Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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LA PANIGHINA

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A me pare che tale bontà di lavoro sia fortemente
in contrasto con la strettezza e, in pari tempo, la lun-
ghezza del legno perforato. Quand'anche si fosse
trovato un tronco d'olmo molto scelto, senza nodi,
del diametro di circa 40 cm. non era possibile vuo-
tarlo nel senso della sua lunghezza, per circa 3 metri,
con un foro di soli 30 cm. di diametro (').

Questa difficoltà aumenta se, invece di 3 metri
circa, si crede che il tronco perforato fosse di 5 metri
di lunghezza.

Non rimane allora altro che pensare non ad un
« ceppo d'albero vuoto », ma invece ad una tubatura
vera e propria, composta di varii elementi di tubo,
posti l'uno sull'altro.

E questa supposizione è convalidata da alcuni
fatti.

Premetto che gli operai, da me interrogati, rispo-
sero che essi non poterono formarsi un concotto
esatto se trattavasi di un unico tubo oppure di più
elementi di tubo, perchè lo stato di conservazione del
legname ed il modo difficoltoso con cui avvenne il
travamento non permisero di fare questo rilievo.

Inoltre l'elemento di tubo trovato dal contadino
tra i 5 ed i 6 metri, per essere stato paragonato ad
un « mozzino », sarà stato lungo circa mezzo metro ;
questa lunghezza non è oltrepassata neppure dai fram-
menti trovati nell'accidentale rinvenimento del 1911 :
i varii frammenti non sono tutti tra loro di eguale
spessore, perchè questo varia dai 45 ai 60 mm. ; il
legno stesso, pur essendo tutto di olmo, si presenta
diverso all'aspetto ed all'esame microscopico ; lo
stato di conservazione dei frammenti non è identico,
forse appunto per la diversa qualità, età e stagiona-
tura dell'olmo che venne impiegato ; infine questi
tre pezzi lignei conservatici hanno tutti e tre un'estre-
mità ben conservata, e questa mostra evidente il
lavoro di pareggio dell'orlo (fig. 33, in alto).

(J) Il Santarelli nella sua prima relazione (« Not. d. scavi»
1902, op. cit.,'pag. 542. Vedi pure col. 500 del presente studio)
dice che il «ceppo » aveva un «diametro di cent. 4') circa»;
nella ristampa della suddetta relazione fatta a cura del dott.
I. Bassetti (Sulla scoperta preistorica fatta nel predio Pani-
ghina, Faenza 1903, pag. 4) trovasi invece scritto così: «... dia-
metro complessivo di cent. 40 circa », e continuasi, come nella
prima relazione, « con orlo dello spessore di cent. 10 ». Con
l'aggiunta dell'aggettivo « complessivo» il Santarelli volle me-
glio specificare il diametro del « ceppo » e quello del foro del
medesimo.

Giova ricordare anche in proposito che, almeno
a mia conoscenza, non esistono tubi lignei di simili
dimensioni.

A St. Moritz, in Tsvizzcra ('), furono bensì tro-
vati due tronchi di larice scavati nel senso della
lunghezza a guisa di tubi, ma le misure sono ben
diverse: uno era alto m. 1,80 ed aveva il diametro
superiore di m. 1,10 e quello inferiore di ben m. 1,40;
l'altro era più alto e più stretto, poiché aveva m. 2,50
di altezza ed un diametro di circa un metro e qual-
che centimetro. Anche alle Fumades (in Francia) fu
trovato un tronco di quercia scavato a guisa di tubo,
ma aveva queste dimensioni : altezza m. 1,90; diametro
circa cm. 80.

E questi lavori in legno, giova notarlo, sono stati
eseguiti in età posteriore a quella assegnata alla
scoperta della Panighina.

Inoltre, quando i tubi sono di diametro minore,
la lunghezza dei medesimi è pure assai ridotta. Tubi
di minor diametro e minor lunghezza furono trovati
anche a Bourbonnc-Les-Bains.

Sistema di congiungimento dei sup-
posti elementi della tubatura. L'osserva-
zione fatta del pareggio dell'orlo serve poi a risol-
vere anche un altro problema, quale è quello riguar-
dante il modo di congiungere tra loro i varii ele-
menti di tulio.

Ed infatti, poiché in questi non si notano tracce
di speciali lavorazioni (uè assottigliamento pro-
gressivo delle pareti in prossimità dell'orificio, nè,
tantomeno, tracce di incastri ecc.)(2), credo che i sup-
posti elementi di tubo dovessero combaciare tra di
loro colle loro estremità, cioè per semplice aderenza
degli orifizi. Sarebbe il metodo detto bout à bout dai
francesi, e riscontrato da questi nelle scoperte archeo-
logiche delle Fumades e di Bourbonne-Les-Bains.

In quest'ultima stazione di acque minerali, fu tro-
vata una conduttura lignea, assai interessante per

(') Heierli, loc. cit.'

(3) Por esempio, talvolta i tubi erano trattenuti a posto
e ben combacianti tra di loro, mediante un anello di ferro,
un'estremità del quale si incastrava nello spessore di un tubo,
l'altra nello spessore del tubo seguente che si voleva riunire
al primo : Fanello di ferro veniva cioè ad interporsi tra un ele-
mento di tubo e l'altro, per raccordo.

Un esempio di tal genere fu trovato ad Alise, in Francia,
ed appartiene all'epoca imperiale romana (M. Sperandieu,
Les fouilles d? Alise, in « Bull. arch. » 1910, p. 263).
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