Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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sibilità che con infinite e piccole modificazioni la ha
trasvalutata ; se cioè la composizione sommaria ri-
mane, è tutto un nuovo modo di rendere le masse
carnose e l'aderenza alla posa, che si avvicina assai
alla comprensione Prassitelica. E questo non è opera
di copista, ma di creatore : questa trasvalutazione
è già compiuta nel modello dell'opera. E, se guar-
diamo, questo troviamo nelle opere che ilFurtwàn-
gler riporta all'artista greco Eufranor, e in parti-
colare nel Dioniso di Tivoli, al Museo delle Terme ;
appunto la nostra opera ha il carattere che lo studioso
tedesco attribuisce ad Eufranor, di condurre le sche-
matiche opere di Policleto ad una comprensione più
fusa e armonica, come preludendo alle opere del IV
secolo.

Abbiamo un derivato dal Dioniso, fratello quindi
alla statua delle Terme, o piuttosto dobbiamo pensare
al perduto Agatodaimon ? L'ipotesi è seducente, e
non priva di persuasione; ma chiede esame parti-
colare.

Nel nostro assunto particolare, negando all'arte
Adrianea e ad Antinoo quest'opera, la riportiamo
al periodo Flavio, forse ai primi suoi tenpi, come
riproduzione d'un bronzo del greco Eufranor.

L'esecuzione tecnica è superiore ad elogio ; sono
nuovi il braccio destro (ma non tre dita della mano
corrispondente), il pollice della sinistra, la gamba
sinistra dal ginocchio ; parte del tronco di sostegno.

N. 14. Testa a"1 Antinoo (Galleria), alt. m. 0,72,
ma la parte antica solo 0.385.

Dietrichson, p. 186 ; Stuart Jones, Gali., n. 13,
tav. 30.

Solito schema di capo e disegno di chioma. Una
corona d'alloro la cinge. Sopracciglia, iridi e pupille
indicate. Sopra la fronte v'ha un piccolo dado, forse
per inserirvi la pigna, o un fiore di loto.

Sono nuovi parte della chioma, il naso, le labbra,
il busto ; sonvi tasselli di marmo diverso. Il lavoro
è mediocre, freddo, fiacco.

Museo dei Conservatori.

N. 15. Torso dionisiaco con testa di Antinoo.
Composta di due parti non combacianti e di marmo
diverso.

Il tronco, coperto di nebride, privo d'arti, di
marmo greco, si riporta a modello greco del IV sec. ;
sarei tentato d'avvicinarlo al Satiro prassitelico,
per lo schema.

Il capo, certo di Antinoo, è acconciato alla Dioni-
siaca, con lavoro pesante e materiale ; è inserito sul
tronco erroneamente, che dovrebbe esser volto a
sinistra e non a destra. Ma dubito assai sull'auten-
ticità di questo pezzo.

Museo Laterano.

— N. 16. Statua d'Antinoo, alta m. 2,28 ; [tav. I, 3].

Benndorf u. Schòne, Museo Laterano, p. 51, n. 79 ;
Braun, Kunstblatt, 1838, p. 365; Helbig, II, n. 1152.

Da Ostia. Statua acefala, per metà nuda ; una veste
la cinge ai fianchi e si raccoglie poi sull'avambraccio
sinistro, spiovendo ; tra questo avambraccio e la mano
destra, un lembo è teso a conca, e pieno di frutta e fiori.
La gamba sinistra è portante, la destra piegata, ma i
due piedi poggiano completamente al suolo. Il tronco
è gonfio e pesante, di carne massiccia; superficie liscia.

Il motivo scultoreo è noto dall'arte greca del IV
secolo, che lo usò per maestose rappresentazioni di-
vine ; ripreso tosto, nella medesima arte, per statue
di filosofi e personaggi illustri (basti notare la statua
di Zenone al Museo Capitolino, e quella di poeta della
Collezione Giustiniani), e in tale accezione ripresa
nell'arte romana. Nuovo è invece il motivo della conca
fatta nella veste, ed è certo aggiunta al tipo predetto,
desumendola da figurazioni di Silvano, in cui però è
tesa non tra le due braccia, bensì tra la spalla destra
e la mano sinistra. La contaminazione dei due elementi,
non unificati, agevolmente si avverte nell'opera.

La forma della base e il lavoro imperfetto della
parte posteriore fanno pensare ad una originaria col-
locazione in una nicchia. Nuovo è il capo, le dita delle
mani, gran parte della conca e dei fiori, numerosi
tasselli nella veste, il braccio sinistro e parte del
destro.

Come confronto, giova tener presente l'identica
statua nella collezione Smith Barry (cfr. n. 86).

Si ritiene generalmente che Antinoo sia rappresen-
tato divinizzato come Vertunno, dio agreste d'origine
etnisca, spesso confuso con Silvano (cfr. Reiffersclieid,
Imagini deldiojSilvano, inRom. Mitth., 1886, p. 212).
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