Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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Alla Panigfiina si trovarono, è vero, alcuni pali,
come se ne trovarono anche negli scavi 1909 e 1911 ;
ma essi sono piuttosto ramoscelli informi che veri pali.

L'unico di questi, uscito dal e pozzo rosso » e degno
di qualche considerazione, è, come vedemmo, lungo
cm. 85 ed ha cm. 8 di diametro. Per di più, all'analisi
microscopica risultò essere di vite (').

Per ciò poi che riguarda la ceramica, il sen. Pigo-
rini vide in essa riproduzioni di quella delle palafitte :
« più si confrontano i vasi fittili della Panighina a quelli
delle palafitte dell'Italia superiore, sia del Veneto sia
della Lombardia, più si dimostra che appartengono tutti
ad un medesimo gruppo » (2). E continua dicendo :
« credo si possa senza riserve affermare che (i due gruppi
ceramici) sono realmente tutta una cosa » ; non solo,
ma, dopo aver asserito che la ceramica della Panighina
«apparteneva al popolo delle palafitte», vede i palafitti-
coli quali abitatori della Panighina: «sicuri, come dob-
biamo essere, che i palafitticoli occuparono la Pani-
ghina, ecc. ».

Dunque il sen. Figurini non parla di confronti con
il materiale ceramico terramaricolo, come invece gli
fa dire il chiaro prof. Pollini (3). Che anzi il Pigorini,
conformemente al Santarelli (*)-, va più oltre e dice
chiaramente che i vasi della Panighina « non sono
quelli delle vicine terremare (5) », e cerca di spiegare
la mancanza delle particolarità caratteristiche di

(') Non faccia meraviglia incontrare la vite già nei remoti
tempi ai quali risale la nostra scoperta.

Si sa infatti che, nell'età'neolitica ed in quella del bronzo,
mentre di là dalle Alpi veniva usata una bevanda fermentata
di more e di corniole, invece nelle palafitte di Varese,"ciel lago
di Garda e nelle terremare della pianura del Po, sin dal primo
inizio dell'età del bronzo, si constata non solo la presenza
della vitis vinifera e la sua coltivazione, ma anche la fabbri-
cazione del vino. Lo attestano il Colini, il Mortillet, il Munro,
il Bertrand, il Reinach.

Del resto, anche la tradizione letteraria ci dice che la vite
fu introdotta molto di buon'ora.

11 De Sanctis (Storili dei Romani, cap. Ili), a proposito
della vite, dice: «la coltivazione della vite, antichissima in
Italia ed in Grecia, è certo posteriore alla dispersione degli
Arii d'Europa ».

(a) Pigorini. loc. Bit,, pag. 179-180 e 183.

(3) RéHini, « Mo.n. aut. Line.», XXIV loc. cit., col. 551 :
« Spetta al Pigorini aver dimostrato, con stringente analisi del
materiale ceramico, che i donarii alle fonti salutari della Pani-
ghina erano stati lasciati da popolazioni di stirpe terramari-
colo » (vedi anche mia nota 2 di col. (Ì44).

(4) Santarelli, loc. cit., pag. 54?>.

(5) Pigorini, locv cit., pag. 184.

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questa civiltà, che egli ritiene predominante in Ro-
magna, con il carattere speciale — il sacro — che
attribuisce al vasellame trovato entro il pozzo (').

Adunque, il vasellame della Panighina non può es-
sere ritenuto « terramaricolo » nel significato che si
suole dare a questa parola : il Santarelli lo ha notato
ed il Pigorini riconfermato.

Tuttavia, indipendentemente da questa e pur tanto
autorevole affermazione del più illustre paletnologo
italiano, espongo alcune ragioni e qualche prova ba-
sate sulle osservazioni oggettive e sui fatti forniti dal
materiale e dalla scoperta in genere.

È un fatto accertato che in Romagna (la quale com-
prende le provincie di Forlì e Ravenna) e specialmente
poi nel Forlivese, allo stato presente delle scoperte, non
si è trovata nemmeno una tcrramara vera e propria,
ma solo fondi di capanne con un materiale che mostra
gl'influssi industriali terramaricoli (2). Le terremare
vere, almeno per quanto risulta dai trovamenti fatti
finora, non oltrepassano il Bolognese.

E la Panighina non si trova quindi in territorio
terramaricolo.

In secondo luogo, la stratigrafia archeologica si pre-
senta a strati così connessi tra loro (dal n. VI al n. I)
e la tipologia della ceramica è così evolutiva in se
stessa, che non si può ammettere un cambiamento
improvviso di industrie e di suppellettile domestica
per la venuta dei terramaricoli.

Infine, neanche il materiale ceramico si presta a
confronti così stringènti da poterne dedurre che i vasi
trovati nel pozzo sono di tipo terramaricolo. Vedia-
mone qualche prova.

Le caratteristiche proprie di questa civiltà sono
tanto note che è superfluo passarle qui in rassegna.

Dirò solo che essa è dotata di un materiale ben de-
ciso, caratteristico, ampiamente studiato e pubblicato,
e che quindi tali caratteristiche tcrramaricole, se ci

f1) Veramente si potrebbe obbiettare che in mezzo alla
ceramica pur sacra, trovata in quasi tutte le stipi dei luoghi
di eulto tanto preistorici quanto protostorici, l'ansa cornuta
è ben rappresentata. Nella, ceramica minuscola poi, di sicuro
carattere, votivo, l'ansa cornuta trovasi frequentemente.

i2) Questo fatto fu già notato anche dal Colini (Intorno
all'origine della civiltà della prima età del ferro, in « B. P. I. »
XXXIV, pag. 36).

Anche in altri lavori il Colini ritorna su questa osser-
vazione.
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