Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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antinoo

196

OLANDA

r

L'Aia.

N. 91. Testa cVAntinoo, alt. m. 0,12.

Nella collezione Lunsingh Scheuerleer. Inedita.
(Devo questa notizia alla liberalità del eh. prof. Arndt).

Pare provenga dall'Egitto (Antinoupolis).

È però opera di scarsissimo valore, ed ha espres-
sione assai generica ed ottenuta con mezzi plastici
rudimentali.

Ci parrebbe di doverla avvicinare alla testina del
museo delle Terme, n. 19.

DANIMARCA

Copenhagen.

Gliptoteca Ny-Karlsberg.

N. 92. Statua (VAntinoo, alt. m. 2,355 ; marmo
di Paros.

'Winckelmann, Mon. ined., p. 13; Matz u. Duhn,
n. 383; Dietrichson, n. 32; Furtwàngler, La coli. Somzée,
n. 63, tavv. 28-29.

Trovata a Roma, « a piò del casino riguardante
la basilica Lateranense », secondo il Ficoroni ; «tra le
rovine dell'antico macello d'Augusto negli Orti Casali,
a S. Stefano Rotondo », secondo il Maffei. Alla col-
lezione Somzée nel 1882; in seguito acquistata per
Copenhagen.

Grandiosa statua, stante sulla gamba sinistra,
mentre la destra è in riposo un poco spostata in
avanti ; ambedue i piedi poggiano a tutta pianta.
Il braccio destro pende, il sinistro, sollevato, s'appog-
gia al tirso che si appunta davanti al piede sinistro.
Largo e sporgente è il petto, e tutto il corpo lavorato
a masse carnose senza rilievo ; il torso è cinto di ne-
bride. Il capo è chino a destra, ed ha una versione
ritrattistica della fisonomia. La chioma è di lavoro
complesso e ardito : abbondante e rigogliosa, è spar-
tita da una scriminatura, e riccioli vengono ad adden-
sarsi sulle tempie, fondendosi alla corona d'edera dalle
larghe foglie.

La superficie del corpo è levigata come per cera ;
la tecnica è preziosa, dove s'indugia a segnare i peli
della nebride e le ciocche dei capelli ; ed ha nella
espressione uno sforzo. di novità.

Di restauro il tirso, dettagli nella nebride ; la parte
superiore del capo è rimessa con una aggiunta.

GERMANIA

Berlino.

Friedrich Wilhelm Museum.

N. 93. Statua di Antimo, alt. iti. 2,37, marmo
lunense? [tav. I, 5].

Visconti, Op. parie, p. 213; Schorn, Amalthea
III, 361; Gerhard, Mus. Berlin, n. 140; Dietrichson.
n. 105 ; Bescìireibung ani. Scidpt., n. 36^

Proveniente da Roma.

Figura stante sulla gamba destra, colla sinistra
in riposo e portata innanzi; i piedi poggiano sul suolo
a tutta pianta. Il torso, ondulato e morbido, si appog-
gia col gomito del braccio sinistro a una cornucopia
fissata su d'un basso tronco, attorno a cui un ser-
pente s'arrampica ; però tale appoggio è illusorio, in
quanto il corpo non vi scarica peso, nè per esso as-
sume atteggiamento più sciolto e libero ; il braccio
destro pende, reggendo un corto bastone. La testa,
piccoletta, si piega lievemente verso sinistra: ha linea-
menti poco significativi, le occhiaie vuote per la
inserzione di pietre ; la chioma ha la disposizione
tanto nota nei busti. Il corpo è cinto nella parte infe-
riore d'una veste che, lasciando scoperto il ventre
e l'attacco delle coscie, si raccoglie sul braccio sini-
stro, formando rotolo di pieghe all'inizio.

Il lavoro è discreto ; di restauro guancia destra,
naso, bocca, mento, collo, avambraccio destro, mano
sinistra, genitali, molte parti nella veste e nel so-
stegno.

(ìli attributi ci fanno identificare con certezza
nella statua un genio dell'abbondanza, un Agato-
daimon, il dio datore di bene.

Davanti a quest'opera non abbiamo potuto im-
pedirei un sospetto, da nessun autore confermato
che la testa sia straniera al corpo. Essa è staccata,
e v'è inserita assai goffamente, dimodoché il primo
sguardo rileva l'inconseguenza: la posa sarebbe asso-
lutamente sforzata e goffa, priva d'ogni armonia:
due atteggiamenti diversi e contrastanti uniti; per-
tanto non vogliamo inserirla nel novero delle sicure
figurazioni di Antinoo.
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