cui elegante Teseo venne detto dal-
l'artista Eufranore « nutrito di rose », o a Zeusi che
•aveva dipinto un Eros coronato di rose (2).

(1) Robert, in Pauly-Wissowa, R. E., II, (I), 1005; Nicole.
Meidias, cit., p. 125 segg. : Ducati, Vasi di Midia, cit., p. 143
segg. ; Cultrera, Di un vaso con scena del mito di Pelope, in Au-
sonia, VIII, Roma, 1913, pag. 160. Il Cultrera aggiunge Aglao-
fonte. Il Nicole (p. 123) ammette anche una certa influenza
tardiva dello stile di Polignoto, che il Ducati invece nega
risolutamente (pag. 121) ; ma in ogni caso le influenze del
tare di Polignoto, che possono riconoscersi nello stile midiaco
(e difficile ad es. sarebbe il negarle nel cratere palermitano di
Faone), sono da considerare come elementi tecnici conqui-
stati alla pittura da Polignoto, ed ereditati dagli artisti seriori.
Essi pertanto non andrebbero riferiti al grande artista di Taso
se non indirettamente, in maniera mediata. Cfr. Cultrera,
loc. cit.

(2) Plinio, XXXV, 129 (Teseo) ; Scoi, ad Aristoph., Acham.
991 (Amore); cfr. Ducati, Midia, pag. 99 e 143.

Certamente l'espressione « nutrito di rose », che al-
tra volta la critica d'arte interpretava arbitraria-
mente come un accenno a particolari virtù coloristi-
che (fino a ricavarne una raccomiglianza tra il fare
di Parrasio e quello di Tiziano I) (x), allude a una fi-
gura elegante anche più chiaramente che non la co-
rona di rose dell'Eros di Zeusi. Ma non v'è alcuno che
non veda come il ricordo dei due grandi emuli a pro-
posito degli eleganti vasi midiaci, basato su di una
considerazione di questo genere, non possa essere inteso
se non come un vago riferimento, giustamente contrap-
posto a quello, abusato senza dubbio, di Polignoto
di Taso, come una eventualità che non può in alcun
caso intralciare o sconsigliare una indagine in altro
senso, non essendo neppur necessario sgombrare da
essa il cammino. Noi possiamo pertanto seguire senza
timore — da questa parte — la. ricerca, cui invogliano
le evidenti coincidenze tra la composizione del Filot-
tete nel cratere siracusano e quello del quadro di
Parrasio.

* *

Cominciamo col raccogliere ed esaminare ciò che
dalle fonti scritte — base prima di ogni nostra co-
noscenza della vita antica — possiamo apprendere
sull'arte del grande maestro.

Prenderemo a base un passo di Plinio, di eccezio-
nale interesse per la conoscenza dell'arte-del nostro
pittore, nel quale l'erudito romano cita e dipende
dalle sue più importanti fonti di critica estetica : Ari-
tigono di Cariato e Senocrate di Sidone (2).

Giova aver sottocchio l'importante documento.

« Parrhasius Ephesi natus.... primus symmetriam
picturae dedit, primus argutias vultus, elegantiam
eapilli, venustatem oris, confessione artificum in lineis
extremis palmam adeptus. Haee est in pictura summa
sublimitas. Corpòra eirim pingere et media rerum est

(!) C. Ruberto Dati, Vita de' pittori antichi, ed. di Milano,
1806, coi proemii di Guglielmo della Valle, p. 126; cfr. la ( l i-
tica in Winckelmann, Storia delle arti del disegno, ed. di Mi-
lano, 1779, li. p. 182.

(2) Plinio, h. n., XXXV, 36,9. Cfr. perle fonti: E. Seller»,
The elder Pliny's chaplers on the hislory of art, Londra 1896.
p. XXVII e XXXIV; Kalkmann, Die Quellen der Kunstges
chichte des Plinius, Berlino, 1898, p. 76; p. 110 seg. (esame
del passo di Quintiliano che si discute appresso e che è certo
in rapporto con la fonte di Plinio).
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