Ehrle, Franz [Editor]; Bufalini, Leonardo [Editor]; Bufalini, Leonardo [Ill.]
Le piante maggiori di Roma dei sec. XVI e XVII: riprodotte in fototipia (Band 1): Roma al tempo di Giulio III: la pianta di Roma di Leonardo Bufalini del 1551, riprodotta dall' esemplare esistente nella Biblioteca Vaticana — Roma, 1911

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Introduzione

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il fatto che Leonardo stesso si qualifica nel suo testamento con l’appellativo di falegname, poiché,
come opportunamente osservò l’Hulsen, 1 perfino Antonio da Sangallo, uno degli architetti della
Basilica Vaticana, nei registri della Fabbrica è chiamato comunemente faber tignarius.

Del resto altro non sappiamo dell’autore della nostra pianta. Il fino ed espressivo autoritratto,
stampato sul margine inferiore di essa, ci mostra un uomo al di sopra dei sessantanni colla testa
calva e la fronte alta e rugosa, il petto pieno e robusto. Dalla data stessa del testamento possiamo
con probabilità inferire che Leonardo morì poco dopo il 18 Luglio 1552; la nota del pagamento
dei 25 scudi al Pasqualuzzi 1 2 ci conferma che egli morì parecchio tempo prima del 2 Dicembre 1552,
e cioè poco più di un anno dopo che fu pubblicata la pianta, la quale doveva guadagnargli
come un’aureola d’immortalità, legando in certo modo il suo nome alla città che con ragione si
chiama eterna.

Ma dall’artista passiamo alla sua opera.

§ 3. Le diverse edizioni e copie della pianta. — Ho potuto confrontare tra loro tutte e
tre le copie della pianta, che fin ad oggi sono state rinvenute : la Barberiniana incompleta,3 quella
del Museo Britannico 4 e la Vaticana. Le due prime sono foderate di tela; la terza ha 'ancora i
fogli sciolti, come sono usciti dalla stamperia, però erano stati legati insieme in un volume coi
fogli similmente sciolti di altre piante di Roma e della Campagna Romana. Epperò ho fatto fare le
fotografie della copia Vaticana, essendo in essa i fogli non soltanto interi, ma finanche chiusi fra
linee nere e margini bianchi destinati a congiungere i fogli. Anzi ho voluto tener conservate
nella riproduzione anche queste linee nere, affinchè apparisca evidente lo stato qualche volta difet-
toso delle leggende stampate nelle estremità dei fogli e non possa, nel caso di un difetto, rimanere
il dubbio, che un taglio imprudente di forbici ne sia stata la causa.

Tutte e tre queste copie non sono di quelle tirate da Leonardo nel 1551, ma appartengono
ad una edizione posteriore, fatta probabilmente nel 1560 a cura di Antonio Trevisi. Ma questo
fatto non può in alcun modo mettere in dubio l’esistenza dell’edizione del 1551. L’attesta prima
di tutto Leonardo stesso, dicendo nel margine inferiore della pianta, che essa fu: edita per magi-
strum Leonardum \ die XXVI mensis maii | anno Domini MDLI. - Inoltre nella prefazione alla
pianta stampata nell’angolo sinistro del margine inferiore si dice: Tanti vero benefica [cioè di
questa bella pianta] primum post Deum auctorem censebis lutilim III (1550-1555) Pontificem
Maximum, qui clini immensa liberalitate sua nihil fere sibi praeter imam vrbem reliquisset,
hanc quoque uniuerso orbi communem fieri uoluit. Dunque la pianta fu realmente pubblicata
nel 1551, altrimenti queste parole sarebbero per lo meno strane. - Del resto 1’esistenza della prima
edizione della nostra pianta è anche affermata nel testamento del Bufalini. Ivi egli ordina gli ultimi
pagamenti dovuti al Biado per la stampa della pianta e per la carta adoperata. - Finalmente
nella nota di pagamento dei 25 scudi 5 si parla delle copie stampate della pianta date dalla vedova
di Leonardo al Pasqualuzzi per accontentarlo nei suoi diritti. Quindi non vedo come 1’esistenza
di questa prima edizione del 1551 possa essere messa in dubbio.

Ancor più manifesta è l’esistenza di una posteriore edizione, probabilmente seconda, del 1560,
rimanendone tuttora tre copie a nostra disposizione. Tutte e tre queste copie contengono prefazioni

1 L. c.j p. 385, nota.

2 V. qui sopra p. 16.

3 In essa oltre le quattre striscie della margine de-
stra mancano i fogli A (Vaticano), M (Pincio), P (Laterano,
T (S. Bibiana); cf. qui sotto p. 29.

4 Nell’Istituto Archeol. Germanico di Roma si trova

una fotografia della pianta intera, nella grandezza dell’ ori-
ginale, presa dalla copia Barberiniana, e dai quattro fogli
e dalle quattro strisce della copia del Museo Britannico
mancanti in quella.

5 V. qui sopra p. 16.
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