Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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corporale già noto o vieto. Ma questo è anche il caso
degli artisti àdrianéi, clic, anziché riprodurre copiando
(cosa, del resto, nonpossibile), rifanno liberamente, non
dimenticando la lor particolare esperienza artistica,:
quindi l'indicazione dei capezzoli individuati nei
particolari, e la rifinita realizzazione, tutto ciò è dovuto
non all'influenza di Eufranor, ma è, come vedremo
oltre, la peculiarità e la novità degli artisti Adrianei,
precisi, accurati, naturalisti certo assai più che non lo
fosse l'artista greco ; il processo di riproduzione non può
essere se non unitario, o si potrebbero aggiungere
anelli all'infinito senz'approdar a nulla di concreto.

CAPITOLO ITT.

Ma già risaliamo al V secolo ; qui l'esame ci porta
in solido terreno, dove si può giungere a conclusioni
positive.

E, risalendo a ritroso, accogliamo l'addentellato che
ci offre uno spunto poco sopra abbandonato : cpiando,
sciogliendo il gruppo delle opere avvicinate all'arte di
Eufranor, dicemmo dovere invece l'unica delle due
che realmente raffigurava Antinoo essere riportata a
tipi policletei e precisamente al Doriforo.

Policleto offre adunque il primo modello a cui gli
artisti d'Antinoo si siano sicuramente appoggiati ;
e noi possiamo costituire un saldo nucleo d'opere che
presentano, tra loro e col modello, indiscutibile identità
di composizione : sono le statue di Napoli (n. 43),
Atene (n. Ili), Pietrogrado (n. 122), e il rilievo di An-
tonianos (n. 23).

In esse ritroviamo la comprensione massiccia e
schematica del corpo, quella struttura che ragionata-
mente si svolge e snoda, bilanciandosi, sotto le diverse
azioni di sforzi ed equilibri, tanto fedelmente, che ben
potrebbero figurare in una storia dello sviluppo e della
fortuna delle creazioni di Policleto.

Anzi, in linea generale, quasi diremmo che la in-
tuizione policletea è condotta fino all'estremo ; to-
gliendo la possibilità di scioglimento, di sviluppo in
forme più mosse ; tutto ciò che da Policleto attinsero
gli artisti, che lo seguirono nelle loro creazioni, è evi-
tato (1); tutti gli accenni ad un progresso, corretti e

(l) Vedi questo carattere e posizione nella storia dell'arte
fissati dall'Aliti, in Monumenti antichi dei Lincei, anno 1920,
voi. XXVI: specie nella 3a parte, L'arte.

resi consentanei al tutto ; mentre è accentuato, sotto-
lineato quel clic è già statico e immobile.

Così il capo è abbassato e maggiormente girato
verso destra ; così il braccio sinistro è più chino in
basso, ad appaiarsi all'altro ; così tutte le lince ener-
giche ed angolose sono tolte di mezzo, lisciate e fuse ;
cosicché, pur rimanendo eguale la l'orma generale, la
sensazione che queste opere di Antinoo danno è con-
traria a quella del modello.

E se ne cerchiamo il motivo, alle innovazioni for-
mali dobbiamo aggiungere il contributo del tratto te-
cnico del lavoro, che, come vedremo, è il vero legame

I

unitario di tutte queste opere attraverso le variazioni
di tipo.

Il modellato Policleteo, coerentemente alle forme
che esprime, è possente ed energico ; la stecca è ma-
neggiata a colpi nidi e marcati; sono più curati
i distacchi tra i piani che non i piani st essi ; ogni
piega, ogni inflessione è accentuata con vivezza,
sottolineata; i muscoli sono rivelati con verità anato-
mica; basta vedere i solchi che delimitano la chiusa
triangolare del ventre, e nelle ginocchia il rilievo
dell'ingranaggio e della rotula, coi muscoli che vi si
attestano.

Nelle opere di Antinoo tutto ciò è come velato e
fuso, quasi curando di evitare i segni troppo rudi, la
schiettezza anatomica: l'espressione s'è l'atta consen-
tanea alla quiete che la statua esprime; masse di
densa carne circondano le ossa ; riposo è negli arti e
nei muscoli, un morbido rilassamento, fiacchezza.

Una delle opere citate, il rilievo di Antonianos, du-
plicemente si allaccia a tipi del V secolo, e per ripetere
schema policleteo, e per aver ripresa la forma stiliz-
zata del bassorilievo attico di quell'epoca ; già in ante-
cedenza chiarimmo i particolari di questo ritorno allo
antico, ricordando i più diretti precedenti.

Ci viene ora in cospetto un gruppo di quattro opere,
diverse per vario riguardo, ma che in larghi termini
possono essere raccolte insieme: sono le statue panneg-
giate del Laterano (n. 16), di Berlino (n. 93), di Dresda
(n. 105) e eli Eleusi (n. 108) [tav. I, 3, 4, 5 e G].

Ciascuna di esse si riporta a tipi diversi, special-
mente nel panneggio, ma nella struttura corporea ri-
salgono tutte a fondamentali concezioni del V secolo:
ipiedi poggiano con ambedue le piante al suolo; il corpo"
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