Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 29.1923

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ESPLORAZIONI ARCHEOLOGICHE NELLA LICIA E NELLA PANFILIA

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dunque l'ingresso da valle, l'accesso per chi proveniva
dalla parte bassa della città.

Malgrado questi due diversi ingressi, colpisce il ca-
rattere chiuse dell'edificio : per natura, quasi inacces-
sibile ad est, chiuso a nord dal corpo principale, ad ovest
e a sud da mura in parte intagliate nella roccia, in parte
costruite, con i due ingressi, malgrado la loro relativa
grandiosità, forniti di porte piuttosto piccole e quindi
solide e di facile chiusura.

.Nella tav. V, a, che offre una veduta del piazzale
invaso dalla vegetazione, si scorge in alto a sinistra la
parte superiore del muro di ìondo dei tre ambienti
principali ; nel centro parte del muro anteriore degli
stessi, con una delle porte ; fra i due muri, verso si-
nistra, è la grande frana che copre e quasi nasconde
ogni cosa ; in basso a sinistra si vedono tre tamburi
di colonna.

La tav. V, h mostra l'angolo formato dallo sperone
occidentale che serve di base alla gradinata e il muro di
sostegno esterno del portico occidentale. In questo, al-
l'estremità destra, si v ede il vano di una porta. La foto-
grafia mostra chiaramente anche la tecnica della costru-
zione. Chi osserv a la pianta di questo complesso archi-
tettonico (fig. 35) e si domanda quale ne fosse la
destinazione, pensa anzitutto ad un mercato. L'ampio
spianato (unico in tutto il campo di rovine), il por-
tico, i monumenti onorarli, gli ambienti periferici (nei
quali si potrebbero riconoscere tribunali, sale di riu-
nione, magazzini), tutto conviene in apparenza al tipo
del mercato ellenistico, pur nella forte asimmetria del-
l' insieme, che potrebbe essere imputata alla rozzezza
del sito montano e al gusto locale. Ma un mercato
non può essere : ho detto che per lo meno il centralo
dei tre grandi ambienti di fondo comprende una grotta
naturale che lo invade quasi per metà. Questo par-
ticolare importa una destinazione non comune del-
l'edificio e precisamente una destinazione religiosa.
Anche il carattere chiuso del complesso, sopra rile-
vato, nega la possibilità di un mercato e fa pensare
piuttosto ad un tempio. Se si tratta di un tempio, la
presenza del portico e quella di una fonte, che ora non
vi è più, ma è tradita dal lungo canale di scolo, fa pensare
ad un asclepieion. Peraltro il culto di Asclepios non è
ricordato in queste regioni, nè il luogo sembra adatto.
I templi-sanatorio de1 dio medico sorgono sempre in
luoghi ben soleggiati, ben riparati e perfettamente

asciutti; mentre, per quanto ho potuto constatare, al-
meno d'autunno, Furungiuk è sito spesso avvolto dalle
nebbie, piovoso e quindi estremamente umido. Per-
ciò escluderei la possibilità che ci troviamo davanti ad
un asclejiieion.

La luce ci può forse venire dal considerare quale è

0 quale può essere questa città.

Sulle pendici del monte Solima, dominante la re-
gione dove la tradizione e la storia segnalavano gli ul-
timi resti degli antichissimi Solimi, che noi abbiamo
trovati effettivamente ricordati ancora in epoca molto
tarda sui sarcofagi di Baarsòk, essa non può essere
che la metropoli dei Solimi, anche se non siamo auto-
rizzati a darle senz'altro il nome di Solima (1).

Ora noi conosciamo il più caratteristico culto dei
Solimi, quello dei Vsoì dxlrjuoi (2). Erano, questi, tre
principi leggendari dei Solimi ('ÀQ0aì.oc, Jqvog, Tqo-
(Tmfiiog), che, uccisi da Cronos, erano assunti a rango di
semidei, spiriti inesorabili, ai quali si imprecava in
cerimonie pubbliche e individuali (3).

La figura divina di questi tfeoì Gxkì^oì e le carat-
teristiche del loro culto sono integrate da quanto
sappiamo di altre divinità della Licia, che, se non pos-
sono identificarsi con i &tol (Jxlr^oì dei Solimi, sono
tuttavia manifestazioni parallele di uno stesso pen-
siero religioso e della stessa pratica rituale. I &toì
'Àygioi del territorio del Cragos (Tloos, Xanthos, Pina-
ros e Cragos) erano titani, essi pure eroi locali, che,
una volta morti, erano assurti a onori divini ed erano
venerati nelle grotte (*) Identici o analoghi sono i
&tol 'Ayosìg o 'AygÓTfQoi della città di Lydai nella
Licia (■"'), i &toì 'AyQsTg di Anazarba nella Cilicia (6),

1 Titani venerati a Tarsos (pure nella Cilicia) e a Biblos
e a Beritos nella Fenicia, dei quali si diceva : 'Eneró-
Tjffctv òè ovtoi ccvXàg TtqoGutJéiai ring olxoig xcà
nsQljìólaia xcà (Snì'jlctict (').

(1) TI termine aoXvfifjvog attestato dalle iscrizioni Ite 12,
diverso dall'etnico aóXvfing della tradizioni1. 6 forse la prova
della esistenza di una città di nome 2'óXvfta. dr. St. Byz., s. v.

(2) Quanto si sa su di essi è riassunto dal HoEer in Roschefs
Lcxikon, V, col. 620 segg. (1919).

(») Plut.. de def. or. 21, pag. 421 d, c.

(*) 'Ef r-:vtM Sé rpauif ol nuXaioì rffi Kgày<j> Semi* 'Ayouov
ìirtod sìvat: Eusr. ad Dionys. Per. 847.
(5) Hiifer, loc. cit. col. 618.
(«) Ibid. eoi. 619.

(') Philon di Biblos, Phoin. hist, = F. H. G. IH, 566, fragni.
2 o 9.
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