( i98)
riferisce che l'abate Chop'i, sospettava che que-
sta grotta, situata dietro la cavea dell'antico
teatro, fosse 6tata appositamente costrutta, onde
accrescere, secondo le regole vitruviane, con
l'artificio della sua forma la sonorità del teatro.
La quale opinione rinnovossi alla mente di ta-
luni allorquando nel 1839 si discopri il canale
interno che comunica alla celletta quadrata di
che più sopra femmo parola.
(118) Thucyd. lib. VI, e. 96 e 97—VII, e
2 e 3, e e. 4-2 e 45.
(119) Diod. lib. XX, e. 3i.
(120) Liv. Dccad. Ili, lib. V, e. 25.
(121) I Greci formavano le mura delle città
secondo l'opportunità del terreno, e così si os-
serva nella parte più antica di Atene, in Mi-
cene, in Tirinto, ed in ogni altra città della
Grecia, della Sicilia, della Magna Grecia, del-
l'Asia ce. Ved. Dodwell, Views and. Desoripl.
of Cyclopian or Pelasgic remains e/e.— Ca-
nina Arch. Greca, part. II, cap. I, pag. 7 e
(122) Strabone (lib. V) descrivendo la fortezza
delle mura di Prenestc, osserva che ivi oltre le
solite fortificazioni vi erano fosse occulte cavate
da ogni parte sino al piano, tanto per attinger
l'acqua, come per potere, uscendo nascostamen-
te, assalire i nemici, le quali vie erano scavate
nella rupe.
(i23) Diod. XIV, e. 62.
(124) Liv. Decad. Ili, lib. IV, e. 33.
(i25) Diod. in Excerpt. ex lib. IV, ad X,
5 LI.
(126) Ciccr. De Nat. Deorum lib. Ili , 34.
— iElian. lib. I , e. 2. — Valerio Massimo
(De Neglccl. Relig. lib. I), riferendo il me-
desimo fatto , lo attribuisce a Gerone , ed il
Quatremere-de-Quincy {Jupyl. Olym. pag. 254)
procura di concordare questa contradizione, sup-
ponendo che il mantello in questione, benché
fatto col tributo pagato da' Cartaginesi, per la
morte di Gelone, che avvenne due anni dopo la
battaglia d'Imera, sia stato eseguito dal di lui
successore Gerone. A noi però sembra più sem-
plice di credere che il testo di Valerio Massimo
sia viziato, e che in vece di Hieron debba leg-
gersi Gelon. Però non possiam qui tacere un
errore di Cicerone il quale suppone che questo
mantello esistesse nel tempio di Giove Olimpi-
co nel Peloponneso: » Cam (Dionysius) ad Pe-
loponnesum classem appulisset, el ad Fanum
venissct Jovis Olymp'i, aureum ei delraxil
amicu/um, grandi pondere, quo Jovem orna-
rat, ex manubiis Carihuginensium lyrannus
Gelo )) giacche oltre delle autorità di Eliano ,
e di Valerio Massimo che attribuiscono un tal
fatto al Giove Olimpico di Siracusa, essendo a
tutti manifesto che il simulacro di Olimpia era
stato eseguito da Fidia il quale visse un secolo
e mezzo dopo Gelone, ne consegue apertamente
ch'ei non poteva essere stato coperto del man-
tello donato dal principe siracusano.
(127) Plutarc. in Nic.
NOTE
PER LA PARTE QUARTA
COLONIE DI SIRACUSA
(.) Thucyd. VI, e. 5—Stcph. Byz. V. E"yy«.
(2) Thucyd. 1. e.
(3) Thucyd. I. e.
(4) Sfephan. Byz. V. TaX«pt«.
(5) Fazzellus Decad. II, lib. II, e. 1.
(6) Diod. lib. XIV, e. 4.
(7) Diod. lib. XIV, e. 78.
(8) Diod. lib. XVI, e. 73.
riferisce che l'abate Chop'i, sospettava che que-
sta grotta, situata dietro la cavea dell'antico
teatro, fosse 6tata appositamente costrutta, onde
accrescere, secondo le regole vitruviane, con
l'artificio della sua forma la sonorità del teatro.
La quale opinione rinnovossi alla mente di ta-
luni allorquando nel 1839 si discopri il canale
interno che comunica alla celletta quadrata di
che più sopra femmo parola.
(118) Thucyd. lib. VI, e. 96 e 97—VII, e
2 e 3, e e. 4-2 e 45.
(119) Diod. lib. XX, e. 3i.
(120) Liv. Dccad. Ili, lib. V, e. 25.
(121) I Greci formavano le mura delle città
secondo l'opportunità del terreno, e così si os-
serva nella parte più antica di Atene, in Mi-
cene, in Tirinto, ed in ogni altra città della
Grecia, della Sicilia, della Magna Grecia, del-
l'Asia ce. Ved. Dodwell, Views and. Desoripl.
of Cyclopian or Pelasgic remains e/e.— Ca-
nina Arch. Greca, part. II, cap. I, pag. 7 e
(122) Strabone (lib. V) descrivendo la fortezza
delle mura di Prenestc, osserva che ivi oltre le
solite fortificazioni vi erano fosse occulte cavate
da ogni parte sino al piano, tanto per attinger
l'acqua, come per potere, uscendo nascostamen-
te, assalire i nemici, le quali vie erano scavate
nella rupe.
(i23) Diod. XIV, e. 62.
(124) Liv. Decad. Ili, lib. IV, e. 33.
(i25) Diod. in Excerpt. ex lib. IV, ad X,
5 LI.
(126) Ciccr. De Nat. Deorum lib. Ili , 34.
— iElian. lib. I , e. 2. — Valerio Massimo
(De Neglccl. Relig. lib. I), riferendo il me-
desimo fatto , lo attribuisce a Gerone , ed il
Quatremere-de-Quincy {Jupyl. Olym. pag. 254)
procura di concordare questa contradizione, sup-
ponendo che il mantello in questione, benché
fatto col tributo pagato da' Cartaginesi, per la
morte di Gelone, che avvenne due anni dopo la
battaglia d'Imera, sia stato eseguito dal di lui
successore Gerone. A noi però sembra più sem-
plice di credere che il testo di Valerio Massimo
sia viziato, e che in vece di Hieron debba leg-
gersi Gelon. Però non possiam qui tacere un
errore di Cicerone il quale suppone che questo
mantello esistesse nel tempio di Giove Olimpi-
co nel Peloponneso: » Cam (Dionysius) ad Pe-
loponnesum classem appulisset, el ad Fanum
venissct Jovis Olymp'i, aureum ei delraxil
amicu/um, grandi pondere, quo Jovem orna-
rat, ex manubiis Carihuginensium lyrannus
Gelo )) giacche oltre delle autorità di Eliano ,
e di Valerio Massimo che attribuiscono un tal
fatto al Giove Olimpico di Siracusa, essendo a
tutti manifesto che il simulacro di Olimpia era
stato eseguito da Fidia il quale visse un secolo
e mezzo dopo Gelone, ne consegue apertamente
ch'ei non poteva essere stato coperto del man-
tello donato dal principe siracusano.
(127) Plutarc. in Nic.
NOTE
PER LA PARTE QUARTA
COLONIE DI SIRACUSA
(.) Thucyd. VI, e. 5—Stcph. Byz. V. E"yy«.
(2) Thucyd. 1. e.
(3) Thucyd. I. e.
(4) Sfephan. Byz. V. TaX«pt«.
(5) Fazzellus Decad. II, lib. II, e. 1.
(6) Diod. lib. XIV, e. 4.
(7) Diod. lib. XIV, e. 78.
(8) Diod. lib. XVI, e. 73.



