Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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A proposito però di rinvenimenti sporadici giova
non dimenticare il carattere arcaico che sempre con-
servò nei tempi preistorici e protostorici la civiltà dei
Liguri.

Un monumento che potrebbe essere preromano
venne recentemente in luce nella zona stessa archeo-
logica di Albintimilium, L'anno 1916 sotto la spalla
sud del cavalcavia attraversante la strada ferrata
(Piano I, n. 1) si scoprì casualmente un semicerchio
di lastroni di pietra alti da 60 a 80 centimetri. Venne
manomesso dagli operai scavatori senza che la Soprin-

di storia naturale di Genova, coll'indicazione « Grotte di Mon-
tone », una raccolta di manufatti litici, fra cui accette levigate.
Ma fu poi dimostrato (Pigorini, Bull. pai. Hai., XXII, p. 470)
che oggetti fra i più significativi della raccolta provenivano
dalla rocca di Nizza al mare. Gli ultimi scavi esclusero la nota
ipotesi delle sepolture neolitiche in istrati paleolitici, ma non
diedero prova di strati neolitici. Tuttavia il Verneau li sup-
pone, ed il Villeneuve trova bensì fondata su prove insufficienti
l'opinione del Verneau, ma pensa che probabilmente reliquie
lasciato .dall'uomo primitivo in quelle caverne furono disperse
quando i Romani vi fecero un lungo soggiorno per aprire innanzi
ad esse la via Julia Augusta.

Il museo di antichità torinese possiede ora tre accette
neolitiche, già presso il museo universitario di geologi;" di
Torino coll'indicazione « Baussé Roussé » ma senza indicazione
del quando e come gli fossero pervenute, certo da molti anni.
I tre manufatti sono di rocce affioranti nell'alta valle della Roia
(microanfibolite e rocce serpentine) ed inoltre è risaputo che tra
il 1854 e il 1858 Antonio Grand, uno dei primissimi esploratori
dei Balzi Rossi, mandò a Torino ima parte dei materiali da lui
raccolti. Loro sede naturale a Torino non poteva essere allora
che il Museo di mineralogia. Dato che. come il Verneau non du-
bita, in qualche caverna uno strato neolitico esistesse, al Grand
più facilmente che non ai successivi scavatori può essere avve-
nuto di trovarlo e di esplorarlo. Bit-ocelli, Il neolitico ai Balzi
Rossi, in Boll. ri. soc. piemontese di archepl., a. III. pag. 83-85.

Vedi Grotte neolitiche nel principato eli Monaco {Bull. pai.
Hai, XXXVII, 267). L'isscl (op. cit.. p. 562) parla d'un'azza
levigata trovata a Castel d'Appio. Al capo Mortola si rinvenne
una bella accetta di pietra verde, tuttora inedita. È di piccole
dimensioni, foggia linguiforme, taglio leggermente arrotondato,
facce ugualmente, o quasi, convesse. Somiglia ad accette di
Piemonte e Liguria e specialmente della stazione neolitica di
Alba. Conservasi nella villa Mortola (raccolta Hanbury). Il ma-
nufatto neolitico dei Molini di Triora ricordato dall'Issel (op.
cit., p. 570) potrebbe essere una piccola accetta di pietra verde
accuratamente levigata che è nella raccolta Bicknell, e che ha ap-
punto quella indicazione di provenienza. Sembra che sia stato
raccolto nel territorio di Ventimiglia un pugnale di bronzo,
della collezione Hanbury, simile ad uno di Castione dei Marchesi ;
e così pure un'ascia a bossolo cilindrico ad anello f Issel. op. cit..
p. 100, 102). Nella medesima collezione sono un'ascia a coi te
alette e un pugnale di bronzo. L'Issel non vi accenna, e sem-
bra si ignori donde provengono. Della grotta del Torello
presso Pigna è nota la bella lama di selce scheggiata, uno
dei prodotti più fini dell'industria litica.

tendenza delle antichità fosse avvertita. Secondo le
informazioni raccolte, il recinto, che è a circa in. 2,20
sotto il livello di soprastanti avanzi di strada romana
e a m. 2,70 sopra quello del mare, continuava ad ovest
e a nord per modo che doveva formare un cerchio di
circa m. 10 di diametro. Fu rivisto infatti in questi
ultimi tempi facendosi gì scavi per le fendaziori del
pi'one sopra la ferrovia imn ediatamente a nord della
predetta spala : delle pietre, di varia forma e dimen-
sioni, a'c ne (rano accostate l'una all'óltr.1, altre sepa-
rate, altre so\ r. pposte a secco. Disegnav. no però
sempre un arco di circolo : erano infisse nella s b' ia
eolica intatta. Anche qui, sopra il recinto, separato
da un alto banco di terriccio, fondamenta di muri
romani. Furono trovate dentro il recinto qua e là,
ceneri ed ossa.

Altre notizie non mi fu dato raccogliere sulle cou-
dizioni del monumento allorché venne scoperto, ma
si presenta ovvio un riferimento ai recinti funerari
del sud della Francia (*), ai recinti diGolasecca e di
Castelletto Ticino (2) e di Vergiate (3), a quello assai
più largo del nostro, ma affine, che vedesi al collo
del Piccolo S. Bernardo (4) : e all'altro di Rapallo (5),
ai recinti di Este, di Vetulonia e di Terni (8).

II.

Dove sorgeva la città romana di Albintimilium.

Dal 1914 al 1918 hi zona archeologica di Albinti-
milium fu oggetto di scavi regolari per cura della So-
printendenza delle antichità, scavi urgenti ed indiffe-
ribili per causa di lavori di ampliamento della stazione
ferroviaria di Ventimiglia.

La città era stata fondata fra Nervia e Roia, ai
piedi della collina che si avanza quasi a picco fino a
poche centinaia di metri dalla spiaggia (Piano I, A, 3).

(x) Déchclette. Manuel d'arch. préhist. etc, II bis (età di
Hallstatt), p. 667.

(2) Castelfranco, in Bull, paletn. ital., II, p. 89; Montelius,
Civilisation prim., I, ser. B, tav. 43.

(3) Notizie d. scavi, 1876, p. 207.

(4) Déchelette, op. cit. ; Promis, Aosta, in Mem.'d. r. accad.
d. se. di Torino, ser. II, XXI, 1864.

(6) Tssel, in Bull paletn. ital, XXXVIII, p. 40.
(6) Notizie d. scavi, 1882, p. 11 ; 1913, p. 425 ; 1914, f. I-;
Bull, paletn. ital, XXXV, p. 83 ; Montelius, op. cit.
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