Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ALBINTIMILIUM

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desimo e da due muretti. Da quest'area si perveniva,
per uno degli scaloni già descritti, alla praecinctio ed alla
stimma cavea e, per il parodos di levante, all'orchestra.

La sistemazione di questo breve tratto di area libera
ò verisimilmente contemporanea alla costruzione del
teatro. L'ingresso monumentale non era certamente
stato eretto per quell'irregolare angusto spazio : del-
l'arco restano i due grossi pilastri laterali ed un grosso
pezzo dell'arco (1). Preceduto da due gradini, questo
ingresso non era accessibile ai carri. Gradini e soglie
sono in pietra della Turbia, e mostrano un consumo pel
passaggio dei pedoni, che non si verifica affatto, come
già si accennò, negli ingressi degli scaloni del teatro.
Si aggiunga la diversità della costruzione, e vi è diver-
sità anche nei muretti che all'arco si congiungono.

L'arco era coperto di fine intonaco giallastro-chiaro
di cui restano larghe tracce : una (Scanalatura a sezione
rettangolare nell'intonaco corrente tutt'intorno ai pi-
lastri, a breve altezza sul livello della sogli"., farebbe
pensare a qualche fascia bronzea, orizzontale, perduta,
di cui non si vede la ragione.

I muretti ad est e ad ovest non hanno addentellato
nella muratura dei pilastri : fra le superficie di contatto
si vedono ancora l'intonaco e le cornici dei pilastri.
L'arco era certamente stato costrutto per rimanere
isolato.

Esternamente a ciascun pilastro un'alta base rettan-
golare di pietra della Turbia sosteneva verosimilmente
una statua, ora mancante. Sul piano della base sono an-
cora avanzi di impiombatura nell'apposito foro cen-
trale.

Nei resti di largo lastricato esistente avanti all'in-
gresso sono praticati, poco discosto dai gradini, alcuni
fori disposti con certa regolarità come per saldarvi le
spranghe di una chiusura.

L'arco, per quanto modesto — in una città della
Liguria inops — presentava certamente carattere di
monumentalità. E noto l'uso romano di innalzare archi
all'ingresso dei fora e delle aiee pubbliche. Senza citare
gli esempi degli archi che sorgevano agliingressi del foro
romano, basti ricordare i due archi pei quali ai lati del
tempio di Giove si accedeva al foro di Pompei, e, nelle

(*) Caduto quest'ultimo nell'interno dell'area lastricata
quando, abbandonato il teatro, già vi si era accumulato un alto
strato di terriccio e detriti.

Provincie, l'arco di Caracalla (arcus triumphalis) innal-
zato all'entrata del foro a Cuicul (Gemila), l'arco di
Macrino nella fronte settentrionale del foro di Diana
(Zàna). A Ulama si vedono i resti di pilastri molto
probabilmente appartenenti ad un arco che ornava
l'ingresso al Poro dalla via principale (1).

I due muretti di cinta dell'area lastricata (Piano
II, 8, 9) si uniscono all'arco in direzione normale l'uno
all'altro. Uno si dirige verso le dipendenze della scena
del teatro, porta tracce'd'intonaco giallastro-chiaro,
e si collega certamente con muri incrociantisi ad angolo
retto, che persone degne di fede mi assicurano essere
stati visti anni or sono quando si sistemò l'angolo nord-
ovest del piazzale della stazione tranviaria. L'altro
muretto a facce di ciottoli spaccati, in ordini regolari,
senza intonaco, va a confondersi col vecchio muragliene,
probabile avanzo di distrutte mura di cinta (Piano II,
14) della città.

All'arco si congiungono altri ruderi d'ignota desti-
nazione (Piano II, 10, 11, 12, 13) : a determinarla
occorrerebbe atterrare il muro moderno che loro sovra-
sta. I saggi che si poterono eseguire accertarono che
essi non si uniscono ai ruderi della fontana (Piano II,
16). La loro costruzione appare accurata : nulla ci di-
mostrerebbe un'avanzata decadenza. Il muretto 10
è certamente posteriore all'arco ; la sua testata vi è
semplicemente aderente, ma fu sistemato coll'arco
stesso rivestendolo con intonaco, uguale, avente quasi
apparenza di stucco.

* *

Non un oggetto intero uscì dagli scarichi del teatro
e delle aree adiacenti: null'altro che frammenti. Essi
però ci parlano di case adorne di mosaici pavimentali,
di intonaci a fiorami, a fasce gialle, verdi, bianche e
specialmente di bel rosso antico. Fini prodotti laterizi
uscivano da officine locali (2). Sulle mense, oltre la co-
mune suppellettile, splendeva copia di vetri eleganti
e vasi di terra sigillata importati prima dalle fabbriche
di Arezzo e poi da quelle della Gallia Transalpina- che,
imitando le aretine, fornivano Eoma stessa de' loro
prodotti. Erano vasi eleganti nelle loro svariate forme,
e ve n'erano di ornati a rilievo con figure.umane e di

(!) Moretti, op. cit., p. 127.

(') Fra queste l'officina i. • her • op. Vedi la appendice IL
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