Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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pio, ecc.]. Alle volte poi facevano ascendere all'Olimpo
anche le stesse divinità locali delle fonti, come av-
venne, per esempio, della l'onte Giuturna del Foro
Romano.

Del resto, infine, se si osserva anche ciò che avviene
oggigiorno, si vedrà che i tempi sono molto mutati
da quelli così remoti di cui si è ora parlato, ma si
constaterà pure che l'anima religiosa del popolino
dei piccoli centri (la quale è quella che più si è man-
tenuta fedele alle antichissime tradizioni) conserva
un substrato superstizioso la cui origine va appunto
ricercata nei lontani tempi della nascita e fanciullezza
dell'umanità.

Si trova infatti assai spesso questo o quel pozzo,
questa o quella fontana, dotati di speciali virtù, posti
sotto la protezione di uno spirito benigno, od anche,
alle volte, di un santo che non sono certo sempre i me-
desimi. Gli spiriti protettori degli innumerevoli pozzi
della Scozia, dell'Irlanda, Estonia e Finlandia sono
ben distinti gli uni dagli altri, perchè ciascun dio
vive di vita sua propria. Analogamente, il santo pro-
tettore dei molti pozzi del suolo francese, come pure
dei pochi che sono in Italia, non è sempre lo stesso,
anzi c'è un grande e svariato numero di questi santi
patroni.

Ma non per questo, per essere cioè di carattere
topico, il culto alla sorgente salutare della Panighina
è di poca importanza nei riguardi della storia delle
religioni: che anzi sono proprio i culti particolari,
e speciali solo di una località, di una gente e di
una divinità, quelli che gettano la prima viva luce
sulle oscure tenebre che avvolgono l'anima religiosa
dei {trinativi abitatori del suolo italico.

Sono i modesti culti di cui ci siamo occupati quelli
che — quasi soli — ci forniscono dati preziosi, e, so-
prattutto, abbastanza positivi per le nostre ricerche.
Per essi infatti noi sappiamo qualcosa sulle sistema-
zioni dei luoghi di culto, sull'ordinamento degli ex-voto,
su le varie attestazioni di fede e di riconoscenza per
grazie ricevute, che le pie mani dei fedeli beneficati
deponevano nelle prossimità della sacra dimora del
nume.

A questi culti quindi ci si deve rivolgere per rin-
tracciare i palpiti dell'anima religiosa dei nostri
proavi negli albori di una vita maggiormente elevata
che quella delle più lontane loro origini.

APPENDICE

Il culto iti In fonte della Panighina
ed i culti terramaricoli.

Quanto ho esposto in quest' ultimo paragrafo a
dimostrazione del carattere di particolarità che dob-
biamo assegnare al culto della nostra fonte, può
esser stato giudicato piuttosto prolisso: credo però
che tale giudizio non sarà più conservato, allorché
si rifletta che la mia opinione non trovasi d'accordo
con quanto il prof. Rellini (') Jha affermato, sia in
generale sui culti tributati alle acque salutari durante
l'età preistorica, sia in particolare psr quel che riguarda
la nostra fonte.

Lascio da parte la teoria generale sull'origine e dif-
fusione dei culti alle acque e la loro attribuzione ai
terramaricoli, perchè non è il luogo qui di discu-
tere questioni generali e dottrinali, quantunque io
senta vivo desiderio di entrare nell'argomento ; però
non posso esimermi dal dir due parole su ciò che il
dotto paletnologo ha asserito intorno al culto della
sorgente della Panighina.

Il Rellini mette nel novero dei luoghi di culto,
che considera d'origine terramaricola, anche la nostra
fonte.

Unici motivi giustificanti tale sua asserzione sono
i confronti tipologici della ceramica (2), e la somi-
glianza che il sistema ad incastri, usato per la costru-
zione lignea trovata alla Panighina, ha con quello ana-
logo impiegato nelle palafitte e terramare

(') U. Rollini, La caverna di Latronico ecc., cit., passim.

(2) IbicL, col. 561. Riporto il passo più importante:

« Spetta al Pigorini aver dimostrato, con stringente analisi
del materiale ceramico (sì veda, invece, alla mia col. 579), che
i donarla alle fonti salutari della Panighina erano stati lasciati
da popolazioni di stirpe terramaricola.

Non pare quindi (?) arbitrario attribuire alle genti, che
diffusero nella penisola apenninica la civiltà enea, le stesse
pratiche culturali, in talune caverne all'uopo adatte.

Non può invero affatto dubitarsi che nelle caverne prese
in esame si abbiano non già singoli oggetti, ma associazione di
oggetti propri della civiltà terramaricola ».

(3) Ib., col. 561. Anche per questa asserzione del Rellini
riporto il passo più importante :

« E l'osservazione del Pigorini sulla costruzione dilegnoper
sostenere lo condutture di acqua, a Saint-Moritz, afflitto iden-
tica a quella delle terramare emiliane e delle palafitte dell'età
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