Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ANTINOO

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ossa, indicato a lince sommarie ; le statue di Antinoo
hanno tutto ciò sostituito da densi pannicoli d'adipe,
che ricoprono ogni cosa. Confrontiamo, ad esempio
le ginocchia dell'Antinoo di Napoli e quelle del Doriforo,
suo modello: uno sguardo superficiale rileva l'energico
e robusto modellato di queste, e nelle altre una super-
ficie appena ondulata, come se la rotula e le estremità
di femore e tibia fossero fasciate.

Confrontiamo ancora una delle statue di Antinoo
del gruppo di ispirazione argiva attica, con una opera
originale vicina, per epoca, al suo modello; o colmo-
delio stesso, la statua di Delfi e l'Apollo di Olimpia,
oppure, trattandosi pure d'una copia, coli'Apollo del
Tevere: e paragoniamo il petto delle opere. Che ha
più l'opera romana, di quel robusto ed essenziale model-
lato, che, soffermandosi alla radice del collo a rivelare
il saliente dei muscoli e la fossa della gola, al sommo
delle spalle segna lo sporgere delle scapole e le infos-
sature che ne risaltano ; che con tocco svelto, modella
i pettorali, alti e sporgenti perla massa di muscoli, di
cui quasi si individuerebbero i fasci che, passando sotto
le spalle, s'attestano all'omero e finiscono ai tensori delle
braccia; e sotto le poppe, connetto stacco, ci presenta
un tronco vibrante e snello, di cui si conterebbero le co-
stole, appena rivestito di sottile strato di carne musco-
losa, dalla sottile pelle; poi, dopo lo sterno, la depres-
sione dell'ombelico, segnato nervosamente, quasi ap-
pena accennato, e quindi il ventre smilzo e depresso,
ma non tanto da non avere, sotto la fossa dello sterno,
un rigonfiamento leggero; poi, dai fianchi ampi, dal
possente respiro, fa convergere le linee al basso ventre
ed al saliente del pube, modellato robustamente ed
energicamente, segnato colla villosità che dà un segno
netto, un distacco saliente; mentre poi nelle anche
gracili scarne, quasi un poco angolose, accenna l'inizio
delle gambe?

Nella nostra opera il collo è gonfio, tozzo e massic-
cio, senza modellato, e s'allaccia al petto senza che
lo scheletro appaia, con linee pesanti o liscie ; il petto ò
vasto e pieno, ma (ut t o eguale e rotondo; il tronco se ne
allontana a distacchi quasi insensibili, e scende, assot-
tigliandosi alla vita, con ampie curve, senza che le
costole appaiano ; appena al centro, lungo lo sterno,
una depressione divide il piano unico del tronco ;
le linee dell'addome, dal rigonfiamento più evidente e
morbido, convergono sensibilmente al basso ventre

Monumenti Antichi — Vol. XXIX.

(non mi semina, come nota il F., che il ventre sia più
corto che nelle opere arcaiche greche) disegnato con
cosciente cura, molle ed effeminato nello sporgere, in
piega adiposa, del saliente del pube (tratto che nella
statua di Napoli è ancora più evidente) ; il pube ù
glabro e liscio, morbido ed evidente ; le anche, rotonde
e carnose, hanno ammorbidita ogni angolosità, e prean-
nunciano le coscio scendenti a guisa di ampie colonne
di carne massiccia.

È quindi un contrasto di netta ed indiscutibile evi-
denza che ci si presenta.

Ma ancora : l'epidermide, nelle nostre opere, è
grassa e spessa; sembra che i tessuti epiteliali siano
densi d'adipe oleoso, quasi trasudante ; e ne deriva una
superficie liscia ed unita, per rendere la levigat ezza della
quale ogni procedimento tecnico è adoperato ; così,
ogni scabrosità è tolta, certo colla pietra pomice, le-
vigando colla cera, e forse ungendo la stessa superficie
(come sappiamo facevano già gli scultori dell'ellenismo).

Questo tratto è indicato da autori come esistente
anche presso le opere dell'arcaismo ; specie tra le ar-
give ; ma io credo che il Furtwàngler in questo caso
non si apponga al vero, in quanto questo carattere egli
non desume da originali, ma da repliche in marmo
eseguite già nell'età imperiale romana, cui pertineva
per tradizione di scuola questo carattere tecnico ;
nelle opere in marmo dell'arcaismo maturo che noi
possediamo, la tecnica è sommaria. se:-<a; la superficie,
anche al tatto, non è liscia, ma lasciata rugosa, scabra,
appena battuta; nel bronzo, è evidente che la su-
perficie è sempre lucida, più che liscia, e questa finse
fu una analogia formale su cui gli artisti d'Antinoo
si basarono, copiando da originali in bronzo ; e il
Furtwàngler confonde la lucidità propria delle opere
in bronzo colla levigatezza delle opere in marmo del
periodo imperiale romano.

Si può ancora obiettare che questo procedimento
sommario non è di tutto l'arcaismo gre o : se in molte
opere, specie peloponnesiache, obiettivamente esiste,
in molte altre, per contro, attiche ma anche pelo-
ponnesiache, il particolare è curato con estrema fi-
nezza: specie la testa, e in questa la capigliatura;
ma non è precisione veristica questa., bensì finitezza
di una concezione pur sempre sommaria ed astratta
dell'umana figura; quell'astrazione ha, cioè, una veste
che la esprime compiutamente.

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