Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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La pànìghìnà

Como il trovarsi in alcuni santuarii dell'antichità
la riproduzione di sole certe parti del corpo, poste quale
dono alla divinità, vuol significare che questa aveva
potere curativo solo su quelle determinate parti del
còrpo malato ; per analogia, alla Panighina, trovandosi
vasi specialmente destinati a portare liquidi alla bocca,
si deve concludere che la divinità taceva grazie di gua-
rigione attraverso l'acqua bevuta (1).

Prova di quanto ho asserito si è che in tutti i luoghi,
in cui si sono trovate tracce sicure di culto prestato ad
un'acqua salutifera, si sono rinvenute le testimonianze
di gratitudine dei beneficati in massima parte costi-
tuite da vasi (2). In Italia quasi tutte le caverne di età
preistorica, con sicure tracce di culto ad acque,
hanno la stipe votiva composta in prevalenza di va-
sellame. Così pure nelle sorgenti sacre d'età gallica,
rinvenute in Francia, spesso si è trovato vasellame vo-
tivo. Le fontane sacre del mondo classico avevano
sovente come ex-voto la ceramica, quantunque si sia
già in età in cui, accanto al modesto vaso consigliato
da Porfirio (col. 629), si facevano anche offerte di
oggetti metallici di maggior valore (3).

CAPITOLO III.
Il culto.

0 acque, arrecate il rimedio per
la guarigione del mio corpo, perchè
io possa vedere lungamente il solo.

Rigveda. X, 9.

Natura del culto. Se per trattare quest'ul-
timo capitolo si cerca di ricevere aiuto da quelle
dottrine nel cui ambito può in qualche modo rien-

(') Per di più, nel caso nostro, si aggiunge un fatto di ca-
pitale importanza : la presenza della sorgente.

(2) Perciò io credo che abbia ragione il Pigorini, e non
l'Heierli, per la questione delle due spade di bronzo e degli al-
tri oggetti trovati entro il maggior tubo ligneo a St. Moritz.
« La speciale disposizione », dice il Pigorini « delle spade e degli
altri oggetti dimostra che vi furono collocati intenzionalmente,
e l'Heierli crede che abbiano carattere votivo ed attestino il
culto prestato nell'età del bronzo alla sorgente salutare. Io in-
vece, badando allo scarso numero degli oggetti rinvenuti, al
punto in cui si trovarono, e al modo particolare col quale
erano collocate le spade, inclino piuttosto a credere che fossero
il testimonio di una cerimonia compiuta nell'atto che si ini-
ziava l'innalzamento dei tubi ». (Pigorini, loc. cit., « B. P. I. »,
XXXIV, pag. 187-188).

(3) Vedi, in proposito, N. Turchi, Storia delle religioni, To-
rino, 1922, p. 67 e sgg.

Monumenti Antichi — Vol. XXIX,

trare la nostra scoperta, è inutile ricorrere alla topo-
nomastica od alla tradizione, essendo questa del tutto
muta, quella mal sicura (1).

Conviene perciò attenerci ancora il più possibile
alle considerazioni che ci vengono presentate dai
dati di fatto, relativi alla natura dell'acqua, alla co-
struzione singolare, e, soprattutto, alla suppellettile
votiva.

Come sorse il fons pule ali s. Nella sor-
gente della Panighina ci troviamo alla presenza
di un'acqua minerale, dotata di qualità che pro-
ducono effetti medicamentosi, sicuri : nulla vieta che
questo potere curativo sia stato conosciuto molto
presto, nei tempi preistorici cioè, quando, invece di
ben 10 metri di terreno sovrapposto allo strato roc-
cioso,ve ne erano solo 4 c mezzo. In tal modo l'acqua
sarà pullulata meglio alla superficie del terreno ; e per-
ciò l'abitatore preistorico della Panighina avrà fatto
nè più nò meno come fece anche poche diecine di anni
fa il contadino di questa località. Avrà cioè visto

(') Panighina potrebbe ritenersi denominazione derivante
da panico, e cioè terreno coltivato a panico. Polibio infatti
(II, 14), parlando dei Colti della valle Padana, dice clic erano
molto parchi, e facevano molto uso di panico per alimento.

Qualcuno potrebbe invece sospettare che a quel nome
abbia dato origine panaca (specie di vaso), per essere forse
quello un luogo ove si esercitava l'arte del vasaio (cioè un
campus figuli).

Altri potrebbe pensare, non senza qualche probabilità,
che Panighina sia una corruzione di Pelaghina, osservando
che quivi presso è un luogo denominato Lago.

Por ciò che riguarda le leggende e le tradizioni, che in qual-
che modo potrebbero essere collegate colla scoperta della Pani-
ghina, dirò che non c'è altro se non quella di S. Riifìllo, pro-
tovescovo di Forlimpopoli (città che dista 3 km. dalla Panighina
e 5 da Bertinoro), e apostolo del cristianesimo nella contrada.
Questo santo avrebbe chiuso in un pozzo un drago che infe-
stava la regione. Poiché il drago è il simbolo dell'acqua anche
nel M. E., si può ritenere che la leggenda voglia ricordare opre
di bonifica compiute dal santo vescovo nella seconda metà del
secolo IV. E difatti, dallo scavo 1911 è apparso un terreno
di natura paludoso ; vi è ancora un vicinissimo luogo denomi-
nato Lago ; infine, anche oggigiorno il Basso Forlivese e Ra-
vennate, in prossimità del mare, sono qua e là invasi da pic-
cole paludi.

Dunque nulla di sicuro ci dice la glottologia, e la voce della
tradizione è muta. Dopo che la fonte salutare e sacra di lla
Panighina non fu più praticata, un potente strato di terra,
trasportatovi da una violenta alluvione, si distese sul luogo
quale spesso e funereo manto, coprendo sotto di sè la fonte,
la stipo, e, con queste, la stessa loro memoria. Altri strati di
terreno poi vi si deposero sopra, col lungo volgere dei secoli:
solo il casuale piccone dei muratori, nel 1902, doveva l'aro
rivivere questo primitivo e suggestivo luogo di culto.

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