Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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cavlonia

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VIIT. Metaponttjm t1). Sulla grande metropoli
achea, rivale di Taranto, manca tuttavia un'ampia
monografia sintetica condotta a rigor di scienza e
di arte, ma essa è pur tuttavia la città della Lu-
cania sulla quale siamo meglio ragguagliati in fatto
di tea.

Già nel 1833 un uomo altamente benemerito delle
esplorazioni in Magna Grecia, il duca di Luynes,
dopo aver visitato due volte nel 1825 e ne] 1828 quella
plaga pestifera, pubblicava poi, in c< llaborazione col-
l'architetto F. J. Debacq, un'opera sontuosa (Mefa-
ponle, Paris, 1833, in fol. massimo di pp. 2 -\- 49 -j- 10
tav.), che per quei tempi parve e fu una vera rivela-
zione, in quanto i grandiosi avanzi templari vennero
rilevati e misurati in tutti i loro particolari, con cure
scrupolose dianzi inusitate. Il De Luynes tentò anche
degli scavi su vasta scala, i quali però gli vennero
troncati sul meglio dalle alluvioni del Bradano. In
quei suoi scavi potè tuttavia il De Luynes ricuperare,
fra le mine della cosiddetta Casa di Sansone (iden-
tificale poi, dalle scoperte del La Cava, per il tempio
di Apollo Licio), un esemplare di sima-grondaja fili ile,
di cui molti altri rinvenne, poco più di mezzo secolo
dopo, il La Cava. 11 De Luynes, alla tav. VII della sua
opera, ha dato tale sontuosa riproduzione del pezzo,
in cr< molitografia, da nulla invidiare alle migliori pro-
duzioni moderne; ed alla tav. Vili aggiungeva un
esemplare della corrispondente cassetta, con altri mi-
nori frammenti di tea.

Venne in seguito, del paro benemerito degli studii
archeologici sulla sua Lucania, Mieli. La Cava, il cui
libro Topografia e storia di Metaponto (Napoli, 1891,
8° fìg., pag. 395, tav. 21) è stato un nobile ed appas-
sionato tentativo di un uomo, che conobbe a fondo
e con ardore esplorò il suolo metapontino, come
quello di altre città lucane. Libro, che, se lascia al-
quanto a desiderare nella veste tipografica ed in al-
cuni riguardi critici, rimane pur sempre un repertorio
prezioso di dati e di notizie utilissime. Dopo del La
Cava le esplorazioni a Metaponlo si arrestano quasi
del tutto ; è da deplorare che in un quarto di secolo la
Soprintendenza agli scavi di Taranto non abbia sen-
tito il dovere e la necessità, mediante una serie di
anche brevi ma ben ordinate campagne, di conten-

(1) D. van Buren, op. cit., pag. 38 e sg.

dere alle mine della illustre città la dovizia di tesori
d'arte e di scienza che essa ancora racchiude.

Il prodotto degli scavi del La Cava è oggi a Po-
tenza ('); e sebbene il La Cava abbia pubblicato itipi
principali di quelle tea., qualche cosa avvi da conside-
rare ancora come inedito. Il nucleo principale pro-
viene dal tempio di Apollo Licio (op. cit., pag. 79 sg. ;
tavv. IV-VI), e fu anche riedito dal De Pietra nella
già citata monografia, II ijeison del tempio di Apollo
Licio a Metaponto (Napoli, 1895, 4" fig., con 3 tav.);
i pezzi La Cava-De Petra presentano, nei partico-
lari, varianti sensibilissime su quelli del De Luynes :
il La Cava ha anche dato altre architetture fittili
provenienti dall'altro grande tempio denominato le
Tavole Paladine (op. cit., pag. 87).

Da ultimo sono venuti i due archeologi tedeschi
Koldewoy e Puchstein, che nella meritamente clas-
sica loro opera, Die griech. Tempri in Unter Italien
and Sicilien ( Berlin, 1899, pagg. 35-41) hanno sotto-
posto a nuova revisione i grandi templi metapon-
tini e le rispettive osservazioni, ma non si sono affatto
occupati delle tea.

Per quanto adunque italiani e stranieri abbiano
da un secolo dato opera alacre allo studio della morta
città, la cui ricchissima monetazione, non fosse altro,
è testimonio di grandezza, resta sempre il desiderio
di una buona e vasta sintesi, appoggiata ad una serie
di campagne di scavi ed al rilievo generale della città.
Compito che noi vorremmo fosse sentito e mandato ad
effetto dalla Soprintendenza di Taranto.

* *

Nelle pagine precedenti abbiamo cercato di domi-
nare con un ampio quadro analitico le forme della
architettura cretacea del sec. VI alla metà del V nelle
città greche della Lucania e del Bruzio, ed a tale
fine abbiamo cercato di coordinare il materiale di
venti località diverse entro dieci città. E questo un
primo e certamente imperfetto tentativo di sintesi,
imperfetto anche perchè non siamo in grado di dare
un ragguaglio qualsiasi intorno alla massa di tea.
rinvenute negli scavi di Posidonia.

(1) Il collega Quagliati mi assicura che il Museo di Taranto
non possiede venni frammento di tea., non che di Meta- .
ponto, di nessuna altra città della Lucania.
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