Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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LA GROTTA DELLE FELCI A CAPRI

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adoperate come sepoltura: lo scarsissimo materiale
è stato ripreso in esame dal Carici per ciò che conservasi
a Termini, mentre altro ne sarebbe conservato nel Mu-
seo di Palermo

La ceramica dipinta, considerata esotica dal Cafici,
è solo decorata con fasce strette o larghe, brune o nere.
Spesso è ingubbiata; ed il colore del fondo, secondo le
osservazioni del Cafìei, invece di essere applicato nel
pennello come nel primo periodo siculo, fu forse mesco-
lato all'argilla dell'ingabbiatura.

È la stessa decorazione di Trefontane.

Le dette grotte, secondo Cafìei, non appartengono al
tipo di Stentinello. La ceramica dipinta vi era associata
a quella grezza incisa a crudo, decorata con segmenti
curvilinei, legati in modo da formare una linea spezzata,
mot ivo comune nell'Italia meridionale e, in Sicilia,
a Stentinello, a Poggio rosso, a Trefontane. Mancava la
ceramica stampata con punzoni, tipica, secondo Calici,
di Stantinello.

Inoltre uscì da quelle gl'otte la ceramica nerolucida.
che lo stesso Cafìei riconosce come indizio di età più
tarda, e che è poco comune a Stentinello, Matrensa,
Poggiorosso, più abbondante a Trefontane. Degno di
nota un orciuoletto neri lucidi carenato di Grotta Fil-
ler i, tipo che. sorto «verso la fine del neolitico, attra-
verso l'eneolitico giunge all'età del bronzo ».

La grotta Ceraci ha dato un frammento di bicchiere
a campana, con speciale decorazione « a corda ».

L'Orsi dubita che la ceramica dipinta di Ceraci
e Puleri sia neolitica : forse sono cocci del primo pe-
riodo siculo oppure, se sono neolitici, egli è indotto
a sospettare che in Sicilia, accanto alla rara e delica-
tissima ceramica neolitica d'importazione, si affacci
timidamente una ceramica colorata scadente che rap-
presenterebbe i precursori e gii incunabili del primo
perodo siculo. Così a Megara Hyblaea Orsi riconosceva
ceramica con impasto di elementi vulcanici e con mo-
tivi tali da confondersi con quella del primo periodo
siculo.

Sulla grotta di Calafatimi il suo esploratore, l'Orsi,
ha esposto ampie riserve. Tuttavia dobbiamo ricordare
che in essa si conteneva —a prescindere da appena una
mezza dozzina di frammenti che possono riconoscersi

(') Cafìei, Contributi allo studio del neolitico siciliano, Sup-
plem. al Bull, Paletn, il, LXI, 1915, tav. V, fig. G.

come siculi — una singolare ceramica colorata, com-
pletamente diversa da quella del primo periodo siculo.
E ceramica bigia che ha subito un tentativo (parziale,
mai generale) di colorazione rosso vivo, ma scadente
per qualità e resistenza.

Vi sono cocci che presentano associati quattro ele-
menti decorativi, e cioè : fasce rosse, fregi a stecca
larga, altri formai i con pettine stretto, riempiti di bianco.

Tornando di passaggio su cotesta ceramica, l'Orsi la
dichiarò neolitica e la disse « ceramica estremamente
rozza, di grandi dimensioni, decorata a graffito e par-
zialmente anche colorata. Gruppo ristretto ed isolato,
non dovuto a importazione, e rimasto fin qui enigma-
tico ».

Già fino dal 1910 l'Orsi aveva raccolto pochi cocci
dipinti, a Stentinello, dei quali non seppe allora darsi
ragione. Essi venivano raccolti in una trincea, la prima
che egli scopriva in Sicilia, trincea che ricingeva un
abitato dell'età della pietra. Cotesto osservazioni si
illuminano oggi di una luce inattesa, per la scoperta
di una nuova trincea che l'infaticabile esploratore ha
messo in evidenza a Megara Hyblaea.

Il materiale ceramico fu qui tutto rinvenuto in un
grande occhio di terra con avanzi industriali, apparso
in un saggio della trincea da m. 1,20 a 2,40 dal piano di
campagna.

È singolare la coincidenza che in uno spazio limi-
tato si siano trovati i resti di una mezza dozzina di
coppe eguali per forma e decorazione.

In prevalenza questa ceramica è del tutto diversa
dalla ceramica dipinta del primo periodo siculo. Sopra-
tutto è notevole una bella coppa emisferica o a calotta,
quasi interamente ricostruita, con orlo semplice, mono-
ansata: il labro è tinto di rosso ; inoltre, all'esterno, sul
fondo giallo-avorio è dipinta un'ampia stella orlata di
nero.

I frammenti di un'altra coppa a calotta, come un
frammento di Stentinello, presentano sul fondo a finis-
sima ingubbiatura di color aranciato, quasi vellutato al
tatto, una grande luna falcata, color sangue di bove.
Deve rilevarsi, secondo le attente osservazioni dell'Orsi,
che in questa ceramica neolitica il fondo è ottenuto me-
diante una incamiciatura ed ingubbiatura di pulviscolo
umettato, steso mediante un processo di delicatissima
lisciatura e brunitura, poi, all'ultimo, cotto; invecr
quella del primo periodo siculo è dipinta a guazzo.
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