DellaVolpaia, Eufrosino; Ashby, Thomas [Hrsg.]
Le piante maggiori di Roma dei sec. XVI e XVII: riprodotte in fototipia (Appendice 2): La campagna romana al tempo di Paolo III: mappa della campagna romana del 1547 di Eufrosino della Volpaia ; riprod. dall'unico esemplare esistente nella Biblioteca Vaticana — Roma, 1914

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III. - Indice e illustrazione delle leggende della nostra carta

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Doveva essere vicino al segnale Acquasona nella tenuta
di Mazzalupo sulla carta dell'I. G. M.: ora però non si
vedono che mattoni sparsi per terra.

Credo che vi sia stato un fondo appartenente alla chiesa
di S. Apollinare in Roma, che non ho potuto rintracciare,
d. Valle Cauallata.

È l’odierno fosso della Polledrara.
d. Muccia fore.

La torre occupa il posto del Casalotto ad E. del Casale
della Porcareccina, il quale però è del secolo xvii.

Il nome non si può spiegare.

F. Galera.

Prima di passare il ponte a sinistra vi è indicata una
cappelletta, e dopo il ponte a destra una casa: ambedue
sono ora sparite,
s. Muratelle.

Anche questo edificio (che pare rovinato) è ora sparito ;
nè conosco nessuna tenuta della Muratella in questa regione,
s. S. Ruffina.

La sede vescovile di Silva Candida era nella chiesa delle
SS. Rufìna e Seconda, che si credeva fondata da Papa
Giulio I nel fondo di Boccea: fu restaurata diverse volte;
ma la sede fu finalmente unita a quella di Porto da Cal-
listo II (K. P. II, 24: T. I, 135, IX, 487). La chiesa si tro-
vava al miglio 8° da Roma ; rimase sempre al posto antico
e, come indica la nostra carta, si ergeva sul lato S. della
strada, ove la pone ancora il Cat. A. (II, 16): ne riman-
gono traccio insignificanti, ma ora è stata sostituita da una
cappella moderna sul lato opposto della strada.

Fra le memorie più recenti notiamo che nel 1472 (26 Ott.)
Giovanni Battista Golini vendette all’ospedale di S. Spirito
la metà del Casale e della torre di S. Rufina (ASP. t. V,
n. 57 ap. A. P. I, 62).

L’ospedale vendette la tenuta nel 1527 (N. A. II, 44) e
nel 1539 (22 Die.) Faustina Zancolini lasciò la metà del
Casale (l’altra metà essendo dei Massimi) alle Compagnie
del Salvatore e dell’Annunziata (ASS. Alessandro Panconi
not. in fine libri rubri ap. J. I, 53, II, i, 37 A: D. C.):
v. pure Cat. A. Ili, 23.

Fu ancora dell’ospedale Lateranense al tempo del Nibby.
d. Lancia faua.

È ora un quarto della tenuta di Porcareccina a N. 0.
del Casale, al quale rimane ancora il nome. La torre deve
occupare il posto dell’attuale Casale di Porcareccina.
d. Valle Santa,
d. Valle Palomba.

Il nome di Valle Santa è stato trasferito alla valle che
entra in quella del Fosso di Prato Rotondo ad 0. del
Casale della Porcareccina, mentre questa era chiamata
Valle Palomba all’epoca della nostra carta, ed il nome di
Valle Santa invece apparteneva alla valle principale, chia-
mata ora di Prato Rotondo,
d. Bucceia.

Questo castello segnò il punto principale del fondo di
Buxus o Boccea, nella quale fu situata la chiesa delle
SS. Rufina e Seconda (v. S. Ruffina). Il nome s’incontra

già nella bolla di Leone IV (854, 10 Ag.) per il monastero
di S. Martino in Roma (ABV. 2) che annovera fra i pos-
sedimenti donati ad esso fundurn unum in integro qui
vocatur Buccege cum Ecclesia Sanctorum martirum Marii
et Marthae filiorumque eius.

Fu sempre della basilica Vaticana fino ai tempi moderni
(Cat. A. Ili, 2: N. A. Il, 323; v. T. IX, 487).

s. Pauoli.

Nella citata bolla di Leone IV figura pure il fundus
Pauli come pura la valle de Paulo in quella di Leone IX
(ABV. 17: T. IX, 485).

Nel 1491 fu donato all’ospedale di S. Spirito insieme
con la Porcareccia (v. Porcherecchio, N. M. I, 69) al
quale tuttora appartiene.

L’edifizio occupa il sito del Casale odierno della Paola.

s. Cecanibio.

Il casale di Cecanibio ancora esiste: sta sulla sponda E.
dell’Arrone un poco a monte di Testa di Lepre di sotto.

Fu un quarto della tenuta della Bottaccia (N. M. 1, 73),
ma ora appartiene a Castel di Guido (T. IX, 492).

s. S. A n t (o n i) o.

La chiesa di S. Antonio esiste ancora al Casale di Testa
di Lepre di sotto, ed il nome rimane a due colline a N.
del Casale, sulla sponda destra dell’Arrone (S. Antonio di
sotto e di sopra).

s. Testa lepre.

Nel 1192 (4 Genn.) Celestino III confermò a S. Maria Mag-
giore tutti i suoi beni, fra i quali ad Testoni Leporis quattuor
maiesicaturas (maggesi) terre cum finibus suis (ASM. 22).

Nell’elenco del consumo di sale del secolo xv « Testale-
poris » figura per 10 rabbia (T. IX, 496: v. P. S. P. XX
(1897) 352) cosicché era un centro abbastanza popolato. Fece
parte secondo il T. del patrimonio di S. Pietro in Vaticano.

Nel 1453 (23 Marzo) Francesco Orsini, prefetto di Roma,
vendette Castrum dirutum et 1 està lepre a Pandolfo An-
guillara (A. Cap. Gregorio di Niccolo di Segni ap. J. M.
892) che sono nominati fra i suoi beni nel testamento che
fece nel 1471, 9 Giugno (A. Cap. M. Oleario, 72: D. C.).
V. sopra, p. 57).

Nel 1535 fu ancora degli Anguillara, i quali lo affitta-
rono (23 Die.) agli eredi di Vincenzo Giustiniani Iannen-
sibus (di Ienne?) mercanti a Roma (A. Cap. Giambattista
de Monte not. ap. N. C. 20).

Ne vendettero però 400 rabbia nel 1562 (10 Aprile) a
Cristoforo Cenci (A. Cap. C. Saccoccia, 229 ap. J. C. 1082)
ed il rimanente nel 1587 (4 Febbr.) ad Orazio Ruccellai,
cioè 464 s/4 rabbia per 71,227 scudi e 59 baiocchi (A. Cap.
P. Campana, 52 ap. J. O. 88, N. C. 40).

Nel Cat. A. (Ili, 27, 28) è divisa in Testa di Lepre di
sopra e di sotto, come oggidì, ambedue le parti essendo
di Camillo Parafili, ed ancora appartiene alla famiglia dei
Doria Pamphili.

s. Ciuitella.

Nel 1346 (5 Dicembre) Costanza, vedova di Pandolfo di
Andrea de Normandis, vendette i Castelli di Ceri, Castrum
Novum Castri Campanilis, 1 Loterno e Civitella (A. Cap.

1 Vedi pure ABV. capa LXX1II, fase. GLXIV ap. D. C. in B. A. 1906, 58, 65; 1908, 276.
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