Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ALBINTIMILIUM

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in varie occasioni minacciarono seriamente le greche
eittàde] litorale, nè pare che Intimila ed Inganni ab-
biano mai permesso lo stabilirti, sulle spiagge loro, di
fattorie greche, mentre è verosimile che nelle loro pira-
terie non risparmiassero le ricche coste abitate dai
Massalioti (*). Sappiamo da Diodoro Siculo (2) che
espertissimi navigatori erano i Liguri, e che molto si
esercitavano nei commerci. In leggeri scafi si spinge-
vano fino a toccare le coste della Sardegna e della
Libia.

Questi Liguri occidentali furono gli ultimi ad es-
sere domati dai Romani. Presso di loro, con ogni pro-
babilità, non esistevano abitati cui si potesse vera-
mente dare il nome odierno di città, ma centri più
o meno estesi di popolazione, più fitta specialmente
là dove in età romana sorsero le mutationes, le mansio-
nes, le città: molta parte della popolazione doveva
abitare dispersa nelle campagne e sui monti (3).

Nell'anno 705 di Roma sembra fosse ormai compiuta
la pacificazione degli Intimilii ; pur tuttavia, improv-
visamente « Intimelii in armis sunt, ncque de magna
causa », come c'informa una lettera di Celio presso Ci-
cerone (4). Il passo medesimo dà notizia che un Bel-
lienus « ibi curri praesidio erat ». Nel 740 la guerra
ardeva ancora poco lontano da Albintimilium. Al
'Àlnsig al naqadalàaaioi àrrò Aiyvwv rù>v KofirjTmv
xakovfit'voùv èXevdéqws svi xcà tòte vsfiófisvm sóovXm-
6ì](Sav (5).

(J) Oberziner, 1. c.

(2) RipfonOéxt] ìaiogixi]. V, 39.

(3) T. Livio e le altre fonti classiche, nel trattare delle guerre
sostenute dai Romani contro i Liguri, non fanno nomi di città :
si parla di castella di cui non è nota ancora alcuna traccia. Livio,
nel ricordare l'incursione vit toriosa di Appio Claudio « in Ligu-
ribus Ingaunis », accenna vagamente all'espugnazione di poche
« oppida eoruni (XXXIX, 32) ». Altrove, accennando in genere
alla Liguria, fa un vago accenno ad agere ad urbes (XXXIX, 5).
Vedi Caselli. Un oppidum cello-ligure salV A pennino di Pia-
cenza (Boll, storico piacentino, XV, 3-4, 1920). Accenna anche
Virgilio a questi primitivi luoghi forti liguri (Eneide, VI, S30):
« Aggeribus socer Alpii.is | .... atque arce Monoeci | descen-
dens »...

(4) Apud Ciceronem, epistulae ad familiares, Vili, 15 ed.
Mttller, Teubner, Lipsia L904 « Intimeli in armis sunt, neque de
magna causa. Bellienus verna Demetri, qui ibi cum praesidio
erat, Domitium quendam nobilem illi, Caesaris hospitem, a con-
traria factione nummis acceptis, comprehendit et strangulavit,
civitas ad arma iit » (a. 705).

(5) Dione, 54, 24. Anche l'iscrizione della Turbia ne fa fede
(Plinius, Nat. Mst., [II, 24; C. I. L., V). Non vi sono ricordati
gli Intimilii.

In conseguenza, la regione, come pensò il Momm-
sen (x), dovette venir subito ridotta a provincia con
capoluogo Cemenelum (Cimiez, presso Nizza), mentre
Albintimilium rimaneva al confine della IX regione
augustea (Liguria).

Sotto l'Impero il confine tra Italia e Gallia fu por-
tato al fiume Varo : anteriormente, quando venne
costituitala provincia narbonensis, esso era alle Alpi (2).
La pacificazione definitiva dei confini d'Italia nord-
occidentali fu, come è ben noto, l'opera d'Augusto.
A lui fu dovuto il lungo periodo di prosperità che vi
durò fino alla discesa dei Barbari, e di lui parlano an-
cora l'acquedotto ed il tempio di Nimes, il trofeo della
Turbia, l'arco di Susa, l'arco e gli altri grandi monu-
menti di Aosta.

*

* *

È fuori dubbio che quell'estremo tratto della no-
stra Riviera di Ponente era già frequentato ed abi-
tato fin dai tempi più remoti della preistoria. Poco
lontane sono le rocce incise di Fontanalba e di vai
Meraviglie, e non dovevano aver sede lontana le genti
che le scolpirono, e che, secondo il Montelius ed altri,
videro le prime fasi dell'età del bronzo (3).

E possiamo risalire ben piii indietro nella pre-
istoria. Seguendo la costa a ponente di Albintimilium,
si trovano, a pochi chilometri, i Balzi Rossi (in dialetto
locale «Baussi Rouxi»), le celebri caverne aperte sulla
spiaggia ai piedi di alte rocce scoscese ed arse dal sole.
Qui la natura si prestava al vivere dell'uomo anche
quando nel nord d'Italia dominavano ancora i rigori
degli ultimi ritorni glaciali. I Balzi Rossi ci offrono
sicuri documenti dell'uomo paleolitico, e, se poco
sicuri vi sono quelli della civiltà neolitica, manufatti
di questa età furono raccolti nel territorio stesso di
Ventimiglia e qua e là nelle vicine regioni (4).

(1) C. I. L., v, p. 902 sgg.

(2) Mommsen, C. I. L., L. e.

(3) C. Bicknell, A guide lo the prehistoric rock engravings,
Bordighera, 1913 ; Issel, Liguria preistorica, Genova, 1908 ;
Colini (Bull. pai. ito?., XXIX, pp. 231-233). Barocelli; Val Me-
raviglie e Fontanalba, in Atti della Società pieni, diarcheol., X,
fase. 1°, 1921. È probabile che almeno in parte le incisioni
appartengano a tempi più avanzati : fra le altre una ricorda i così
detti rasoi lunati, manufatti propri dell'Ultimo periodo dell'età
del bronzo e del principio dell'età successiva.

C1) La dibattuta questione del neolitico ai Balzi Russi parve
risolta fin dal 1866—(>7 quando il dott. Perez donò al museo
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