NOTA BIBLIOGRAFICA
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NOTA BIBLIOGRAFICA
Un’ultima parola sulla lettera di Psenosiris.
Nel fascicolo antecedente del N. B. (p. 15-25) riportai, com-
battendole, le varie spiegazioni date dal Deissmann e dallo Har-
nack al vocabolo -oki-iv/n nella lettera, ornai celebre, del pre-
sbitero Psenosiris al presbitero Apollo. Di combatterle non ebbi
torto ; ma ora una nota di G. Lumbroso, edita nei Rendiconti
della R. Acc. dei Lìncei, 1902, p. 586, m’ insegna che la spie-
gazione proposta e difesa da me non era punto migliore delle
altre. Il Lumbroso, che del resto mostra ignorare quanto si è
scritto e discusso intorno al passo della lettera di Psenosiris,
osserva come in un papiro dell’anno 127 d. C. (Oxyr. 32, col. 3,
linn. 2 e 10) i tcoTatr/.oi vengono opposti ai vop.ccot, i quali ultimi
sono altresi chiamati ot x~o ttR Aìyutctou. Egli ricorda inoltre
come Sozomeno (AT. e. 2, 14), parlando dei due Macarii, dice
ó p.èv AtyuTTTto; * ó cìè ttoaitcaÓ;, co: xct'o; còvopG^s-o ; viv yxp
voi yévst ’AXs;avrip£u;. Da questo luogo risulta che -oÀtTtxó; in
Egitto significava specialmente cittadino d’Alessandria, come
xgtó; nell’Attica valeva quanto cittadino di Atene. Nè fa me-
raviglia; perchè in realtà, come per gli Attici Ykgtu per anto-
nomasia era Atene, come Yuris per i Romani era Roma, cosi
la -67t; per i Greci di Egitto era Alessandria (v. Eustath.
pp. 239, 13; 349 37; 1383, 5; 1650, 42; Macc. 3, 4, 11, 12;
5, 24). La ignota cristiana, a cui la franca professione della sua
fede — ai tempi di Diocleziano o prima — costò la dura con-
danna all’esilio, era dunque una cittadina di Alessandria (-q)a-
Tt.X.7)).
Roma, 4 marzo 1903.
P. Franchi de’Cavalieri.
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NOTA BIBLIOGRAFICA
Un’ultima parola sulla lettera di Psenosiris.
Nel fascicolo antecedente del N. B. (p. 15-25) riportai, com-
battendole, le varie spiegazioni date dal Deissmann e dallo Har-
nack al vocabolo -oki-iv/n nella lettera, ornai celebre, del pre-
sbitero Psenosiris al presbitero Apollo. Di combatterle non ebbi
torto ; ma ora una nota di G. Lumbroso, edita nei Rendiconti
della R. Acc. dei Lìncei, 1902, p. 586, m’ insegna che la spie-
gazione proposta e difesa da me non era punto migliore delle
altre. Il Lumbroso, che del resto mostra ignorare quanto si è
scritto e discusso intorno al passo della lettera di Psenosiris,
osserva come in un papiro dell’anno 127 d. C. (Oxyr. 32, col. 3,
linn. 2 e 10) i tcoTatr/.oi vengono opposti ai vop.ccot, i quali ultimi
sono altresi chiamati ot x~o ttR Aìyutctou. Egli ricorda inoltre
come Sozomeno (AT. e. 2, 14), parlando dei due Macarii, dice
ó p.èv AtyuTTTto; * ó cìè ttoaitcaÓ;, co: xct'o; còvopG^s-o ; viv yxp
voi yévst ’AXs;avrip£u;. Da questo luogo risulta che -oÀtTtxó; in
Egitto significava specialmente cittadino d’Alessandria, come
xgtó; nell’Attica valeva quanto cittadino di Atene. Nè fa me-
raviglia; perchè in realtà, come per gli Attici Ykgtu per anto-
nomasia era Atene, come Yuris per i Romani era Roma, cosi
la -67t; per i Greci di Egitto era Alessandria (v. Eustath.
pp. 239, 13; 349 37; 1383, 5; 1650, 42; Macc. 3, 4, 11, 12;
5, 24). La ignota cristiana, a cui la franca professione della sua
fede — ai tempi di Diocleziano o prima — costò la dura con-
danna all’esilio, era dunque una cittadina di Alessandria (-q)a-
Tt.X.7)).
Roma, 4 marzo 1903.
P. Franchi de’Cavalieri.


