Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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esplorazioni archeologiche nella licia e nella panfilia

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blocchi cubici con un clipeo a rilievo su una delle
facce. Vedremo che essi provengono da uno degli
edifici del santuario soprastante. Accanto ai blocchi
è un sarcofago, anch'esso rotolato da più in alto. Su
uno dei lati brevi presenta una cartella leggermente
rilevata, con la seguente iscrizione :

1. Lettere alte da cm. 2 a cm. 2,5 nelle linee 1-6, alte
cln. 3 nella linea 7. Ogni linea comprendeva circa 24 lettere.
Per mancanza d'acqua non fu possibile di trarre un calco
dell' iscrizione e la lettura diretta, per la degradazione della
pietra e l'incomodità della positura, è molto difficile.

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Non saprei integrare il testo, ma la formula cui
accennano le prime lettere (fiyósvì è^s[ffTooJ), e le
parole ffwl«aTo[^^xjy] e àyysì'ov dicono che in questo
specchio dovevano essere contenute solo le prescri-
zioni circa i diritti o i divieti di sepoltura e forse
la multa comminata ai trasgressori. Il nome del de-
funto doveva figurare nello specchio dell'altro lato
breve, che, per essere maggiormente esposto alle in-
temperie, causa la sua speciale inclinazione, non pre-
senta più tracce di iscrizione.

Interessante è l'ultima linea nella quale leggerei
xcà tip Mi[kv~\m' [àrjfiqi] oppure [raixeùf], espressione
che conferma l'ipotesi fatta che nell'iscrizione fosse
indicata anche la multa. Il Cavagh Dagh è appunto
nella zona montuosa fra Licia e Panfilia sulla quale
si estendeva la Milyas ; ma l'iscrizione è molto utile
perchè i confini precisi della Milyas si ignorano ed
essa può ora precisarli almeno in questa regione e
almeno per il II-III sec, epoca alla quale si può rife-
rire il sarcofago in questione. L'accenno ad un ra/xsìov
dei Milyai fa poi pensare che questi costituissero
un'unità politica, della quale finora non si aveva
notizia.

La menzione dei Milyai, introdotta con un xal in-
duce a credere che fosse preceduta dalla menzione
di altro ente politico, forse più ristretto, probabil-
mente la città in cui ci troviamo.

Poco più avanti, sempre a sinistra, due alte basi
a tecnica isodomica, sorgenti da un crepidoma a

gradini (fig. 3, 8). È un tipo architettonico ben noto
nella Licia. Si tratta di ostegni di sarcofagi, simili
a quelli eli Nanthos segnalati dal Benndorf (*).
I Licii collocano le loro tombe sulle vette, e, quando
manca l'altura naturale, la creano artificiale : è il
concetto che ha creato il sepolcro delle Nereidi e il
mausoleo di Alicarnasso. Le nostre due basi, pur se
di tipo licio, come tecnica sono sicuramente elleni-
stiche o anche posteriori. Non si può escludere che
in origine il sarcofago descritto prima fosse collocato
sopra una di esse.

Come si è visto, lungo la strada che dalla sella
conduce al santuario principale, prevalgono i monu-
menti di carattere sacro (tempio n. 5) oppure ono-
rario (basi n. 8, sarcofago e forse la costruzione n. 4).
Questa strada inoltre doveva essere la più impor-
tante della città, perchè ne collegava l'accesso prin-
cipale, se non unico, con il suo centro religioso-civile.
È probabile quindi che avesse uno speciale carattere
ufficiale, fosse cioè una vera e propria isqù óóóg.

3°. - Il santuario.

A nord, presso il margine superiore della conca
entro la quale si adagia la città del Cavagh Dagh,
proprio contro l'orlo di un immane precipizio che
strapiomba nella Gòinuk Boghazè, giace il complesso
di rovine più grandioso e più suggestivo del luogo
(fig. 3,9; fig. 7).

A chi sale l'erto cammino si presenta una muraglia
(tav. II), grandiosa per le proporzioni del suo lato
principale, che, alto m. 6, ha uno sviluppo di m. 24,
ma anche per la rozza tecnica megalitica con cui è
stata innalzata, che la fa quasi sembrare sorta per
forza naturale dalla compagine della roccia nativa.
Corona la muraglia un gruppo di poderose conifere
cui la furia dei venti ha dato un aspetto singo-
larmente gagliardo e selvaggio insieme. La vastità
dell'opera, il suo aspetto primitivo, il sito eccelso di
dove si domina tutta la città e un vasto giro di su-
perbe vette montane infondono, in chi arriva, uno
sbigottimento quasi religioso, rivelando che si è per
porre il piede nel cuore della città antica, nel suo san-
tuario principale.

(!) Benndorf-Niemann, op. cit. tavv. XXV-XXV1.

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