Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ALBINTIMILIUM

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di foce, potevano prestarsi ad ancoraggi senza grandi
lavori. Strabone dice, forse con un po' di esagerazione,
importuosa (x) la riviera tra il porto di Monaco (*) e
quello di Luna. Non abbiamo notizia che ad Albintimi-
lium approdassero glosse navi. Alla riva destra del
fiume, sotto la Ventimiglia medioevale, pare che in
qualche epoca avvenissero approdi, ma è difficile che
mai potesse trattarsi di grosse navi da carico.

La pace dell'impero dovette segnare per Albintimi-
lium un periodo di floridezza ; tuttavia durante la guerra
di successione all'impero fra Ottone e Vitellio già la città
e il suo territorio ebbero a soffrire stragi e saccheggi. A
quei giorni si riferisce l'episodio narrato da Tacito (■)
della uccisione della madre di Cn. Giulio Agricola, il
vincitore dei Britanni, avvenuta in praediis suis presso
Albintimilium. Poco però eravi da predare nell'agro.
All'infuori delle città costiere, viveva disseminata sui
non feraci declivi scendenti al mare ligure una fiera ma
misera popolazione, tutt'ora qua e là cavernicola. La
povertà di quella gente si desume dal medesimo passo di
Tacito : « Othonis miles vertit iras in municipium Al-
burni Intimelium quippe in acie nihil praedae ; inopes
agrestes et vilia arma » (*).

Se si accetta l'opinione del Gabotto (*) — senza dub-
bio accettabile per molti casi — che in genere nell'Italia
occidentale il territorio dei municipi romani corrispondo
a quello dei comitati e vescovadi medioevali, opinione da
lui applicata anche al municipio intimiliese, questo era
diviso ad est dal territorio ài Albingaunum approssi-
mativamente dalla linea del fiume Taggia, e così inclu-
deva Costa Balenae (6) ed il castellimi alla foce del Taggia,

(*) 'AUfisvog . Tuttavia già da tempo Strabone stesso rico-
nosceva in Genova un importante Bfinóqiov. Portus chiama Plinio
Vada Sabatia. Gli itinerari notano Ad Navalia (Varazze?) e
Portus Maurici tra gli Ingauni e gli Intimilii. Certamente Stra-
bone pensava alla ricchezza di porti della regione di Massilia.

(2) Alcune fonti classiche parlano di Portus Herculis Monoeci
(così Tacito, Hist., 3, 42). Ma Tolomeo (3, 1, 3) enumera
Ma<K/ah(i>rC)i> Nixaia, 'Hgaxtéovs fafurjv. Tgonctia Avyoiiatov •
Movolxov h/j.rjv ». Qui si vede che il porto di Ercole era tra
Monaco (Monoecus) e Villafranca, e che meno esattamente lo
si pone alla stessa Monaco (Mommsen, C. I. L., V, p. 908).

(3) Hist, II, 13 ; Vita di Agricola, VII.

(*) Queste vilia arma fanno pensare anche alle armi litiche.

(5) I municipii romani dell'Italia occidentale ecc., in Studi
sulla storia del Piemonte avanti il mille, voi. XXXII della Bibl.
della Soc. storica subalpina, pp. 248, 249 (1908).

(8) Fu discusso questo confine (vedi Oberziner, / Liguri e i
loro commerci ; Le guerre di Augusto contro i popoli alpini. Roma.
1900). Il Gabotto credè di aver troncata ogni discussione.

Monumenti Antichi — Vol. XXIX.

ricordato dall'iscrizione già esistente sul castello di Arma
di Taggia Ad ovest poi doveva comprendere Lumo (2)
che certamente non formava civitas a sè. Da questa parte
confinava pertanto con Cemenelum, ed è probabile che i
titoli dei magistrati e i nomi di tribù scoperti a Monaco
spettino piuttosto a Cemenelum e ad Albintimìlium che non
a Massilia. Monaco, secondo Mommsen, «rempublicam
suam nullo tempore habuit » (3).

Albintimilium non diventò mai una grande città.
Per quanto non se ne conosca precisamente il cir-
cuito, senza dubbio essa rimase sempre poco estesa,
non altrimenti di altre città liguri sorelle, serrata tra
la montagna e il mare. A parte l'appellativo che nel
passo già citato le dà Strabone, essa dovette avere
un periodo di ricchezza, e ne sono indizio alcuni dei
monumenti descritti. Ma il suo fiorire non può essere
durato a lungo. La decadenza, cominciata probabil-
mente — come in genere per tutta la regione — con
i torbidi e le lotte dei pretendenti all'impero, precipitò
col decadere di questo e colle invasioni barbariche.

Che durante il basso impero e le invasioni rimanesse
qualche cosa della città nel piano di Nervia ò dimo-
strato dalle tombe di quei tempi rinvenutevi e dagli og-
getti cristiani, pochissimi invero, di cui sembra che il
Rossi avesse sicura notizia (4) : che in quel piano ri-
manesse o lo frequentasse qualcuno ancora nel medio-
evo, quando la stremata popolazione erasi rifugiata
sul colle di là della Roia, è arguibile puro da qualche
sepoltura ad inumazione la quale può appartenere a
quei tempi. Ma i dati archeologici che possediamo
finora ben poco ci dicono. È cosa certa che anche que-
st'angolo della Liguria, quando con tal nome si in-
tendeva tutta l'Italia nord-occidentale, poteva essere
descritto colla nota, tristissima, frase di Ennodio :
«Vides universa loca Italiae originariis viduata culto-
ribus, et Illa mater humanae messis, cui numerosa agri-
colarum solebat constare progenies, orbata atque ste-
rilis jejunam cespitem nostris monstrat obtutibus » (*).

(») Ora perduta (C. I. L., V, 7809).

(2) Probabilmente va identificato con Mentone.

(3) C. I. L., V, p. 908.

(*) Vedi oltre, l'appendice. I.

A dimostrare la tesi che i Romani non occuparono mai sta-
bilmente la Liguria occidentale, B. Mattiauda cita anche il fatto
che quivi, contrariamente a quanto accadde altrove, il cristiane-
simo prima si diffuse tra i pagi, e poi nelle città. Ignoro su che sia
fondata tale affermazione.

(*) Eunodio, Vita Epiphani in M, G. H., A. A. a, a.

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