Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ALBINTIMILIUM

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le sole tracce che fino ad ora si hanno della prima età
del ferro consistono in una tomba a cremazione (1).

L'inumazione del nostro sep. 1 potrebbe rappresen-
tare la continuazione dell'antichissimo rito ligure : di
combusti invece erano i sepolcri ad esso sovrastanti (2)
e tutti gli altri, salvo qualche bambino inumato (3).

Anche ad Albintimilium pertanto, come nella pia-
nura padana, a Róma stessa ed altrove, durante l'alto
impero prevalse in modo assoluto l'incinerazione ('),
e gli avanzi combusti, quando su di essi non sorgevano
sepolcri in muratura, avevano le solite comuni prote-
zioni fittili o laterizie.

Nel II e nel III secolo cominciò a tornare in uso
l'inumazione ; anche nella nostra necropoli scavi casuali
misero in luce sarcofagi marmorei (6).

(') Presso Pornassio (Notizie d. scavi, 1918, p. 96 sgg.).

(2) Anche in altro luogo della necropoli intimiliese il Rossi
constatò sepolture di inumati sottostanti a sepolture di com-
busti (Notizie d. scavi, 1890, p. 27).

(3) Si ò già accennato che le leggi rituali vietavano l'incine-
razione dei bambini di inferiore età. Riferì il Rossi, circa il se-
polcreto, che venne trovata in esso una cassa di piombo conte-
nente le ossa di un bambino. Probabilmente è quella che ap-
punto con ossa di bambino conservasi nella raccolta civica di
Ventimiglia.

(4) Il Patroni, dando notizia di sepolcri gallici e gallo-romani
di Pavia, (età fra il in sec. av. Cr. e il primo imperatore romano),
avverte che il rito generalmente osservato era l'incinerazione,
ma che si ebbero anche alcuni casi di inumazione (Notizie d. scavi,
1909, p. 260).

Ad incinerazione erano i sepolcreti vercellesi, sui quali rac-
colse notizie eccellenti il Bruzza (Iscrizioni antiche vercellesi,
p. XLVII sgg.) ; quelli di Palazzolo (Meni. d. R. Accad. d. scienze
di Torino, XLI, 1891, p. 129), Candiolo (Notizie d. scavi, 1898,
p. 225 e 1902, p. 50), Almese (Notizie d. scavi, 1898, p. 129), Carrìi,
in Atti della Soc. pieni, d'arch., voi. II. Nella necropoli di S. Cate-
rina presso Asti, tra le numerose tombe, solo tre erano di inumati
(Atti della Soc. pieni, d'arch., IV), tutte le altre di cremati. Per i
numerosi sepolcreti del piano novarese, vedi Barocelli, in Boll,
della Soc. pieni, d'arch., I, p. 70; Notizie d. scavi, 1918, pp. 84 e
88 ; Boll, storico per la prov. di Novara, XIII, p. 12.

Fuori di Albintimilium, nella Liguria occidentale italiana
sono scarsissime le notizie circa rinvenimenti di sepolture. Si trovò
l'incinerazione in sepolcri d'età romana a Ceriale e a Pietra Ligure
(Morelli, Sepolcri gallo-romani in Liguria), a S. Remo (Notizie
d. scavi, 1879, p. 53), a Noli (Notizie d. scavi, 1894, p. 298). Nella
raccolta Queirolo di Vado Ligure è un'anfora segata a mo' di
cinerario, proveniente quasi certamente da Vado stessa.

Sulla varia distribuzione dei riti dell'inumazione e dell'inci-
nerazione in Italia, vedi l'art, del Cuq alla voce Funus nel Dict.
Daremberg e Saglio e le note di P. Orsi nell'opera cit. su Messana.

(5) Come in Piemonte, anche nella Liguria occidentale rari
i sarcofagi marmorei. Come proveniente dalla valle di Legino (Sa-
vona) conservasi nel museo civico di Savona un rilievo rappre-
sentante la caccia al cinghiale, probabile fronte di sarcofago mar-
moreo (vedi Poggi, Catalogo del museo civico di Savona). Un

Nei bassi tempi imperiali e nei barbarici ad Albinti-
milium, come in generale dappertutto, anfore rotte e
laterizi, per lo più infranti, coprivano le povere ossa inu-
mate. Ai bassi tempi imperiali potrebbero appartenere
le inumazioni sotto protezione laterizia di Santo Stefano
in vai di Roia vicino a Ventimiglia (*).

XIII.

Albintimilium nella storia.

Nel I secolo av. Cristo estendendosi gradatamente
la cittadinanza romana alla Cisalpina (2), verosimilmente
anche l'antico e rozzo centro dei Liguri Intimilii diventò
municipio romano (*). Forse da quei giorni incominciò
per la città un periodo di progresso civile e di sviluppo
che andò aumentando col farsi sempre più facile e fre-
quentata la strada che da Pisa, per le città costiere, met-
teva al Varo, alla Gallia transalpina, alla Spagna.

Non sappiamo se Albintimilium avesse un porto. Ne
lo sbocco di Roia nè quello di Nervia chiusi al mare —
probabilmente anche allora — da variabilissime barre

frammento della fronte di un altro sarcofago con baccellature ad
S conservasi nella raccolta civica Queirolo a Vado Ligure, ed è
con ogni probabilità di provenienza locale (Poggi, Delle antichità
di Vado, in Giornale ligustico, 1877, p. 11, tav. I, 4).

(!) Piano I, A, 8. Notizie d. scavi, 1901, p. 289 e 1909, p. 297.
Alcune tombe laterizie scoperte a Col di Rodi (S. Remo) erano,
secondo il Rossi, ad inumazione (Notizie d. scavi, 1895, p. 221),
ma non è possibile ora determinarne l'età ; come neppure di inu-
mazioni venute in luce al capo S. Siro presso la località ove sem-
bra esistesse la stazione di Costa Balenae (vedi sopra, cap. III).
L'inumazione di Bussana (vedi sopra, cap. III) sembra del basso
impero.

(2) B. Mattiauda, in A Paolo Bosetti il Comitato savonese per
le onoranze (Savona, 1913), asserisce chei Romani non conquista-
rono mai stabilmente la Liguria occidentale, e che la loro occupa-
zione si limitò alla stretta striscia di territorio, attraverso la quale
passava la via litoranea. In questa asserzione è una parte di
vero, ma sono da fare riserve quando adduce a prova la man-
canza di monumenti romani nella regione, e prevede che neppure
se ne troveranno in avvenire. Si possono citare non pochi ritro-
vamenti casuali avvenuti ad Albenga, a Vado, a Ventimiglia, a
Savona ed altrove. Molto materiale trovato andò disperso, ma là
dove si scavò, reliquie romane non poche vennero alla luce.

(3) Il Rossi crede che ciò sia avvenuto nell'anno 48 av. Cr..
quando, secondo Tacito (Annales, X), « Caesar nationes Alpium
maritimarum in jus Latii transtulit ». Ciò che noi sappiamo è
che ad Albintimilium erano i decurioni ed un questore, come ri-
sulta da lapidi trovate sul posto, ma di cronologia non esatta-
mente determinabile (C. I. L., V, 7823, 7824). Colla cittadinanza
romana, i cittadini furono aggregati alla tribù Falerna (Kubi-
tschek, Imperium romanum tributim descriptum, Leipzig, 1900).
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