Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ESPLORAZIONI ARCHEOLOGICHE NELLA LICIA E NELLA PANFILIA

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Vediamo ora se non sia possibile di ricavare qualche
cosa dall'esame del tempio stesso. La cella è notevol-
mente grande (m. 15,50 per 9,30), tanto più se si con-
sidera il luogo alpestre e costretto fra le rocce, e quindi
non può aver servito solo come casa per la statua del
dio, ma anche per una parte almeno delle cerimonie
del culto. Dunque culto interno, raccolto, sottratto
all'occhio del pubblico dal duplico muro a porte : culto
misterioso penetrale mantice

Un secondo elemento è offerto dalla grotticella se-
gnalata quasi al centro della parete rocciosa di fondo.
Questa grotticella, costituita da una profonda spacca-
tura della quale è visibile solo l'estremità superiore,
data la buona conservazione della parete rocciosa non
può essersi formata per un accidente qualsiasi in epoca
recente, ma deve certo risalire al tempio originario.
Come si è detto, a giudicare dalla colossale conifera che
vi ha messo le radici e dall'eccezionale verzura che ne
copriva la bocca ancora sul finire di ottobre, nella grotta
vi deve essere umidità abbondante, forse anzi del-
l'acqua.

Un tempio costruito in territorio licio per racchiu-
dere una grotta con una fonte è cosa che facilmente si
può spiegare. Già il Treuber ha segnalato come il
culto principale dei Licii fosse quello di Apollo, soprat-
tutto come divinità mantica, e come i suoi oracoli
consistessero prevalentemente in fonti racchiuse entro
una grotta. Così era per l'oracolo di Apollo OvQÌ-tvg
presso Kyaneai (2), per quello di Apollo lovqiog
presso Myra (3) e per altro di Limyra (4). Un culto
delle fonti è ricordato ancora per Arycanda (5), per
Limyra (6), e per altre località indeterminate (7). Un
culto di Apollo dentro una grotta è finalmente segna-
lato per Sidyma (8).

Nel tempio del Cavagh Dagh abbiamo certo una
grotta, forse anche una fonte. Le proporzioni della cella

O 0. Treuber, Beitràge zur Geschichte der Lykier, Tu-
bingen 1886, pag. 23 segg.

(2) Pausania, VIT, 21, i-3.

(3) I testi citati da Treuber, op. cir. pag. 24.

(4) Plinio, N. E. 31, 22.

(5) C. I. CI. 4316 f, acid. p. 1151 = Wadd., n. 1323.

(6) Testimoniato dalle monete : Miormet, Lycie, n. 29.

(7) Treuber, op. cit. pag. 26 : fonte di Telephos, fonte
Tymena (Steph. Byz.), fonte Melite (Aut. Lib. 35), fonte Ixàqo
(St. Byz.) e finalmente la fonte ricordata da Seneca, Nat. quaest.
IH, 26, il

(8) Benndorf-Niemann, op. cit. iscr. n. 53.

ci dicono che manifestazioni importanti del culto do-
vevano avvenire entro la cella stessa, quale è appunto
il caso degli oracoli : è dunque giustificato il ritenere
che in questo tempio vi fosse proprio un oracolo e preci-
samente un oracolo di Apollo.

I numerosi monumenti votivi esistenti nel rs/isvog
del santuario ; la probabilità, come vedremo, di ricono-
scere, in una serie di piccoli edifici vicini, doi Orjdavqói
i quali implicano abbondanza e ricchezza di donaria,
sono elementi favorevoli all'identificazione del santua-
rio, come sede di oracolo. Esso sarebbe stato dedicato
al massimo nume dei Liei, Apollo, quale divinità man-
tica, così come un altro tempio, più piccolo, della città
stessa, che sarà descritco più avanti, era certo dedicato
allo stesso Apollo, quale divinità solare. Tale conclu-
sione, naturalmente, non urta con gli indizi di un culto
anellcnico ottenuti per altra via, perchè l'identifica-
zione del massimo nume dei Liei con l'Apollo greco,
consigliata da qualche caratteristica comune, si limita
al nome. La base a forma di roccia, ci me si è visto,
non osta a tale identificazione.

Questa P ipotesi più probabile : tuttavia non mi na-
scondo che vi sono buoni argomenti anche per soste-
nere che il tempio si riferisca al culto di Mitra.

La postura sulla vetta del monte, la grotticella, la
fonte, coincidono con il poco che sappiamo sulle origini
di quel culto : il sacrificare sulle vette dei monti proprio
dei persiani f1», l'antro fiorito e irriguo dedicato daZo-
roastro a Mitra sulle montagne della Persia (s). L'ele-
mento decisivo potrebbe essere fornito dalla base a
forma di scoglio, studiata sopra, s ! riferibile a una
figura di Mitra che nasce dalla roccia.

Peraltro il tempio, così come si offre all'esame super-
ficiale, non mostra nessuno degli elementi tipici dei mi-
trei d'epoca romana. Naturalmente questo del Cavagh
Dagh potrebbe risalire a un'epoca in cui il tipo cano-
nico del mitrai costruito era ancora di là da venire e
ciò basterebbe a spiegare le forti dissomiglianze, ma
d'altra parte in questo modo ci sfugge la prova deci-
siva per dimostrare che il tempio del Cavagh Dagh
sia un mitreo.

Se uno scavo porterà elementi decisivi per l'attri-

(') Herod. I, 131.

(2) Porfirio in Fr. Cumont, Textes et monumenta fìgurés
relatifs auxmystères de Mithra, II, pag. 40, fr. a; e in genere .
quanto dice il Curnont, op. cit. 1, pag. 55 segg.
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