Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

Page: 211
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1923/0112
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
211

ANTJNOO

212

Ma non è chi non veda l'insostenibilità di questa
tesi estetica, smentita in ogni realizzazione d'arte;
che avremmo catene di tipi scaglionati in universalità,
e rientranti l'uno nell'altro ; edilizio simile a quello
delle idee platoniche, fatto più grossolano e corporeo.

Noi dobbiamo adunque respingere, nel senso che
è loro dato, quei termini, poiché rappresentano un ir-
reale processo ; ogni opera d'arte infatti conserva la
propria individualità, d'oggetto concreto e determinato;
è legata ad una particolarità necessaria, ed è connessa
storicamente ad un'epoca e ad uno stile che la localiz-
zano e la individuano ; ciò che non le nega di assurgere
ad una universalità di comprensione e di godimento,
ch'è l'unica che si possa porre nell'opera d'arte.

E anche per un altro motivo dobbiamo respingere
quella teorica d'arte, in quanto essa si basa unicamente
su di un labile valore di contenuto, ed astrae da ogni
radicale esame tecnico e stilistico, per noi essenziale
all'ufficio di critico d'arte.

E con ciò riteniamo vanificato in fine quel con-
trasto apparente tra realismo ed idealismo, distinzione
priva di concetti-base, che più non ha ragion d'essere
in chi pretenda di studiare e giudicare creazioni d'arte.

Ma questo termine idealizzazione, finora respinto,
noi pure lo accettiamo e lo adoperiamo in senso localiz-
zato, che ci preme qui definire, ma lo concretiamo in
un procedimento erroneo, tanto comune nelle arti del-
l'antico, non solo, ma anche di tempi assai vicini a noi,
e qualche volta fuso al classicismo, quando questo signi-
fichi aspirazione ad una forma ideale già concretata,
ed esprima quindi desiderio di nostalgico ritorno; e, se
lo ammettiamo nell'arte, non è già come valore d'essa,
ma come il suo errore. Noi denominiamo con esso il
porsi che faccia un artista, nel suo lavoro, un termine
cui tendere, uno scopo cui avvicinarsi, al di fuori del
libero processo creativo ; e quindi non cerchi di dire
quella che sarebbe la sua voce, anzi la silenzi, pel suo
volere di avvicinarsi al suo estraneo ideale, che, essendo
già completamente realizzato, può esser solo e tutt'al
più ripetuto, in un vasto cerchio vizioso, in un atto
inutile.

Tale procedimento trionfò nel periodo storico cui
appartiene il fatto artistico che imprendiamo ad esa-
minare.

Ma occorre lo distinguiamo ancora da un altro, che,
diverso radicalmente, potrebbe forse essergli confuso ;

intendiamo parlare del legame storico che è tra le varie
opere di una serie storica, che fa sì che esse siano indis-
solubilmente avvinte una all'altra, come ciascuna for-
masse base alla susseguente; che, da essa assumendo,
pur se ne libera per effetto della personale ricerca, che
la conduce ad una realizzazione più completa e con-
creta di.natura. Così chiarito, è evidente la opposizione
dei duo procedimenti, di cui quello che ci occupa è
vuoto e ritroso, è involuzione verso forme antecedenti,
e necessariamente meno complete e insoddisfacenti
per uno che le abbia superate nel tempo.

Vedremo noi adunque come i nostri artisti non pon-
gano immediatamente se di fronte al loro modello, per
riceverlo ed esprimerlo, ma consciamente frappongano
un medio, anzi un termine, cui necessariamente deve
avvicinarsi la loro opera, che è quindi determinata e
limitata, anziché libera di scelta e di resultato ; questo
denominiamo noi idealizzamelo.

Questo dato quindi sarebbe tutto negativo, e an-
nullerebbe e renderebbe vano il nostro lavoro all'ini-
zio : se, dato il presupposto teorico, errato, l'arte è
falsa, inutile sarebbe occuparsene, esaminando con-
traddizioni o negatività.

Ma ciò che avvenne non è così semplice. Perche
spesso l'uomo rinnega, nell'opera, il presupposto teo-
rico, chiaramente formulato all'inizio, e che gli negava
ogni possibilità di azione; e viene suo malgrado, o
inconscio, ritrascinato nel giusto cammino e nel piano
della fecondità; e che il principio nuovo esce e s'af-
ferma, pur non essendo voluto nè cercato. Questo, che
tanto avvenne ed avviene nella vita e nell'arte, è
anche l'inversione nel nostro problema; portati da
intuitiva e istintiva sanità, questi artisti forzano il
bozzolo tessutosi attorno, e ritornano nella libertà crea-
tiva; cioè nell'azione, nella realtà, si smentiscono; si
dimenticano dei tipi, elei modelli impostisi, e lavorano
come detta dentro, e allora la lor opera è d'arto ; allora
può anche darsi che il tipo imposto, da unico scopo come
prima era, diventi elemento nella molteplicità sinte-
tica donde l'opera sgorga, e si identifichi con quello che
si denomina coltura: allora ha il suo posto utile e giusto,
e merita considerazione e attenzione.

11 nostro lavoro vorrà appunto determinare questa
smentita del presupposto teorico : come dall'iniziale
impotenza ci si sia liberati, come dalla letteraria ti-
rannide si sia usciti, per rientrare nella feconda imme-
loading ...