Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ALBINTIMILIUM

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scavi della Soprintendenza, si inumava senza alcuna
protezione e suppellettile nel banco d'arena eolica
che già aveva coperto i ruderi della estinta Albinti-
milium (').

XII.

La suppellettile funeraria.

La suppellettile funeraria di Albintimilium è, più
o meno, uguale a quella dei sepolcreti coevi delle re-
gioni finitime, salvo il numero eccezionalmente scarso
delle monete (2). In quasi tutte le sepolture i rituali
clan tràbales per lo più di ferro, raramente di bronzo,
in alcune numerosissimi (3). Se ne trovarono anche
in qualche sepoltura dei bassi tempi (4). Di altri bronzi
notevole scarsità (5). I vetri (fig. 24) in certo numero :
alcune urne cinerarie (fig. 24 d ed f), molti piccoli
comuni unguentari, spesso fusi dal rogo, bottiglie
(fig. 25), bicchieri, coppe spesso eleganti, una piccola
pila. Il colore dei vetri solitamente chiaro o leggermente
verdolino : azzurri od ambrati alcuni unguentari (6).

(') Se ne trovarono non lungi dai piedi della collina, presso
il muro che si diparte ad occidente della fontana (piano II. 16).

(2) Pertinenti alle sepolture sono soltanto : sep. 1, mpdio
bronzo corroso di Augusto o di qualche membro della sua fa-
miglia: sep. 7, medio bronzo di Tiberio, variante di Cohen, Mcd.
imp., 2a ed,, n. 13. Altre monete di varie età si raccolsero qua
e là disperse nell'area della necropoli.

(3) È noto il significato magico e lo scopo profilattico dei
chiodi nei sepolcri greci e romani (Orsi, La necropoli di Mes-
sana, in Mommi, dei Lincei, XXIV). Ne trattò ampiamente
anche il Bruzza illustrando i sepolcreti romani nel Vercellese
(Iscrizioni antiche vercellesi, p. xli, sgg.). In una tomba ad
incinerazione del Vercellese egli ne trovò gran quantità disposta
intorno all'urna in modo da formare una specie di reticolato.
Nel sep. 1 intimiliese (ad inumazione) se ne trovarono molti
tutt'intorno al cadavere, ma specialmente presso le ginocchia.
In tutti i sepolcreti piemontesi rappresentati nel museo di an-
tichità di Torino i chiodi di ferro sono numerosi (Palazzolo Ver-
cellese, Lomellina, Candiolo, Almese, ecc.). Se ne trovarono re-
centemente anche nel sepolcro d'età romana di Galliate (Notizie
d. scavi, 1918. p. 85), Qualche volta però, quando trattasi di
sepolcro ad incinerazione, nasce il dubbio che alcuni di questi
chiodi abbiano appartenuto al mobile di legno con cui il cada-
vere era portato sul rogo.

(4) Sep. 79 e 134.

(5) Uno specchietto circolare (sep. 24) ; una padella ed
uno strigile di bronzo fusi insieme dal rogo con oggetti di ferro
(ree. E) ; fibula di tardo tipo La Tene (trovata dispersa negli scavi
del 1915). Anche nella raccolta Bicknell è un pezzo di fibula
di tardo tipo La Tene insieme con alcune catenelle a maglie in-
trecciate. Provengono verosimilmente dalla nostra necropoli.
Qualche oggettino di bronzo è pure nella raccolta civica.

(e) Vetri simili sono frequenti, ad esempio, anche in Pie-
monte ed in Sardegna. Nella Gallia transalpina vi erano, a quanto

Coppe e patere di vetro sostituiscono i fini vasi di terra
sigillata nelle tombe del II secolo e del principio del
UT, quando cioè l'uso di questi stava per cessare od era
del tutto cessato (x).

Elegantissime le asticciole di vetro torte a spirale
(fig. 26 a, b, e) probabili stili per scrittura terminando
ad una estremità a punta acuta e all'altra con un bot-
tone liscio (2). Insieme a questi furono trovati altri stili
d'avorio a testa dorata (fig. 26 d), ma questi potrebbero
anche essere dei semplici acus.

Gli ori scarsissimi: un orecchino (3) (fig. 26 f), una
catenella con perline (4) ed un punteruolo di osso a
testa d'oro (5) (fig. 26 g).

Notevoli, alcuni eleganti strumentini collegati in-
sieme, ma tuttavia mobili in modo da poter essere
usati indipendentemente l'uno dall'altro (fig. 26 bis):
sono d'argento, salvo una lama di temperino di ferro.
Nella medesima tomba (n. 142), forse della seconda
metà del II sec. d. Cristo, era il cucchiaino d'argento
della fig. 26 e.

I soli oggetti di marmo, lavorati, raccolti negli scavi
della Soprintendenza, sono l'artistico busto e l'urna
nel sep. 145 (6).

Dal sep. 14 uscì una breve scheggia, corrosa dalla
umidità, che ha l'apparenza di essere stata tagliata
intenzionalmente a dio' dei coltellini preistorici del tipo
Moustier. È di una pietra tenera (calcare marnoso),

sembra, centri di produzione vetraria la quale si diffondeva in
tutto l'occidente del Mediterraneo (Taramclli, Notizie d. scavi,
1918, pp. 301,302). Il museo torinese di antichità è ricchissimo di
bei vetri raccolti nei sepolcreti piemontesi. La raccolta Bicknell
ha un certo numero di vetri (unguentari, bicchieri, coppe). Un
frammento di colore rossiccio sembra appartenere ad ampol-
lina a forma di grappolo d'uva : un bicchiere è ornato di piccoli
esagoni incavati disposti come a rete : alcune coppe sono del
tipo diffuso a piede basso, larga bocca, parete rigonfia ornata
di grosse coste sporgenti in senso verticale (vedi Ponti, Il Ver-
bano e i suoi antichi abitatori ecc. Un esemplare, raccolto in
sepolcreti presso Locamo, vi è raffigurato in una tavola). Non
vi mancano i bastoncini ritorti a corda e terminanti ad anello,
probabile ornamento muliebre, comune anche nei sepolcreti
piemontesi.

La raccolta civica ha vari vasi di vetro, fra cui la bella
patera sul cui fondo era una divinità marina, descritta dal
Rossi in / Liguri Intemelii, pag. 95 segg., fig. Ili, conservato
ora nella raccolta civica di Ventimiglia.

(!) Sep. 145, 137, 142.

(«) Sep. 145.

(3) Sep. 78.

(4) Sep. 145. Era nell'urna cineraria.

(5) Sep. 137.

(6) Vedi sopra, p. (15.
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