Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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CAVLONIA

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nico che si possa imaginarc. In questa vasta e com-
plessa composizione, oltre dei consueti giragli e vi-
lucchi, e delle palmette, intervengono anche dei piccoli
bocci chiusi, e due appena socchiusi, di fiore di loto,
opportunamente intercalati a colmare i piccoli vuoti.
L'insieme di questo acroterio, tutto movimentato,
esprime la grazia e l'agile eleganza ionica, e, impostato
sulla cimasa dell'edicola, dovette produrre un effetto
magnifico.

* *

0. Benndorf ha gettato le fondamenta allo studio
dei grandi acrotcrii, colla sua classica ricerca sulla loro
genesi tectonica; altri studii vennero a questo aggiun-
gendosi, occasionalmente alla pubblicazione di monu-
menti di questa classe; si desidera però sempre una
vasta monografia sintetica (M. Certo l'acroterio do-
vette la sua prima origine a ragioni tectoniche, ma ben
presto ad esse s'imposero quelle ornamentali. Ma l'acro-
terio trovò ampia applicazione non stilo nelle costru-
zioni templari e di edicole, ma anche nelle cimase delle
stelai funebri attiche, nelle quali raggiunse un'alta
espressione di bellezza. Il carattere ionico delle spirali
e delle palmette prese ben presto il sopravento e no
costituì il carattere fondamentale e perpetuo. Poterono
bensì gli artisti nella loro fertile fantasia sbizzarrbsi in
composizioni svariate, e tenere sopratutto a non co-
piarsi, ma rimase sempre intatto il motivo genetico
degli steli che sgorgano da un calice di loto. Tali artisti
molto attinsero e s'inspirarono dalla decorazione dei
grandi vasi del finire della pittura nera e della prima »
pittura rossa, sovratutto di Amasis, di Nicostene e di
altri, nei quali vasi i vuoti laterali sotto le anse vennero
colmati con composizioni a tralci ionici, aventi anche
l'ufficio ai separare le figurazioni delle opposte facce
vascolari (2J.

(*) Non mi fu dato, consultare il vecchio scritto del Furt-
wàngler, in Archaeol. Ztg. del 1882 ; 0. Benndorf, Valer den
Ursprung der Giebelalcroterien, in Oester. Juhreshefte, II (1889),
pagg. 1-51. Per i tre famosi acroterì marmorei di Egina vedere
Fiechter &Furtwàngler, Das Heiligtum der Aphaja (Die Akrote-
rien,pagg. 274-296). Qualche dato su acroterì fìttili arcaici sici-
liani in Orsi, Athenaion di Siracusa, pagg. 325-335.

(a) Th. Lau, Die griech. Vasen,ihr Formen-und Decorations-
system, tav. X ; ma soltanto nel barocco grandioso della ce-
ramica italiota riscontriamo composizioni di tale vastità da
ricordare l'acroterio di Passoliera, col quale intercede però
troppa distanza di tempo per ammettere una qualsiasi rela-
zione (tav. XXXVI).

I tre colossali acrotcrii di Egina rappresentano nel
marmo quanto di più ricco e sontuoso sin qui si co-
nosca; e si ha buona ragione di credere che essi datino
da poco dopo le guerre persiane. Il grande acroterio mar-
moreo di Sunion e quello di Apollonia (Aegina, figg. 248-
240) hanno comune, con quello di Egina, il carat-
tere di svolgimento attorno ad un unico asse centrale.
Ma tutto questo gruppo di acroterii arcaici, compreso
il nostro, col suo doppio stelo, resta addietro ai due
colossi del Partenone, restituiti dal Praschniker ('),
alti 2,80 m., che lanciano nel cielo i loro gambi robusti
e flessuosi, e nella composizione si sono alleggeriti e
sgravati di ogni elemento superfluo, guadagnando in
sveltezza ed eleganza sulle composizioni arcaiche.

Gli acroterii angolari e frontonali che siamo venuti
illustrando, debbono appartenere ad uno stesso edifick ;
la loro consonanza stilistica celle tegole di gronda a
bassa sima del gruppo 4, per quanto ci manchino di
esse i pezzi angolari ed acroteriali, rendono pei plau-
sibile la congettura che con esso formassero un tutto
armonico nella decorazione dei fastigi di un'edicola,
che dovette essere diversa da quella a grondaie leonine.

*
* *

7) Le Segnature delle tea. sono risultate più nume-
rose che altrove, come si può scorgere dai due cam-
pionari completi, che si esibiscono alle figg. 24 e 25
e che rendono in fedelissima imaginc tutti i tipi rac-
colti. Tali sigle, lettere e figurine sono sempre dipinte
sul rovescio delle sime e d'ordinario un po' in alto a
destra ; hanno una altezza oscillante da 6 a 9 cm.
e sono tracciate a color bruno, con gradazioni, che
a seconda della cottura vanno dal rosso carico al nero.
Esaminando i disegni, crederà il lettore che taluni
segni e sigle appariscano capovolti per equivoco, ma
io posso invece assicurare che essi appariscono tali
e quali nei rispettivi tegoloni.

II gruppo fig. 24 rappresenta 15 tipi di segna-
ture, riscontrati sulle piccole sime a palmette in
rilievo ; l'altro gruppo raccoglie del paro 15 segnature
diverse sulle grondaje a teste leonine ; si osserva che
quasi tutte codeste* segnature figurano con un solo
esemplare.

(*) Die Akroterien des Parthenon, in Oesicr. Jahreshefte,
XII, 1910, pagg. 5-40.
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