Schlosser, Julius von ; Rossi, Filippo [Transl.]
La letteratura artistica — Florenz, 1964

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LIBRO I - IL MEDIO EVO

gli scritti di Apelle o di Eufranore. Ma la critica filologica più re-
cente ha potuto ricostruire con grande acutezza i più importanti
modelli di Plinio, come Senocrate e Pasitele, i cui scritti su argo-
menti tecnici erano giunti a conclusioni storielle e estetico-critiche,
pur appartenendo ambedue alla tarda età ellenica di esplicita rifles-
sione. C'erano certo libri che, come le opere del Ghiberti e del Va-
sari, eran nati da una assidua pratica dell'arte, nel cui ambiente vi-
vevano questi autori-artisti. Ma di questo genere di letteratura ci è
conservato un solo lavoro tardo e indiretto, che tramanda ai posteri
le conoscenze dell'antichità in un campo importante e ne ha tratto
una fama sproporzionata : i dieci libri del De architectura di Vitruvio.
Ancor vivi, o piuttosto redivivi, nell'età carolingia, sebbene in realtà
rimaneggiati, come si rileva da una memorabile lettera di Eginardo,
essi tramandano al Medio Evo più tardo i fondamenti estetico-tecnici
dell'antichità; se ne trovan le tracce negli scrittori scolastici, e in
Italia nel Cennini. Nel '400, quando Poggio ne ebbe novamente sco-
perto il manoscritto a San Gallo, L. B. Alberti si propose ad esem-
pio Vitruvio, se ne servi Lorenzo Ghiberti e in certo qual modo lo
tradusse per primo. L'edifa'o princeps è uno degli incunabuli quat-
trocenteschi, la più antica traduzione stampata del Cesariano è del
1521 ; ma solo per i teorici del '500 assume il valore di una vera e
propria Bibbia dell'architettura.

Accanto a questa letteratura prodotta da artisti, che oltre ai
suoi fini tecnici ed estetici mostra, sotto l'influsso del senso storico
innato nei Greci, ima notevole tendenza alla costruzione storica, oc-
corre parlare di un altro numeroso gruppo di scritti, che considerano
l'argomento dal punto di vista dell'impressione e derivano da ambienti
profani, dal pubblico degli amatori e degli osservatori. Il più antico
rappresentante a noi noto ne sembra quel Duride di Samo, vissuto nel
iv secolo a. G., di cui ci parla il testo pliniano. Se quegli artisti teo-
rizzanti tendevano già a un'unione pragmatica delle forme artistiche,
ossia a quella che per noi è oggi divenuta « storia dell'arte », si an-
nunzia qui invece un vivace interesse per il particolare, la storia degli
artisti, non certo nel senso stilistico inferiore, ma in quello esteriore,
biografico-aneddotico. Là soprattutto dove si è sviluppata una vita
artistica ricca e personale, come più tardi a Firenze o nei Paesi Bassi,
appare questa inclinazione del pubblico a impadronirsi intimamente
della vita e delle creazioni dei suoi eroi, per mezzo di aneddoti che
di solito hanno un valore puramente esteriore, ma non di rado pe-
netrano anche più addentro fino a divenire ciò che il Burckhardt già
chiamò la historia altera. C'è un buon resto di inestirpabile senso
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