Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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OAVLOXIA

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Cronologicamente, a prescinderò dal gruppo minora
delle tea. a pittura liscia, (he entrano nel sce. VI
o nello scorcio di esso, per tutto il resto abbiamo una
decisa omogeneità ed affinità negli clementi decora-
tivi, nello stile, nella colorazione, nonché nella tec-
nica, sicché non cade dubbio trattarsi della mede-
sima arte e delle stesse maestranze. Siamo tra la fine
dell'arcaismo e l'arte severa, anzi più in questi', che non
in quello; vi potrà essere qualche dubbiezza nel Ira-
durre in cifre codesti dati, ma io collocherei nel secondo
quarto del sec. V il grosso delle tea. della Passoliera.

Quanto alle maestranze e agli artisti, oggi la esplo-
razione delle città greche della Calabria è stata spinta
tanto avanti da consentire un primo tentativo di sintesi
anche su questo terreno. Intanto non cade dubbio non
fossero artisti regionali, cioè italioti; d'altro canto è
ormai acquisito alla scienza che le tea. della Calabria
si differenziano alquanto da quelle della Sicilia, se non
negli elementi decorativi, certo nei particolari tecnico-
stilistici, in quanto in Calabria ha una grande preva-
lenza il rilievo, in Sicilia la pittura a liscio. Rimane però
sempre un gran fondo comune, imposto, vorrei dire,
dalla natura e dai fini di essa: fondo comune che si
esplica nelle sagome e nel repertorio ornamentalo. Forse
in Calabria, terra povera di buoni e docili cab ari, quali
sono i siracusani, quella foggia di decorazione templare
ebbe più lunga durata che non in Sicilia, dove invoco
fu soppiantata dal calcare e dal marmo. Si tratta ora
di vedere se, entro la unità dominante per la regione
lucano-brezzia, si vengano delineando dei gruppi o
delle scudo (diremo meglio : maestranze), varianti da
grande città in città ; e se vi fossero delle maestranze
ambulanti, che giravano di città in città, colle loro
forme {nQÓaxvnu), coi loro cartoni. Ora, senza presu-
mere di stabilire un principio di valore assoluto, io credo
che ognuna delle grandi città, che furono veri capoluoghi
statali, abbia avuto le sue corporazioni di terracottai
architettonici, come ebbe quelle dei vasai e dei figurinai,
le quali passavano sotto le designazioni generiche di
xsqafxsTc, e di xoQonlctOTcti. Perocché l'orgoglio politico
ed anche il sentimentalismo religioso non consentivano
che la decorazione di un tempio fosse copia e replica
pedissequa di quella di un altro ; e quanto meno se di
altra città, di altro Stato. E cerne i templi dorici si
assomigliano tutti nelle linee generali, laddove poi
ognuno di essi ha nelle proporzioni, nei me duli, nelle

Monumenti Antichi — Vol. XXIX.

sagome ed in tanti altri particolari, note individuali
spiccate, altrettanto avveniva per le tea. e per il loro
impiego. A riprova di quanto vengo affermando sta il
fatto die di nessun tipo di tea. si è trovata la replica
prorisa da una città all'altra. Così le grondaje leonine
della Passoliera non hanno riscontro preciso di mo-
dulo e di modellato in nessun'altra della ormai abba-
stanza lunga serie calabrese a noi nota. Un bel fram-
mento, trovato al tempio grande della stessa Caulonia,
può essere stato modellato, plasmato dagli stessi artisti
che ci diedero le grondaie della, Passoliera; i quali
però vi infn (lusserò delle lievi varianti, per quel tanto
che bastasse a differenziare, sia pure di poco, le archi-
tettura fittili dell'uno e dell'altro tempio.

Divenuti oggi di 1110 (lij gli studii sulle tea., soprai ut lo
adopera di 11. Koch e della signora Douglas van Buren,
codesti benemeriti archeologi hanno ritenuto anzitutto
necessaria una sistemazione generalo del materiale in
ordine topi grafico, senza» della quale era, inutile proce-
dere alla sintesi ed alla teoria; e nella pubblicazione
sistematica del materiale va di necessità compresa una
revisione ed una riedizione, dirò cosi, critica del mate-
riale non adeguatamente sin qui pubblicato. In altri
termini, si sente la necessità di una Corpus delle tea.,
senza del quale non sarà possibili1 pr< (edere alla parte
teorica; così certi tentativi di ricostruzione, che par-
vero un tempo sicuri e felici, dovevano essere riveduti
ed in parte abbandonati, perchè non rispondenti ai
dati delle nuove scoperte (alludo c< u ciò sovratutto ai
grandi (empiessi delle tea. selinuntine). Intanto di li-
biamo al Kock l'eccellente catah gc di Ile tea. campano,
ed una vasta sintesi di quelle della Grecia. Colla mia
pubblicazione sugli scavi calabresi ho irià divulgato un
material? ragguardev< lissimo. (he ora si accresce delle
nuove magnifiche tea. caulonitane. Mi è parso oppor-
tuno riassumere qui in una sintesi generale l'accenno
a tutto quanto di architetture fittili si è sino a questo
istante rinvenuto nel Brutium e nella Lucania. Un ten-
tativo di teorizzare lo studio delle tea. calabro-lucane
deve essere necessariamente preceduto danna rivista
del materiale, ponendo a base di essa un quadro sta-
tistico ordinato su basi topografiche.

Ora Tyrrhexica. I. Rhegivm (1). a) Deposito di
Criso-La Boccetta, evidentemente riferibile ad un sali-

li) D. van Buren, op. cit., pag. 46 e sg.

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