Real Museo Borbonico — 11.1835

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YOL. XI. TAV. XXXYI.

Ganimede. — Pittura di Pompei.

Furono discordi gli antichi nel tessere la ge-
nealogia e la storia di Ganimede. Taluni lo vol-
lero figliuolo di Troe e Callirroe, e fratello d'Ilo
e di Assaraco (1). Altri gli diedero per padre
Erittonio (2), altri eziandio lo stesso Ilo (3). Chi
lo disse rapito da' numi (4) per la sua bellezza
sul monte Ida (5), o in un sito del promontorio
dardanio chiamato arpagia (6) ; chi per le sue

(1) Apollodoro, II, 12, 2. Tzetze a Licofrone vers. 1232. '

(2) Igino, Fav. 124, e 271.

(3) Cicerone, Tu se. I, 26.

(4) Omero 11. Y V. 232. Kai utrùsos raw/M|J>iS

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E a Dio paragonali! Ganimede,
Che fu il più bel degli uomini mortali.
Che lo rapir gl' Iddii perchè egli fusse
Coppiero a Giove per la sua beliate
Perchè egli fusse su tra gi immortali.

(5) Virgilio, Aeneid. V, 252.
(G) Strabene L. XIII, pog. 587.



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