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( i92 )

Sommo-Scapo......»

Intercolunnio......»

Altezza de' 3 gradini. ...»
Altezza della colonna col capitello »

Fronte dell'abaco.....j»

Suo sporto.......»

Altezza dell'architrave ...»

Altezza del fregio,

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(2|) Diod. lib. V, e. 3.

(25) Pindar. Pyth. II.

(26) Schol. Theocrit. in Idyll. praef. Ste-
sicoro d'Iraera aveva composta un'ode in onore
di Dafni, e Teocrito ne fece l'elogio.

(27) Schol. Pindar. Pyth. II.

(28) Cicer. in Verr. lib. IV, e. 53.

(29) Torremuzza, Sic. Vei. Num. tav. CI,
i3, i4, J5.

(30) In Parulae Numm. Sic. tav. CLIII.—
Ved. Diod. lib. XIX, e. 104.

(3i) Schol. Theocrit. in proem. e Mirabella,
le antiche Siracusa tav. I, n.° 18.—Diomede
lib. UT, e. 2, e Burmanno ad JVumism. Sic.
tav. IV, p. 327.

(32) Vedi il voi. Il di quest'opera tav. XXI.

(33) Vedi il voi. II di quest'opera tav. XII.
(3|) Id. tav. IX e XIV.

(35) Vitruv. lib. IV, e. 1, tav. XI.

(36) Vitruv. I. e. tav. XII e XIII.

(37) Vitruv. I. e. tav. XII.

(38) Aniiq. of Jonia part. I, e. 2.

(3g) Diod. XVI, e. 83.

(4o) Thucyd. lib. VII, e. 86.—Diod. lib.
XIII, e. 19. — Plutarc. in Nic pag. 54a.

(40 Cosi ne pensa M.r Quatremcre-de-Quincy
(Dici. d'Arch. V. Calacombes pag. 548). E

noi aggiungeremo che nuovo argomento della
loro ampiezza ci apprestano le catacombe di s.
Maria di Gesù, e di s. Lucia, tutte situate nel-
l'ambito che occupava Acradina, le quali per
l'unanime consenso de' nostri scrittori, e dirò
pure per la loro conformazione, sembra che ap-
partenessero alle catacombe di s. Giovanni.

Ne qui lascerem di notare, che le nostre ca-
tacombe per l'esattezza onde se ne vede con-
dotto il travaglio, e per l'ampiezza delle galle-
rie, superano di molto quelle di Roma e di
Napoli.

(42) Kephalidcs (Reìse durch ItaKen und Si-
cilicn, 2 Th., K. III), inclina alla medesima
opinione. M.r Quatremcre-de-Quincy 1. e. osser-
va poi che questi sotterranei furon sin dalla loro
origine scavati ad uso di sepolcreti, lo che sem-
bra a noi dimostrato dalla regolarità delle stra-
de, dalla difficoltà di uscire le pietre per que-
gli andi-rivieni di gallerie, e finalmente per la
diversità delle forme che osservansi fra queste
e le altre latomie di Siracusa, che servivano
indubitatamente a lapidicine.

(43) Torremuzza Vei. Jnseript. class. XVII,
n. 70 et seg., class. XVIII, n. 33 et seg. —
Gualtcrio , Aniiq. Tao. n.° 102._—Capodieci
Ani. Monum. di Siracusa illusi, toni. I, pag.
260.

(44) Abbiamo da Vitruvio (lib. V,

che

in Roma e nelle città d'Italia i giuochi gladia-
tori si eseguivan ne' Fori, che perciò appunto
costruivansi più spaziosi. Difatti il primo giuoco
di gladiatori esibito in Roma l'anno 567, es-
sendo consoli Appio Claudio e Marco Fulvio ,
fu dato nel Foro Boario (Val. Mass. lib. II, e.
5.—Lips. Epist. lib. XVI).

Allorché s'introdussero gli spettacoli delle fie-
re, si volle un luogo chiuso e più sicuro, e quin-
di si ricorse a' Circhi, come abbiamo da Livio
(Decad. Ili, lib. IX, e. 22), da Plinio (//. N.
lib. Y1II, e. 19), da Dione (lib. XXXIX e
XLIII), e da Svetonio (in Caesar. e. 39), che
descrivon le magnifiche caccio di fiere esibite
da M. Fulvio, e da M. Scauro nel tempo della
loro edilità; da Pompeo per la inaugurazione
del suo teatro, e da Cesare per celebrare i suoi
trionfi. E Cicerone (de Legìb. lib. Il, e. i5)
afferma che al suo tempo i pubblici spetta-
coli cscguivansi unicamente nel Teatro e nel
Circo.
 
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